Mahmoud Ahmadinejad prende spunto da Obama. Non per l’oratoria nè per il messaggio di dialogo tra civiltà, però. Anzi, da questo punto di vista il presidente iraniano continua, come ha dimostrato nel corso della conferenza sul razzismo di Ginevra, a propagandare l’odio verso Israele. Però in campagna elettorale copia lo slogan che ha fatto le fortune del suo collega americano: Yes, we can. Che in farsi diventa “Ma mitavanim”.
Ahmadinejad si prepara alle elezioni presidenziali del prossimo 12 giugno e c’è da aspettarsi che il suo atteggiamento in ambito internazionale non si ammorbidirà, almeno pubblicamente, per non deludere la sua base elettorale. Quattro anni fa la vittoria dell’attuale presidente, allora un outsider e sindaco di Teheran, fu favorita da una campagna particolarmente efficace, che lo dipingeva come un uomo umile, venuto da una famiglia media e che era in grado di capire le necessità della gente comune, al contrario del suo avversario, l’ex presidente Rafsanjani, considerato più corrotto dal potere.
Adesso l’ex ingegnere dovrà vedersela soprattutto con il candidato principale dei riformisti Mir Hossein Mussaiwi, che secondo un sondaggio del sito iraniandiplomacy viene considerato più competente in politica estera. Mentre la candidatura dell’ ex ministro dell’Interno del primo governo di Mohammad Khatami, l’hojjatulislam Abdollah Nuri, appare ormai tramontata, si è invece affacciata sul panorama elettorale quella di Mohsen Reza’i, l’ex comandante della Guardia Rivoluzionaria (Sepah-e Pasdaran) e attuale segretario del Consiglio per il Discernimento. Mentre proprio l’ex presidente Khatami ha annunciato la propria rinuncia a correre “per non spezzare il voto riformista”.
Contro di loro Ahmadinejad ha deciso di ricorrere allo slogan “noi possiamo”. Ma il presidente iraniano non è il primo a prendere ispirazione dalla trionfale campagna di Obama. A destra come a sinistra. Basti pensare al “Si può fare” del suo ammiratore Walter Veltroni, ma anche al sito presentato da Benjamin Netanyahu nelle scorse elezioni israeliane, praticamente un calco di quello obamiano. Perché quando c’è da guadagnare voti, anche un’idea di chi la pensa in modo completamente diverso può venire utile.
- Martedì 28 Aprile 2009
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