
Una mano tesa, l’altra chiusa nel pugno. Sulla questione nucleare, l’Iran sembra voler adottare un tattica fatta di parziali aperture alle richieste occidentali, ma anche di chiusure, volte a dimostrare la volontà di Teheran a proseguire nel suo programma atomico. Le ultime mosse di Mahmoud Ahmadinejad vanno in quella direzione. Solo l’altro giorno, il presidente iraniano aveva detto di essere disponibile a un dialogo diretto con gli Usa, se Barack Obama dimostrasse di essere “onesto” (sincero) nella sua politica della mano tesa nei confronti degli Ayatollah. Poi, però, in una intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, lo stesso Ahmadinejad aveva respinto l’invito del presidente statunitense a sospendere l’arricchimento dell’uranio. “Questa discussione è obsoleta: il tempo per farlo è scaduto”. Dopo questa affermazione - una doccia gelata per gli Usa, ma anche per l’Onu - durante le celebrazioni della “Giornata nazionale dell’energia atomica“, parlando da Isfahan, dove ha inaugurato il primo impianto di produzione di combustibile nucleare del paese (completando il suo ciclo per sua la fabbricazione), il presidente iraniano ha annunciato l’installazione di 7mila centrifughe nella centrale di arricchimento di Natanz.
Un piccolo, grande schiaffo agli sforzi diplomatici della Casa Bianca. Ammorbidito da nuove frasi concilianti sulla necessità di avviare dei colloqui, che - ha specificato il presidente iraniano - devono essere basati su di un rapporto di reciproco rispetto tra le parti. Secondo la sua versione, le precedenti trattative sul nucleare con le nazioni europee sono fallite “perchè insistevano sulla sospensione delle nostre attività pacifiche, cercavano di imporcelo” ha scandito Ahmadinejad. “Il dialogo deve essere basati sulla giustizia. Entrambe le parti devono essere trattati in modo uguale”.
Per ora gli Usa osservano l’andamento di questi segnali contrastanti. Di fatto, il presidente iraniano ha fatto una concessione, un’apertura a negoziati — anche diretti - con il “Grande Satana”. L’amministrazione Obama punta a quelli, per convincere gli ayatollah a mettere fine alla loro avventura nucleare. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato non vogliono farsi depistare da questa tattica altalenante degli iraniani. Vogliono, come succede nel poker, andare a “vedere”. Per questo, con una decisione che ha modificato radicalmente l’atteggiamento rispetto a quello tenuto dalla presidenza di George W. Bush, il Dipartimento di Stato ha annunciato che gli Stati Uniti prenderanno parte ai negoziati del gruppo 5 + 1, insieme a Gran Bretagna, Germania, Francia, Russia e Cina.
E’ la terza grande apertura in tre settimane da parte di Barack Obama, dopo il messaggio televisivo al popolo e ai dirigenti dell’Iran, in occasione del Capodanno sciita, e dopo l’incontro informale, ma importantissimo, all’Aia, tra l’inviato speciale statunitense Richard Holbrooke e un alto diplomatico iraniano. “Non c’è nulla di più importante che convincere l’Iran a fermare i suoi sforzi per ottenere l’arma atomica” - ha detto Hillary Clinton. L’obiettivo di ogni incontro - ha poi spiegato un alto funzionario americano - sarà quello di dissuadere gli interlocutori a non diventare uno “Stato Atomico”. Gli Stati Uniti sono convinti che la politica del disgelo porterà a dei frutti, o almeno, servirà ad aprire contraddizioni dentro il regime iraniano, alimentando le divisioni e le discussioni tra falchi e colombe, conservatori e riformatori.
