La prima Mostra d’arte di artiste donne in Afghanistan
È stata l’ultima martire, l’ultimo nome di un lungo, sanguinoso elenco di donne, uccise solo per aver deciso di essere donne “contro” in Afghanistan, trucidate dai Talebani, colpite per aver lanciato un monito a tutte le altre che vorrebbero un presente diverso. E un diverso futuro. Stava per lasciare il suo paese, aveva già il biglietto d’aereo in mano per volare in Germania, via, lontano dalle continue minacce di morte, Sitara Achakzai, l’attivista per i diritti delle donne, assassinata da due uomini che l’hanno attesa davanti alla sua abitazione per freddarla a colpi di pistola.
Doveva andarsene il primo maggio, dopo aver deciso che non era più il caso di rimanere a Kandahar, scossa dentro, dopo essere sopravvissuta per caso all’attacco di un kamikaze nella sala dal consiglio comunale della città, di cui lei faceva parte. 52 anni, Sitara era entrata nel mirino degli integralisti da tempo, da quando la sua attività pubblica l’aveva fatta conoscere in tutto l’Afghanistan, facendola diventare così esempio per le altre donne. Una sfida vivente all’ideologia talebana. Che hanno deciso di eliminarla. Come avevano fatto con un’altra donna simbolo: Malalai Kakar, la più celebre poliziotta dell’Afghanistan, uccisa un anno fa, sempre in un agguato, sempre a Kandahar, sempre crivellata di colpi da un commando di uomini che le avevano sparato mentre in macchina, con suo figlio di otto anni, si recava al lavoro.
Malalai aveva meno di 40 anni e di bambini ne aveva altre cinque. Era entrata in polizia negli anni’80, seguendo le orme del padre e dei fratelli. Poi, arrivati i Talebani a Kabul, era fuggita dal paese per rientrarvi dopo il crollo del regime del Mullah Omar. La sua figura era diventata subito famosa, ritratta in numerosi articoli della stampa nazionale e internazionale, per il suo impegno nella lotta contro i signori del traffico di droga e di armi. Per questo doveva essere eliminata, aveva detto subito dopo il suo assassinio uno dei portavoce degli integralisti, nella rivendicazione, dopo l’agguato mortale. Anche la morte di Safia Ama Jan era stata preannunciata da tempo. Era a capo dell’ufficio provinciale di Kandahar del ministero degli affari femminili dal 2002. Quattro duri anni di lavoro di questa donna che aveva deciso di dedicare la vita alle sue “sorelle”. Come aveva sempre fatto.
Ex insegnante, durante il periodo ultra oscurantista degli Studenti del Corano, aveva deciso di sfidare la morte e aprire delle scuole segrete per ragazze che volevano una istruzione, negata loro dalle regole imposte dai talebani. Dopo la loro sconfitta, dopo l’avvento del governo di Hamid Karzai, Safia aveva reso pubblica la sua attività, aprendo sei scuole, insegnando a oltre mille ragazze la cultura di base che, altrimenti, non avrebbero potuto apprendere. Il suo impegno l’aveva esposta alle minacce di morte, ma era andati avanti fino a quando, con le solite modalità, due motociclisti l’avevano attesa sotto casa, per massacrarla a colpi di pistola. Il rituale mortale è sempre quello.
L’hanno adottato anche con Zakia Zaki, giornalista, manager e proprietaria dell’emittente radiofonica “Peace Radio”. Colpevole di fare “quel” mestiere, parlare alla radio, in un paese dove i talebani avevano proibito di ascoltare musica o giocare con gli aquiloni. Non solo. Ad aggravare la sua posizione c’era un altro particolare.
La trentacinquenne era anche preside di una scuola nella provincia di Parwan. Per lei, i talebani hanno tirato fuori anche i fucili. Lo hanno colpita davanti alla sua abitazione, sotto gli occhi del figlio di otto anni.
Da tempo, l’Associazione Indipendente dei Giornalisti Afghani denunciava le minacce contro di lei. Inutilmente. Come a niente sono servite tutte le precauzioni e le cautele Shabana, la più famosa ballerina “Mujra, (una danza artistica che si balla anche in India), di Mingora, un centro poco a nord di Peshawar, nella valle di Swat, sul confine tra Afghanistan e Pakistan. Dopo che i talebani avevano detto che la sua vita era in pericolo, a causa dell’arte che praticava, la giovane e bella danzatrice aveva deciso di limitare tutte le sue apparizioni pubbliche, privilegiando solo le feste private. Quella sera del gennaio scorso, a malincuore, aveva accettato l’invito di quattro persone che l’avevano contattata per un’esibizione a casa del padre, nel Banr Bazar.
Si era però presentata, alla fine, per non dispiacere il genitore manager. Ma era una trappola. I quattro lo hanno prima insultata, poi picchiata per, infine, trascinarla, in mezzo alla piazza e ucciderla con due proiettili. Sul suo corpo hanno getta banconote, dvd e foto prese durante le sue “serate”, quelle in cui ballava come una dea. Da allora, tutte le ballerine di Mujra sono fuggite da quei luoghi. I talebani non vogliono donne che siano di esempio virtuoso per le altre donne. Donne che combattono per essere “diverse”, che lottano per i loro diritti.
- Martedì 14 Aprile 2009

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Commenti
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Il 15 Aprile 2009 alle 2:09 jimmie01 ha scritto:
Che strano!!! Non ho visto nessuna manifestaznione di piazza organizzata dai comunisti italiani a sostegno delle donne afghane. E dove sono le organizzazioni come la UDI? Si, quelle organizzazioni di sinistra italiane che si dichiarano in favore della emancipazione delle donne!! Ah, gia’ non possono scendere in piazza in questo caso. Perche’ se lo facessero protesterebbero contro i talebani, acerrimi nemici degli USA. E cosa importa ai comunisti italiani delle donne afghane? Meglio non molestare i talebani che` c’hanno da fare con i marines. Che bella combriccola di buste di spazzatura!! Jimmie01.
Il 26 Aprile 2010 alle 16:45 Notizie dai blog su Afghanistan: come si viene processati a Kabul ha scritto:
[...] Afghanistan, donne nel mirino della follia talebana La prima Mostra d’arte di artiste donne in Afghanistan È stata l’ultima martire, l’ultimo nome di un lungo, sanguinoso elenco di donne, uccise solo per aver deciso di essere donne “contro” in Afghanistan, trucidate dai Talebani, colpite per aver lanciato un monito a tutte le altre che vorrebbero un presente diverso. E un diverso futuro. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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