Tutto il mondo ha osservato, chi con piacere, chi con smarrimento, la stretta di mano fra il caudillo venezuelano Hugo Chavez e il presidente americano Barack Obama. Dopo anni di tensioni e di relazioni deteriorate, in cui il capo di Stato socialista non è stato certo tenero con gli Usa (invitati letteralmente ad andarsene a quel Paese), a molti è sembrato un gesto storico, sia a Caracas che a Washington.
Chi invece non ci ha dato proprio peso è stata l’opposizione al Chavez, che dopo il referendum dei mesi scorsi (vinto con il 55 per cento dei voti) potrà essere rieletto presidente senza limiti di mandato. Un’opposizione frammentata, scottata dalla sconfitta elettorale e preoccupata per il suo futuro: lo scambio di doni al summit delle americhe in Trinidad e Tobago, per loro al momento non vuol dire nulla e, anche sui giornali di riferimento degli oppositori, è stata accolta freddamente. “La loro preoccupazione attuale - chiosa Francisco Toro sul Caracas Chronicles - è semplicemente di tenere i loro leader vivi e fuori di prigione”.
Fra i gruppi che ancora tengono testa compatti agli uomini del presidente, ci sono gli studenti, uno dei gruppi che più si è mobilitato nei giorni del referendum, scendendo in piazza e sfidando le classi meno abbienti, le più vicine al leader bolivariano. Più frammentata è l’opposizione politica: uno dei leader di riferimento, il sindaco di Caracas, ha visto i suoi poteri fortemente limitati a causa delle nuove disposizioni presidenziali e per un certo periodo non ha avuto nemmeno accesso al suo ufficio, occupato da manifestanti. Come lui, i capi dei vari stati del governo federale, si sono visti spogliare di molte competenze relative al budget e alla sicurezza, circostanza che li ha lasciati zoppi nella loro opera di opposizione a Chavez.
E che soprattutto li ha lasciati divisi su quali debbano essere i prossimi passi per continuare la loro battaglia. Proprio approfittando di questo, negli ultimi mesi, il presidente venezuelano ha dato un ulteriore giro di vite. “Anche se ha stretto la mano ad Obama - continua Toro - le cose non sono cambiate. La retorica estremista contro gli Stati Uniti può anche essere meno presente, ma nell’ultimo mese Chavez ha esplicitamente detto che “l’opposizione va piallata” e chi non è d’accordo con lui “sarà cacciato”. Bersagliati da una nuova repressione e sotto assedio, difficilmente i leader avranno tempo di guardare le foto del Presidente”. Dovranno piuttosto cercare una nuova linea comune per opporvisi.
- Venerdì 24 Aprile 2009
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