Passaggio di consegne in Brasile tra gli avvocati difensori di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) ora in carcere vicino a Brasilia. Si fa, infatti, da parte, anche se formalmente rimane nel team di difesa, Luiz Eduardo Greenhalgh, ex deputato nonchè tra i fondatori del PT, il Partido dos Trabalhadores del presidente Lula. Entra invece in scena, assumendo il comando della difesa e, dunque, decidendone pienamente la strategia, uno dei più famosi avvocati costituzionalisti del paese verde-oro, Luís Roberto Barroso. L’annuncio è stato dato ufficialmente proprio da Barroso e ritrasmesso da tutti i più importanti media brasiliani.
L’obiettivo è chiaro. La sostituzione mira a riportare il caso Battisti da un piano che ormai era diventato meramente politico ad uno prettamente legale. “Non è in gioco la simpatia o antipatia che si può avere per il ministro brasiliano della giustizia o per Berlusconi- ha dichiarato Barroso alla stampa brasiliana- stiamo parlando di una vita di una persona e dei suoi diritti”. Il caso Battisti, a cui il ministro della giustizia Tarso Genro lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico, era ormai giunto ad un punto di stallo, in attesa della decisione definitiva del Supremo Tribunale Federale brasiliano sulla richiesta di estradizione presentata dall’Italia. Giocare la carta Barroso significa adesso per Battisti la possibilità di sgonfiare l’attenzione mediatica con relative polemiche politiche e riconfigurare completamente la strategia di difesa. “Non solo voglio dimostrare - ha concluso Barroso- che la concessione dello status di rifugiato politico è legale ma anche sollevare seri dubbi attraverso prove obiettive sulla partecipazione di Battisti ai quattro omicidi di cui è accusato”. A Barroso del resto non manca la grinta visto che è diventato in famoso in Brasile per le sue posizioni e i processi a favore della ricerca sulle staminali e dell’aborto in caso di feti anencefali. .
- Mercoledì 15 Aprile 2009
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Il 11 Maggio 2009 alle 18:26 Dal Brasile, Battisti in tv: “L’Italia mi fa paura. Piuttosto mi uccido” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] L’ultima notizia giunta dal Sud America segna un punto a favore dell’ex militante dei Pac: il Procuratore generale del Brasile ha dato ragione al ministro della Giustizia Tarso Genro, che a suo tempo aveva concesso a Battisti l’asilo politico. “Cesare Battisti resti in carcere”, recita il parere inviato al Tribunale Supremo Federale del Brasile (Stf, la Corte Costituzionale brasiliana), da parte del procuratore generale Antonio Fernando de Souza. Nel suo parere il procuratore de Souza ha considerato invece che tali reati non sono ancora prescritti e ha anche suggerito che il processo presso il Stf sia estinto anche prima di essere giudicato, facendo sua la richiesta presentata dal nuovo legale di Battisti, l’avvocato costituzionalista Luis Roberto Barroso: “Ritengo non procedente l’azione e mi manifesto prima ancora che sia giudicata chiedendo l’estinzione del processo”, scrive De Souza nel documento inviato al Supremo Tribunal. Per De Souza, l’atto di concessione dell’asilo è politico e espressione della sovranità dello Stato brasiliano. Il parere del procuratore generale, va detto, è solo consultivo, e non vincolante, rispetto alla decisione finale che dovrà emettere proprio il Supremo tribunal federal, assai più indipendente. E che dalle indiscrezioni dei mesi scorsi appare spaccato al suo interno: il presidente Gilmar Mendes, per esempio, ha sempre detto di essere favorevole al “rimpatrio” di Battisti. Dall’altra parte però pesa la scelta del ministro della Giustizia di Lula, Tarso Genro, che lo scorso 13 gennaio ha concesso lo status di rifugiato politico all’ex terrorista. La partita è ancora tutta da giocare e il fatto che Battisti sia ancora in cella fa ben sperare le autorità italiane: di fatto il braccio di ferro fra la magistratura e il potere politico brasiliano è ancora in corso. La decisione finale arriverà nelle prossime settimane E intanto dall’Italia partono altre bordate: “Quella di Battisti è una sfrontatezza senza limiti. Se davvero meditava il suicidio avrebbe potuto pensarci dopo gli omicidi da lui commessi”, commenta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. [...]
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