Era il narcotrafficante più ricercato, il pericolo pubblico numero uno, l’uomo che aveva ereditato la fama, il potere e la brutalità dei grandi criminali della storia colombiana. Catturato ieri in un nascondiglio vicino a Necocli, nel nordovest del Paese, Daniel Rendon Herrera, detto Don Mario, 45 anni, non ha avuto neanche il tempo di reagire, quando gli uomini della Policia Nacional, agli ordini di Oscar Naranjo, hanno fatto irruzione nell’accampamento, protetto dai suoi guardaspalle, dove si nascondeva - ha detto trionfante il ministro della Difesa Juan Manuel Santos - “come un cane rannicchiato vicino a un albero” con a fianco una pistola e un fucile mitragliatore.
Le prime immagini della cattura
Il blitz della polizia colombiana è il risultato di un anno di indagini, intercettazioni telefoniche, interrogatori (spietati) di almeno due suoi ex collaboratori. Ma la svolta è avvenuta grazie alla capacità degli uomini del generale Naranjo (in tutto 300) di infiltrarsi tra i pellegrini della Settimana Santa presso Necocli, l’area dove si nascondeva il capo dei narcos colombiani, l’ex sanguinario paramilitare originario di Amalfi proveniente dallo stesso pueblo dove avevano il loro quartier generale Castanos Carlos y Vicente, i due fratelli fondatori del paramilitarismo colombiano. Sulla sua testa pendeva una taglia, messa dal governo di Bogotà, di 1,1 milione di euro.
Come tutti i grandi narcos della storia, è stato un personaggio stravagante, kitch, che ostantava la ricchezza, e - prima di finire sotto la lente degli investigatori - non si faceva problemi a farsi vedere in giro con le sue auto di lusso, gli aerei privati, le barche milionarie per organizzare le feste con gli “amici”, la collezione di Rolex e Cartier, i pacchiani vestiti di marca. Simbolo di un potere da ostentare come un colpo di pistola in faccia ai suoi rivali.
Accusato di essere il mandante di più di tremila omicidi, responsabile del traffico di cocaina nella provincia costiera di Antioquia, un tempo controllata da suo fratello Freddy Herrera (ora in carcere), Don Mario poteva disporre di più di mille uomini armati a cui prometteva mille dollari per ogni poliziotto ucciso. Ma accanto al controllo del mercato della cocaina, destinata all’estero tramite il canale di Panama, Don Mario - conosciuto per i suoi metodi sanguinari - controllava anche il sistema delle estorsioni attraverso una rete di sicari nell’area metropolitana di Medellin, la seconda città del Paese da cui proveniva Pablo Escobar.
Su di lui fioriscono e sono fiorite le più diverse leggende. A chi lavorava per i suoi rivali faceva tagliare le mani con una motosega, come in una delle prime scene di Scarface, il film preferito - ha detto la sua ex moglie - dall’ex capo dei capi Pablito Escobar, il più noto trafficante di droga della storia colombiana, l’ex amico dei politici di Bogotà che ora - in alcuni casi- continuano a sedere negli scranni del Palazzo.
- Giovedì 16 Aprile 2009

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