
Lui parla di giustizia a orologeria, di persecuzione politica, di caccia alle streghe, come negli Stati Uniti degli anni’50. Gli inquirenti non rispondono e vanno avanti nell’inchiesta. Gli hanno già dato appuntamento per i prossimi giorni, per un altro interrogatorio. Per torchiarlo, ancora qualche ora. Come hanno fatto nell’ultima occasione, quando, nonostante il suo ruolo, neo ministro degli esteri di Israele, Avigdor Lieberman, è stato sottoposto ad un fuoco di fila di domande durato sette, lunghissime ore. Gli agenti della squadra speciale anti-frode hanno aspettato soltanto un giorno, dopo il giuramento e l’insediamento del nuovo governo di Benyamin Netanyahu, prima di convocare nella loro sede centrale -con grande discrezione, tanto che nessuno sapeva dove fosse finito - il leader di Yisrael Beiteinu, la terza formazione della Knesset, come numero di deputati. L’interrogatorio era previsto da tempo, ha detto un portavoce della Polizia.
Sul capo di Avigdor Lieberman pende una possibile incriminazione per riciclaggio e corruzione, per i suoi intricati rapporti con uomini d’affari come l’austriaco Martin Schlaff e l’israeliano di origine russa Mikhail Chernoy. L’ipotesi, supportata da documenti arrivati nelle mani della polizia da Cipro e dalla Russia, tirati fuori a sorpresa durante l’ultimo faccia a faccia, è che l’astro nascente del firmamento politico israeliano, abbia usato in modo illegale soldi per la sue campagne elettorali. E per arricchirsi.
Ma il neo capo della diplomazia israeliana insiste: quella contro di lui è una operazione politica. “Questa inchiesta va avanti da 13 anni”, ha ricordato la sua portavoce, Irena Etinger, subito dopo l’incontro con la brigata anti frode. E snocciola, Lieberman, fatti che, dal suo punto di vista, non sarebbero coincidenze, ma prove della macchinazione ai suoi danni. Due settimane e mezza prima delle elezioni anticipate del 10 febbraio, che lo vedevano come grande favorito, la polizia fermò per interrogarle per diverse ore, sette persone , tra cui la figlia Michal, e l’avvocato del leader di Yisrael Beiteinu. Nel gennaio del 2008, poco dopo le sue dimissioni da ministro del governo Olmert, un altro dei passaggi fondamentali della vicenda politica dell’ex immigrato russo, le autorità giudiziarie convocarono ancora una volta la figlia per torchiarla alcune ore, sempre nell’ambito dell’inchiesta sul riciclaggio. Era quella, allora, l’ultima tappa di una lunga serie di confronti tra la sezione anti frode e il leader politico.
L’indagine prese piede nel 2001, dopo un rapporto secondo il quale il partito di Lieberman aveva violato le norme sui fondi elettorali nel 1999, ma non fece grandi passi in avanti. Anzi. Di fatto, venne quasi archiviata. Poi, nel maggio del 2005, gli inquirenti presentarono nuova documentazione al procuratore generale, il quale ordinò la riapertura dell’inchiesta. Che avvenne nel 2006. Un anno dopo, Lieberman venne di nuovo convocato dalla polizia e interrogato, con il sospetto di avere ricevuto dei fondi illegali dal miliardario Martin Schlaff.
Mentre proseguiva l’opera investigativa, in parallelo, continuava anche la carriera politica del numero uno di “Israele è la nostra Casa”. Due strade che in altre occasioni si sono incrociate. Dopo le elezioni del 2006, durante le trattative per la formazione del nuovo governo, Avigdor Lieberman chiese al leader di Kadima e futuro premier, Ehud Olmert, il ministero della sicurezza interna, quello che controlla la polizia. Ma il procuratore generale Menachem Mazuc intervenne per bloccare l’operazione, affermando che finché fosse rimasto sotto inchiesta, non poteva accedere a quel ministero. In due anni, l’ex sodale di Netanyahu nel Likud, è stato sentito altre volte dalla polizia, ma il fatto che sia stato interrogato poche ore essere diventato ministro degli esteri ha creato molto scalpore.
E ha provocato riflessioni e quesiti sul suo destino politico. Gli inquirenti decideranno tra breve se chiedere il suo rinvio a giudizio. Lieberman lo sa e moltiplica le accuse di una vera e propria persecuzione ai suoi danni. E ha lanciato altri messaggi. Ha sollevato qualche polemica la sua partecipazione alla cerimonia di giuramento del nuovo ministro della sicurezza pubblica, Yitzhak Aharanovitch, membro del suo partito. Secondo fonti anonime della polizia, citate dal Jerusalem Post, l’inusuale decisione di presenziare all’insediamento, sarebbe stata una indebita forma di pressione di Avigdor Lieberman nei confronti degli inquirenti. Per il leader di Yisrael Beiteinu solo un modo per difendersi da una giustizia che lui considera a orologeria.
- Domenica 12 Aprile 2009

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