Quanto sembra lontano l’entusiasmo del 1990, quando, dopo 27 anni di carcere, un anziano ma felice Nelson Mandela usciva di prigione salutato da due ali di folla, preludio alla fine dell’apartheid in Sud Africa. I vecchi militanti dell’African national congress, che sfidavano la polizia bianca e morivano sotto tortura per la libertà del loro popolo, si sono trasformati in rapaci animali politici, coinvolti in continui scandali e impegnati in una guerra senza quartiere per il controllo del partito. Allister Sparks, uno tra i migliori giornalisti sudafricani degli ultimi decenni, ha recentemente definito l’Anc “il grande movimento di liberazione di un tempo che ha smarrito la strada, se non addirittura l’anima”. Dopo 15 anni di dominio pressoché assoluto sul paese, i vecchi patrioti mostrano i segni del tempo. E, per restare a galla, si gettano tra le braccia della Cina e della Libia.
“Prima la gente sosteneva l’Anc perché incarnava la lotta di liberazione, ma dopo che Mandela ha lasciato il partito è diventato un ricettacolo di criminali” dichiara senza mezzi termini a Panorama Rhoda Kadalie, attivista per i diritti umani e commentatrice politica. “L’unica grande dote rimasta all’Anc è quella di saper controllare le masse. Se un giorno dovessero perdere le elezioni, scoppierebbe la rivoluzione”.
Almeno per ora i notabili del partito guidato da Jacob Zuma possono stare tranquilli: secondo gli ultimi sondaggi, alle elezioni del 22 aprile l’Anc dovrebbe ottenere una percentuale tra il 60 e il 70 per cento, garantendosi forse la possibilità di modificare da solo la costituzione. Ma anche se lo zoccolo duro dei suoi sostenitori, raccolti per la maggior parte nei quartieri poveri delle township e nelle zone rurali, garantirà all’Anc il potere per i prossimi cinque anni, ciò non significa che il partito se la passi bene.
Le indagini su un presunto caso di corruzione contro Zuma, durate otto anni e concluse la scorsa settimana con un non luogo a procedere, nonostante i circa 300 mila euro in benefit di provenienza sconosciuta ricevuti dal leader del partito, seguono una serie di episodi che fanno discutere. In un paese dove l’Anc si confonde pericolosamente con lo stato, approfittare dei soldi pubblici per ingrassare le ruote del movimento è una tentazione forte.
Nel 2007, circa 100 milioni di euro destinati alla riforma agraria furono dati in prestito a un’oscura società i cui azionisti erano membri di spicco del partito. I soldi non sono mai stati recuperati e il governo ha dovuto pagare.
Nelle ultime settimane l’Anc è stato accusato di avere utilizzato i fondi destinati alle fasce più povere della popolazione per comprare voti.
“Lo scorso ottobre il governo ha stanziato quasi 4 milioni di euro per far fronte alla crisi economica” racconta a Panorama Elroy Paulus, membro della ong Black Sash, impegnata a monitorare la distribuzione degli aiuti. “Ma durante la campagna elettorale i politici sono intervenuti per stornare i sussidi verso i propri sostenitori, così tantissimi tra i più poveri non hanno visto un centesimo”.
Lo stesso Zuma, pur essendo al momento senza cariche di stato, usufruisce di un’auto blu e di una scorta garantite dai contribuenti.
“Scandali per cui nessuno ha pagato” sottolinea Kadalie. Come non ha pagato Schabir Shaik, l’ex consigliere finanziario di Zuma condannato a 15 anni per corruzione ma rilasciato per non meglio definiti “problemi di salute” dopo avere scontato meno di un quinto della pena. In un paese dove, secondo il South African Institute for race relations, nel solo 2007 sono stati 1.056 i detenuti morti per cause naturali.
L’Anc si difende negando le accuse, però è innegabile che scandali ed errori politici stiano rapidamente erodendo il credito morale del partito. A marzo la decisione di non concedere un visto d’ingresso al Dalai Lama a seguito delle pressioni di Pechino scatenò l’ira dell’arcivescovo Desmond Tutu e dell’ex presidente Frederik De Klerk, entrambi premi Nobel per la pace. Il primo definì la posizione di Anc e governo “un totale tradimento del nostro passato di lotta” per la libertà, accusando Pretoria di essersi piegata “senza vergogna” alla Cina.
Non che il governo di Pechino abbia dovuto faticare a convincere l’Anc, visti i legami economici tra i due paesi: il commercio bilaterale ammonta a un quinto del totale degli scambi tra Cina e Africa. Oltretutto, il Partito comunista cinese sembra essere uno dei maggiori finanziatori dell’Anc, assieme ad altri criticati personaggi come il leader libico Muammar Gheddafi e il presidente (da molti definito un dittatore) della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema.
“Penso sia ragionevole chiedersi se l’Anc abbia ricevuto fondi dal Partito comunista cinese per finanziare la sua campagna elettorale” dichiara a Panorama Judith February, dell’Institute for democracy in South Africa. La legge sudafricana non obbliga i partiti a rendere note le proprie fonti di finanziamento (l’Anc si guarda bene dal legiferare in materia). A denunciare il fatto è stata la stampa locale, fra imbarazzati silenzi dei portavoce del movimento, i quali hanno fatto sapere che sull’argomento il partito si pronuncerà dopo le elezioni.
Solo dopo le elezioni dovrebbero anche essere diffuse le ultime statistiche sulla criminalità, a livelli gravissimi in Sud Africa, che il ministero per la Sicurezza tiene nascoste dallo scorso autunno per non compromettere la campagna elettorale.
L’Anc non deve troppo temere dall’opposizione, rappresentata dalla Democratic alliance del sindaco di Città del Capo, Helen Zille, e dal Congress of the people, formato in fretta e furia da alcuni ex pezzi grossi dell’Anc usciti sconfitti dalla lotta di potere fra Zuma e l’ex presidente Thabo Mbeki. Ma i segnali per il suo futuro non sono incoraggianti: nelle ultime elezioni l’Anc, incapace di dare una risposta ai problemi del paese, ha perso circa 11 milioni di voti tra defezioni e astenuti, segno che parte della popolazione è stanca dei vecchi militanti e della loro incompetenza.
“Grazie al sistema delle quote riservate ai neri, l’Anc ha potuto riempire i posti di potere con persone incapaci e che non devono rendere conto a nessuno. Se falliscono, vengono semplicemente spostate da un’altra parte” accusa Kadalie. “E così, mentre i nostri migliori professionisti fuggono all’estero, anche i servizi di base come l’acqua o l’elettricità stanno andando in rovina”.
Con un presidente ritenuto corrotto da metà dei sostenitori del partito e ben 220 parlamentari coinvolti in una recente truffa per finti rimborsi di viaggio costati al governo 30 mila euro, l’Anc dovrà trovare una risposta ai pressanti problemi del Sud Africa. Primi fra tutti la sicurezza nelle città, anche in vista dei Mondiali di calcio, e una crisi economica che sta cominciando a far sentire i suoi effetti sulla “nazione arcobaleno”.
In un paese dove la disoccupazione tocca quota 30 per cento, con forte carenza di energia elettrica, e con le industrie tessili locali strangolate dalla concorrenza asiatica, per le elezioni il partito non ha trovato di meglio che ordinare 850 mila magliette made in China con lo slogan “Lavoro per tutti”. Un impegno per il futuro o una presa in giro?
- Domenica 19 Aprile 2009

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Il 23 Aprile 2009 alle 9:58 Sudafrica, Zuma verso la presidenza » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Il partito di Mandela dalla gloria agli scandali [...]
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