- Tags: Ginevra, onu, razzismo
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Troppe divisioni e polemiche; troppe assenze “pesanti”. È destinata a fallire prima ancora di iniziare Durban 2, la Conferenza dell’Onu sul razzismo che prende il via a Ginevra; il secondo round del primo incontro che nel 2001 si tenne in Sudafrica non sembra avere alcuna possibilità di riuscita. Mancheranno attori importanti, fondamentali per dare una legittimità politica all’avvenimento.
Primi tra tutti gli Stati Uniti di Barack Obama, che dopo alcune settimane di attesa hanno fatto conoscere la loro posizione ufficiale. Non si recheranno nella città svizzera. Non c’è intesa sul documento finale. È vero che nel testo sarebbero stati smussate le frasi contro Israele ma rimangono comunque riferimenti molto critici nei confronti di Gerusalemme. Ma i motivi di contrasto non sono solo questi. C’è poi la questione delle venature anti Occidentali che caratterizzano il documento finale, che fanno intravvedere un scontro tra civilità. Come infine i passaggi (voluti dagli stati mediorientali) sull’offesa alla religione (che secondo molti rischiano di mettere a repentaglio la libertà di espressione), ad aver convinto la Casa Bianca a dire no alla partecipazione alla Conferenza. Il boicottaggio americano è “arrivato alla vigilia di questo incontro che deve valutare il progresso della lotta al razzismo nel mondo. Barack Obama ha aspettato fino all’ultimo, nella speranza che il discutibile linguaggio (come si legge nel comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato) venisse modificato in modo più profondo. Ma ciò non è avvenuto. Ed è stato lo stesso presidente a ribadire il rifiuto statunitense: “Io credo nel multilateralismo e nelle Nazioni Unite, ma non posso accettare quello che è scritto nella bozza” ha detto.
Gli Stati Uniti terranno così compagnia (nell’assenza) a Israele, che da tempo aveva indicato la sua intenzione di non prendere parte ai lavori. Il rifiuto del governo di Gerusalemme era stato motivato con l’esito della prima conferenza. Nel 2001, l’assise era finita in un clima di acrimonia e tensione perché i paesi arabi avevano fatto grosse pressioni affinché il Sionismo venisse definito “razzista” . Nonostante il testo finale dell’appuntamento ginevrino sia stato depurato dalle espressioni più forti nei confronti di Israele, ancora alcune frasi rimangono, scritte, nere su bianco, di profonda critica nei confronti dello stato con la Stella di David. Contenuti definiti antisemititi. Così, quando ieri il papa Benedetto XVI ha annunciato che il Vaticano ci sarà e ha augurato buon lavoro alle delegazioni, il mondo ebraico ha avuto un sussulto di protesta anche nei confronti dell’uscita del Pontefice.
Il rischio che ci sia un’altra conferenza all’insegna di frasi antisemite, aveva convinto l’Italia a non partecipare. Roma non ci sarà. Nelle scorse settimane, il ministro degli esteri Frattini aveva specificato che, secondo Roma, non c’erano le condizioni per partecipare. Come aveva già fatto anche il governo olandese. In realtà, l’Europa si presenta in ordine sparso. Per tutto il week end ci sono state febbrili consultazioni nel difficile tentativo di trovare una posizione comune. C’è stata una conference call telefonica dei ministri degli esteri di Gran Bretagna, Olanda, Repubblica Ceka, Francia e Germania che ha prodotto pochi risultati. Londra ha confermato l’intenzione di andare a Ginevra con una delegazione di bassissimo profilo, per marcare la distanza, senza boicottarla direttamente, dalla conferenza.
La Germania di Angela Merkel invece seguirà l’esempio statunitense e non si > presenterà alla cinque giorni. La Francia,che aveva posto il problema,si trova in una delicata posizione: da una parte non vuole deludere troppo i paesi arabi con cui ha rapporti
storici e dall’altra non ha intenzione di avvallare un testo finale che non convince la stessa Parigi. A complicare il tutto c’è poi il fattore Teheran. I lavori di Durban 2 saranno aperti da un discorso del presidente iraniano Ahmadinejad, l’uomo che in piu’occasioni ha definito l’Olocausto una pura invenzione e ha sostenuto diverse volte la necessità della scomparsa dello Stato di Israele. È il personaggio di più alto livello (gli altri sono solo ministri o ambasciatori) che si reca a Ginevra. La sua presenza vuole essere una sorta di marchio politico sulla conferenza. Per questo, Usa ma anche Canada e Australia, e una parte dell’Europa hanno preferito dire no a Durban 2, provocandone il fallimento in anticipo.
- Lunedì 20 Aprile 2009
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Commenti
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Il 20 Aprile 2009 alle 13:10 cini ha scritto:
Boicottaggio più che giustificato.L´antisemitismo è da condannarsi alla stessa maniera che si condanna il razzismo.Il Sud Africa dopo un passato sotto oppressione razziale che ospita la conferenza avrebbe dovuto essere la prima nazione a reagire su un testo che è chiaramente e vergognosamente antisemita.
Il 20 Aprile 2009 alle 16:18 Ginevra: Ahmadinejad definisce Istaele “governo razzista” e l’Ue abbandona la sala » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] I rappresentanti degli Stati dell’Unione europea hanno abbandonato la sala in cui si sta svolgendo la conferenza Onu sul razzismo a Ginevra nel momento in cui il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, nel suo intervento, si è riferito allo stato di Israele (pur senza mai pronunciarne il nome) come ad un “governo razzista”. [...]
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