Olimpiadi invernali
Uno spettacolo durante Olimpiadi invernali. (credit: Flickr)
Di Giampaolo Musumeci
Lo sport che racconta e svela. Lo sport che unisce, lo sport che divide. In Palestina e nei territori occupati, l’attività sportiva è tutto questo. Ed è una lente, nuova e inusitata, attraverso la quale osservare l’annosa questione mediorientale. “Insahallah Beijing!” documentario di un’ora di Michela Sechi, Francesco Cannito e Luca Cusani racconta l’avventura olimpica di 4 atleti palestinesi e le loro difficoltà. Recente vincitore come miglior film nella sezione palestinese dell’Al Jazeera International Documentary Film Festival, il film verrà trasmesso dal network arabo, mentre da noi stenta e stenterà a trovare spazi. L’Italia, si sa, è un paese in cui il documentario è genere di nicchia. Noi ve ne proponiamo 4 minuti.
La trama “Insahallah Beijing!” racconta quattro storie di quattro atleti: Ghadir, che sogna che qualcuno le compri finalmente delle scarpe per correre. Nader, che si allena sperando che un missile non gli cada sulla testa. Zakieh che lotta con le autorità militari per avere il permesso di raggiungere una piscina. Hamza, che si deve accontentare di una vasca di appena 12 metri. I 4 atleti della squadra palestinese, a luglio 2008, partono dalla città di Gerico per partecipare alle Olimpiadi di Pechino. Inshallah, se Dio vuole. Perché, prima di arrivare in Cina, ci sono un sacco di difficoltà da superare. Prima fra tutte, quella di gareggiare per un paese che ancora non esiste, la Palestina, e che non ha i mezzi per sostenere i suoi atleti a partire da un paio di scarpette da corsa.”A Gaza in quel periodo c’erano diverse incursioni israeliane e non è stato semplice lavorare” racconta la giornalista e sceneggiatrice Michela Sechi, esperta di Israele e questione mediorientale. “L’idea venne a Luca, quattro anni fa, guardando le olimpiadi di Atene. Così ci siamo messi in moto. Non è stato facile scoprire chi fossero gli atleti palestinesi, perché si allenavano senza grande pubblicità. Lo sport in Palestina è in condizioni disastrose ed è una vera e propria rarità, mentre a pochi passi ci sono strutture modernissime, piste di atletica nuove di zecca, grandi e moderne piscine. Sono quelle israeliane. Perciò vietate ai palestinesi”. In tutti i territori occupati ci sono in tutto un centinaio di atleti che corrono, dalla velocità alle lunghe distanze, ma nessuna pista in cui allenarsi. “C’è tanto bisogno di sport” spiega ancora la Sechi “ma poche occasioni, non ci sono spazi per i giovani per praticarlo. Le strutture sportive fatiscenti, è un problema anche pagarsi il pullman per andare ad allenarsi”. Il documentario racconta tutto questo con uno stile asciutto, senza prendere posizioni senza indugiare in facili pietismi.
Non c’è voce narrante, sono i protagonisti a raccontare la storia. Già, la storia: “Noi siamo arrivati a Gerico cento giorni prima delle Olimpiadi e abbiamo iniziato a lavorare. Ma non sapevamo se i quattro atleti sarebbero davvero partiti per la Cina. La sceneggiatura è stata decisa giorno per giorno. Ora ci piacerebbe che questo film fosse uno stimolo per ong o associazioni sportive, che possano aiutare la squadra palestinese che ha disperatamente bisogno di fondi e strutture”. Dopo le Olimpiadi, i quattro atleti sono tornai alla vita di prima. In particolare, Nader che voleva portare fuori la famiglia da Gaza, per ora deve rassegnarsi. “Insahallah Beijing!” in Italia tornerà a Roma ai primi di maggio al TekFestival, e al Documenta Madrid, dal 1 al 10 maggio.
- Domenica 26 Aprile 2009
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Commenti
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Il 27 Aprile 2009 alle 14:40 Documentario « ha scritto:
[...] http://blog.panorama.it/mondo/.....olimpiadi/ [...]
Il 28 Aprile 2009 alle 15:04 palnews.org ha scritto:
Insahallah Beijing!, il documentario italiano sugli atleti palestinesi alle Olimpiadi » Panorama.it - Mondo…
Lo sport che racconta e svela. Lo sport che unisce, lo sport che divide. In Palestina e nei territori occupati, l’attività sportiva è tutto questo. Ed è una lente, nuova e inusitata, attraverso la quale osservare l’annosa questione mediorientale…
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