Un intervento della Marina francese nel Golfo di Aden
Nuovo attacco dei pirati al largo delle coste somale. Nel mirino dei corsari è finita questa volta una nave mercantile battente bandiera americana, il Liberty Sun, che è riuscita a sventare l’assalto. Ora è protetta da una scorta militare americana. Diretto a Mombasa in Kenya con un carico di aiuti alimentari americani, il Liberty è stato attaccato con granate e armi automatiche prima che intervenisse in suo soccorso il cacciatorpediniere Bainbridge, lo stesso che ha a bordo il comandante della Maersk Alabama liberato lunedì notte dai cecchini delle forze speciali. Abdi Garad, un capo dei pirati somali, ha riferito che l’attacco odierno era un tentativo di prendersi una vendetta per il blitz delle forze speciali Usa di domenica scorsa in cui sono morti tre pirati. “Puntavamo a distruggere la nave battente bandiera americana e l’equipaggio a bordo, ma purtroppo ci sono appena sfuggiti”.
È stato un marinaio dell’equipaggio a raccontare in diretta il tentato arrembaggio, con un sms inviato alla madre a Wheaton nell’Illinois. “Siamo sotto attacco dei pirati - ha scritto Thomas Urbik - Siamo stati colpiti da razzi e pallottole. Siamo barricati nella sala macchine. Per ora nessuno è ferito. Un razzo ha bucato la paratia ma il buco è piccolo. C’è anche un po’ di fuoco, ma lo abbiamo spento”. La signora Urbik ha poi riferito alla Cnn che mezz’ora dopo il primo messaggio ne è arrivato uno più tranquillizzante: “La marina ha mostrato i muscoli ed ora siamo sotto scorta militare”.

Secondo quanto detto alla Reuters da un ufficiale della marina americana, il cacciatorpediniere Bainbridge “ha ricevuto l’ordine di cambiare rotta e dare assistenza al cargo”, ma all’arrivo nei pressi della Liberty Sun i pirati erano già fuggiti. Il cargo americano è la seconda nave che riesce a sfuggire all’arrembaggio in pochi giorni. Lunedè scorso ci era riuscito il Panamax Anna, cargo da 35.000 tonnellate che batte bandiera maltese ed appartiene allo stesso armatore greco del Pireo che si è visto sequestrare ieri la Irene Em con 22 marinai. Attualmente sono oltre 300 gli ostaggi nelle mani dei pirati. Dieci di loro sono gli italiani del rimorchiatore Buccaneer.
Soltanto nel 2008 i bucanieri somali, per nulla impensieriti dal pattugliamento globale della Missione Atlanta dell’Unione, hanno incassato 80 milioni di dollari in riscatti. Per assicurare le navi gli armatori sono costretti a pagare per i contratti di nuova stipula alle compagnie di assicurazione un sovrappiù per i danni (fino a un massimale di 5 milioni di euro) che può arrivare fino a 50-60 mila euro all’anno e un’assicurazione specifica da 10-20 mila dollari a tratta Kidnap and Ransom in caso di navigazione lungo il Golfo di Aden. La missione Ue è divisa sulla strategia da adottare per rispondere agli attacchi dei pirati. La Francia è per la linea dura. Gli altri Paesi Ue tentennano. Senza trascurare il fatto che, in questa zona di mare, sono presenti solo una decina di navi europee. Troppo poche per affrontare i bucanieri del 21esimo secolo, attrattezzati con armi leggere, granate e tecnologie supermoderne.
- Mercoledì 15 Aprile 2009

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Commenti
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Il 16 Aprile 2009 alle 17:24 Ecco perché sta fallendo l’operazione contro i pirati nel golfo di Aden » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il summit internazionale convocato dalle Nazioni Unite il 23 aprile e che vedrà una trentina di Paesi discutere di lotta alla pirateria dovrà innanzitutto prendere atto del fallimento delle iniziative messe in campo finora dalla comunità internazionale limitate a estenuanti improduttivi pattugliamenti condotti in un vastissimo specchio di mare da due dozzina di navi di tutte le principali marine. [...]
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