Il presidente Medvedev (sx), il premier russo Putin (c) e il patriarca Kirill
Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia, ha un progetto ambizioso: fare da intermediario per un storico incontro tra il Papa Benedetto XVI e il patriarca di Mosca Kirill. La faccenda sembra difficilie da realizzare. Ma per un noto ateo (lui stesso ha recentemente detto, che il metropolita di Minsk Filaret lo avrebbe esortato: “Alexander, la prego, almeno in pubblico, non dica che Lei è un ateo”) niente è impossibile. Il 10 aprile scorso, all’incontro con patriarca Kirill a Mosca, Alexander Lukashenko ha avanzato l’ipotesi di un incontro a Minsk tra i due massimi vertici delle chiese. “La Bielorussia è il miglior posto possibile, situata al centro dell’Europa, all’incrocio tra ortodossi e cattolici ed è un isola di tolleranza tra diverse religioni”, l’opinione di Minsk.
Ma fino poco tempo fa i cattolici avevano grossi problemi in Bielorussia. Pur essendo abbastanza numerosi (tra i 10 milioni di abitanti uno su sette è di religione cattolica), i preti cattolici venivano sospettati di attività “distruttive”, e spesso mandati via come persone non gradite. A Grodno (città di particolare concentrazione di cattolici) per anni non si poteva ottenere il permesso di costruire una chiesa cattolica (ottenuto solo questo anno). Infatti dalla metà dell’anno scorso i rapporti sono migliorati, con la visita a Minsk del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, e l’invito di Lukashenko per la visita del Papa in Bielorissia “quando gli farà comodo”. E adesso, la visita di Lukashenko in Vaticano e l’incontro con il Papa (il 26 o 27 aprile).
L’apertura dopo anni di isolamento (dal 1995 Lukashenko non ha fatto visite ufficiali in Europa) per “l’ultimo dittatore comunista d’Europa”, che incontrerà anche il Ministro degli Esteri Franco Frattini, che conferma l’incontro: “I nostri protocolli sono al lavoro, sicuramente lo vedrò. Non conosco ad oggi l’agenda del Presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio”. Ma la reazione della chiesa ortodossa bielorussa è stata più che tiepida. Il portavoce del metropolita Filaret, Andrej Petrashkevich in un’intervista al quotidiano russo Kommersant ha dichiarato, che “le condizioni di un possibile incontro rimangono come 10 anni fà - rimane il problema del proselitismo e degli uniati ucraini. Finchè il Vaticano non decide sulla sorte degli uniati cattolici in Ucraina, non possiamo parlale di un incontro”.
La questione degli uniati ucraini resta uno dei principali ostacoli alle relazioni tra la Chiesa Cattolica e quella ortodossa. Il problema, molto complesso, risale al 1596 alla formazione cioè di una Chiesa greco-cattolica unita a Roma che riconosce i dogmi e il catechismo cattolico, ma che ha mantenuto i suoi antichi rituali e tradizioni ortodosse. La Chiesa ortodossa russa non vede di buon occhio gli uniati (termine peggiorativo utilizzato dagli ortodossi) che considera la loro presenza in Ucraina come un’intromissione nel proprio territorio canonico. Il lungo e importante lavoro ecumenico fino ad ora svolto ha portato grandi frutti. Ma molti sono ancora gli scogli che impediscono la completa unione tra le due Chiese: dogmi religiosi si intrecciano con ragioni storiche e geografiche passando attraverso questioni politiche, di “supremazia” territoriale, nazionalismi. Il noto teologo ortodosso Olivier Clement scriveva: “Bisognerà che le due parti comprendano che bisogna attenuare da una parte il centralismo romano e dall’altro l’autocefalismo ortodosso la quasi indipendenza, di fatto, di ogni Chiesa nazionale”. Ma per il momento tra Roma e Mosca l’avvenire rimane pieno di ombre.
- Venerdì 24 Aprile 2009

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