Dopo 18 anni (e almeno 5mila morti americani nelle due guerre di Iraq e Afghanistan) negli Usa è caduto un tabù: quello che vietava a televisioni e giornali di pubblicare le immagini delle bare dei militari uccisi in un conflitto. Nei mesi scorsi il presidente Barack Obama aveva annunciato di voler cancellare quel divieto voluto da George Bush senior nel 1991 all’epoca della prima guerra del Golfo. Detto, fatto: ufficialmente dal 6 aprile quel tabù non esiste più. E così nella notte tra domenica e lunedì una quarantina di operatori dei media a stelle e strisce hanno potuto raccontare dalla base di Dover (nel Delaware) il “ritorno a casa” del sergente Phillip Myers, un aviere originario della Virginia ucciso il 4 aprile in Afghanistan. Secondo le nuove disposizioni, per poter mandare in onda o pubblicare le immagini sarà comunque necessaria l’autorizzazione dei familiari. Inoltre, i fotografi non potranno fare uso di flash o di luci che non siano quelle naturali.
La Rete fa bene a chi lavora
Consulti Internet per affari personali mentre sei in ufficio? La tua produttività è più alta del tuo collega che non lo fa. Così almeno la pensano alcuni ricercatori australiani. Stando a uno studio della University of Melbourne, gli impiegati che per rilassarsi si collegano di tanto in tanto a siti come YouTube o Facebook redono in media il 9 per cento in più. Secondo l’autore della ricerca, Brent Coker, dedicarsi a una moderata “workplace Internet leisure browsing” (consultare la Rete per svago sul posto di lavoro) aiuterebbe a mantenere alto il livello di concentrazione.
Egitto: giornalista “ostaggio” in patria
Le autorità egiziane hanno negato l’autorizzazione all’espatrio al caporedattore di un sito della Muslim Brotherhood (il movimento transnazionale musulmano che raccoglie alcuni partiti d’opposizione in vari paesi arabi e che è ben radicato proprio nella nazione nordafricana). La denuncia è stata fatta nel fine settimana dalla Arabic Network for Human Rights Information (ANHRI). Secondo il network arabo, Khaled Hamza, editor del sito in lingua inglese Ikhwanweb, sarebbe stato bloccato all’aeroporto del Cairo prima di imbarcarsi su un volo British Airways diretto a Londra. “Il divieto di viaggiare imposto a Khaled Hamza è arrivato senza una giustificazione legale. Si tratta di una decisione arbitraria presa dal ministero degli Interni”, hanno detto i portavoce della ANHRI.
- Giovedì 9 Aprile 2009
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