Di Anna Jannello - da Niamey, Niger
Si alzano presto, la mattina, gli ingegneri e i tecnici incaricati delle prospezioni minerarie nel deserto nigeriano. Negli alberghetti dell’antica città carovaniera di Agadez la loro presenza silenziosa ha sostituito quella vociante dei turisti che, dalla primavera 2007, disertano la capitale dell’Air, insicura a causa della guerriglia scatenata dal Mnj (Mouvement des nigeriens pour la justice), che sostiene di battersi per i diritti delle popolazioni tuareg sul territorio che il governo centrale ha ceduto alle società straniere. Sono oltre 40 le concessioni di ricerca e si dividono, in un’immaginaria scacchiera, 90 mila chilometri quadri di deserto, a nord-ovest di Agadez. Ma anche di pascoli abitati da piu di 400 mila persone, in gran parte pastori tuareg.
Perché il Niger e ricco di uranio, che la corsa alla costruzione di centrali nucleari (443 i reattori esistenti nel pianeta, 300 i nuovi progetti) ha reso d’importanza strategica. E dall’inizio degli anni Settanta che la Francia sfrutta le risorse delle miniere di Arlit e Akouta nel nord del paese: 100 mila tonnellate estratte in 40 anni, pagate un quarto del prezzo di mercato. L’ingresso, nel 2007, di altri concorrenti, fra cui i cinesi della SinoUranium, ha costretto il colosso francese Areva (75 mila dipendenti, 13 miliardi di euro il fatturato 2008) a rincorrere il governo di Niamey per non farsi sfuggire il giacimento di Imouraren, secondo al mondo. Pero le 5 mila tonnellate che dal 2012 per 35 anni la miniera garantirà al numero uno del nucleare (dal 20 al 25 per cento del mercato mondiale) non bastano a placare la fame di uranio della holding statale francese, impegnata a vendere e costruire reattori in ogni angolo del globo. Cosi, oltre ai giacimenti acquisiti in Canada, Kazakhstan e Niger, l’Areva ha stretto accordi in Namibia (miniera di Trekkopje) e Repubblica Centrafricana (miniera di Bakouma).
E ha iniziato a fare prospezioni in Repubblica Democratica del Congo, Mongolia, Libia, Giordania. Nel grande gioco dell’uranio ci sono anche paesi sviluppati. L’Australia non ha finora sfruttato appieno i giacimenti nello stato di Western Australia per la ritrosia dei laburisti, ma il premier liberal Colin Barnett intende fare buoni affari con cinesi e indiani: la produzione dell’Olympic Dam Mine dovrebbe arrivare a 19 mila tonnellate l’anno. A inizio 2009 la societa Gme di Perth si e aggiudicata la licenza di ricerca in Groenlandia, dov’è stato individuato un giacimento da 85 mila tonnellate. In Kazakhstan, il cui territorio possiede riserve di ossido di uranio per 750 mila tonnellate, l’azienda statale Kazatomprom, in piena espansione, ha come clienti Giappone, Cina e Russia. Il Canada possiede ricchi giacimenti nella provincia di Saskatchewan: dalle tre miniere del fiume McArthur e dei laghi Rabbit e McClean si estrae circa il 30 per cento della produzione mondiale. Questo permette al governo di Ottawa di esercitare un’influenza nel determinare il prezzo dell’uranio sui mercati internazionali.
- Lunedì 13 Aprile 2009
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Il 14 Aprile 2009 alle 11:07 Nucleare? NO, Grazie!!! » Blog Archive » Corsa all’oro atomico ha scritto:
[...] Si alzano presto, la mattina, gli ingegneri e i tecnici incaricati delle prospezioni minerarie nel deserto nigeriano. Negli alberghetti dell’antica città carovaniera di Agadez la loro presenza silenziosa ha sostituito quella vociante dei turisti che, dalla primavera 2007, disertano la capitale dell’Air, insicura a causa della guerriglia scatenata dal Mnj (Mouvement des nigeriens pour la justice), che sostiene di battersi per i diritti delle popolazioni tuareg sul territorio che il governo centrale ha ceduto alle società straniere. Sono oltre 40 le concessioni di ricerca e si dividono, in un’immaginaria scacchiera, 90 mila chilometri quadri di deserto, a nord-ovest di Agadez. Ma anche di pascoli abitati da piu di 400 mila persone, in gran parte pastori tuareg. >>> vai all’articolo [...]
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