Se ciò non servisse a raggiungere l’obiettivo, altre strade dovranno essere seguite, come l’inasprimento delle sanzioni. L’opzione militare da parte degli Usa, molto lontana, rimane comunque sul tavolo. Chi invece, potrebbe essere deciso ad attaccare, se l’atteggiamento degli ayatollah non dovesse mutare sono gli israeliani. I vertici delle forze armate statunitensi ne hanno parlato in recenti interviste. Secondo il Segretario alla Difesa Robert M. Gates ci sono tre anni di tempo per evitare un attacco militare di Israele contro l’Iran. Anche il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Usa, l’Ammiraglio Michael Mullen ha risposto a domande sul tema, ricordando che un blitz sarebbe devastante per gli interessi americani in Medioriente. Uscite queste che fanno intravvedere come l’amministrazione Obama intenda usare la minaccia di un possibile attacco israeliano come strumento di pressione su Teheran. Cosa risponderanno gli Ayatollah?
- Venerdì 10 Aprile 2009

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Commenti
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Il 12 Aprile 2009 alle 15:10 dido1 ha scritto:
I due poveri allocchi iraniani, Alì Khamenei ed il suo fido pasdaran Ahmadinejad stanno giocando con il fuoco…..si dice così quando uno non sa con chi ha a che fare.
Fanno la voce grossa per esaltare i poveri, e al tempo stesso pericolosissimi aninimi assassini dei loro adepti jahdisti, che vedono nelle loro false minacce una rivincita ai loro grossi ed insormontabili problemi di credenti mussulmani.
E’ nell’animo arabo e nelle loro tradizioni e costumi portare all’infinito trattative commerciali, politiche, di pace, e di guerra, per trarre il maggior vantaggio possibile, anche in questo caso dove la minaccia nucleare viene seminata a piene mani e al tempo stesso cammuffata da energia pulita e buona.
Poveri allocchi!
L’esempio di qualche mese fa in territorio siriano non è bastato a far capire ai due allocchi che non si scherza con il fuoco! (sapete chi è il fuoco, vero?)
Conoscendo bene gli arabi c’è da fare un’altra considerazione, e cioè quella che stanno barando spudoratamente, per il fatto che il “fuoco” ha già messo le mani avanti, e le tanto propagandate centrifughe altro non sono che rottami inservibili.
Poveri allocchi!
Il 12 Aprile 2009 alle 23:53 shift ha scritto:
Barack Obama una volta di più dimostra che è il peggior nemico degli USA.
Ormai anche i sassi sanno che gli iraniani giocano al “forse concedo ma mi sa di no”, fa parte della Taqyia, il sistema per ingannare gli infedeli sulle loro intenzioni.
Si limitano a prendere tempo per fare quello che vogliono senza concedere un bel niente.
L’illudersi e illudere gli occidentali, come fa Obama, di avere tutto il tempo del mondo per prendere dei provvedimenti non è vero per niente.
Gli iraniani forse già ce l’hanno l’atomica, altro che altri tre anni!
Gli israeliani hanno tutte le ragioni del mondo a progettare un attacco, visto che loro sono i primi a rischio.
L’Europa, però, invece di farsi dei sonni dovrebbe provvedere senza stare dietro all’ambiguo Obama, visto che dopo gli israeliani i secondi ad essere a rischio siamo noi occidentali.
Il pensare, poi, che gli iraniani non possano attaccare militarmente l’Europa o parte d’essa è semplicemente da poveri ingenui, visto che sicuramente non se lo sognano nemmeno.
Il sistema dei musulmani, quando non sono potenti come gli avversari, è semplicemente quello di rapidi colpi anonimi, difficilmente imputabili e con cui sollevare un bel polverone, facendosi passare per vittime di eventuali accuse e farsi aiutare da altre nazioni musulmane.
Di conseguenza manderanno in giro per il mondo qualche Kamikaze, loro o d’acquisto, visto che in Medio oriente non mancano, con atomica appresso. o spedibile in un secondo tempo a parte.
Sarebbe ora che qualcuno inizi a svegliarsi o ci faranno cadere dalle nuvole, altro che tre anni ancora!.
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