Archivio di Aprile, 2009
Era una delle sue grandi priorità durante la campagna elettorale del 2007, ora per Sarkozy è giunto il tempo di passare dalla parola ai fatti. Oggi, il presidente francese presenterà un progetto attesissimo tra i 12 milioni di cittadini che risiedono nella regione parigina. L’operazione si chiama Grand Paris, un progetto per decongestionare una metropoli divorata dal centralismo giacobino dello Stato francese e riassettare una rete di trasporti che vede le popolazioni periferiche emarginate dalla capitale. Come François Mitterand con la Piramide del Louvre o il quartiere affaristico della Défense, Sarkozy vuole lasciare un’impronta napoleonica sulla capitale.
In occasione della presentazione di dieci progetti architettonici sul Grand Paris, presso la Cité de l’architecure et du patrimoine, il presidente francese esporrà la sua visione del futuro urbanistico dell’Ile-de-France elaborata assieme al sottosegretario con delega allo sviluppo della regione parigina, Christian Leblanc. Per oltre un anno, gli studi di architettura sollecitati dall’Eliseo hanno avuto come missione quella di riflettere sui trasporti e il disequilibrio socio-economico e spaziale tra Parigi e le sue periferie.
tra gli architetti chiamati a raccolta ci sono l’ultimo vincitore del Premio Pritzker Jean Nouvel, l’architetto delle banlieue Roland Castro, il britannico Richard Rogers, l’olandese Winy Maas e Christian de Portzamparc.
Il oro lavoro deciderà sul futuro di 11,4 milioni di abitanti, i quali ora rischiano di ritrovarsi schiacciati nello scontro frontale che oppone il governo di Sarkozy (centrodestra) e i sindaci del centrosinistra, maggioritari nell’Ile-de-France.
A un anno delle elezioni regionali, la tensione è già alle stelle. Dal canto suo, Christian Blanc ha annunciato nel marzo scorso la creazione di una nuova linea metropolitana automotica con l’obiettivo di connettere i vari poli economici che circondano la capitale, gli aeroporti e le stazioni ferroviarie TGV. Questa rete, di una lunghezza pari a 130 chilometri, prevede dai 10 ai 12 anni di lavori per un costo cmplessivo di 15-20 miliardi di euro. E poi c’è l’idea del presidente della Regione Ile-de-France, Jean-Paul Huchon, che punta invece su una rete metropolitana più ravvicinata alle porte della capitale. “Oggi le periferie della Seine-Saint-Denis o del Val-de-Marne sono ancora emarginate” sostiene Huchon. “Sebbene la distanza che separa la città di Saint-Denis da La Courneuve è di pochi chilometri, per recarsi da un centro urbano all’altro è più conveniente passare per il centro di Parigi”. Un’assurdità che Bertrand Delanoé intende combattere a modo suo. In una lettera aperta pubblicata su Le Figaro, il sindaco di Parigi propone di guidare un’iniziativa intercomunale battezzata “Paris Metropole” con l’incarico di federare i comuni dell’Ile-de-France attraverso “la concertazione”. Nel concreto, significa creare “un atelier degli spostamenti metropolitani” capeggiato da un “comitato di pilotaggio politico” coadiuvato da dieci studi di architetti del Grand Paris, le agenzie urbanistiche, il sindacato dei trasporti della regione e le grandi imprese.
Al di là degli scontri politici, i parigini chiedono gesti concreti. In un recente sondaggio, 81 per cento dei residenti dell’Ile-de-France mette l’organizzazione dei trasporti in cima delle loro priorità, seguito dallo sviluppo economico della regione (77 per cento). Per il 55 per cento delle persone interrogate il progetto Grand Paris deve essere pilotato dai comuni chiamati in causa.
Qui la foto gallery di Le Monde con i progetti per il Grand Paris.
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Primo decesso negli Stati Uniti causato dal virus della febbre suina: il Centro per la Prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) ha reso noto che un bambino di 23 mesi è morto nello stato americano del Texas. In Germania sono saliti a tre i casi di contagio da influenza suina accertati. Lo riferisce l’istituto Robert Koch. La presenza del virus H1N1 è stata confermata su una 22enne ricoverata dopo un viaggio in Messico in un ospedale di Amburgo con sintomi simili all’influenza. I primi test sono stati effettuati dall’Istituto Bernhard Nocht della città anseatica. Il secondo caso confermato riguarda, secondo il Robert Koch Institut, un uomo alla soglia dei quaranta, visitato presso la clinica universitaria di Ratisbona. Contagiata anche una donna di 37 anni, anche lei rientrata dal Paese centroamericano. Le prime diagnosi sono state fatte dall’Università di Ratisbona. Oltre a ciò, conclude l’istituto, ci sono altri casi sospetti in diversi Laender in corso di accertametno.
In Spagna sono ormai dieci i casi accertati, dei quali sei in Catalogna. E tra questi c’è il primo caso europeo di contagio non da animale: si tratta del compagno di una ragazza che aveva viaggiato in Messico nelle scorse settimane. Solo due di questi però sono ricoverati in ospedale. La maggioranza sta a casa e la loro situazione viene definita in miglioramento.
Un caso sospetto di influenza suina sarebbe stato riscontrato nel salernitano. Secondo quanto si è appreso, un uomo di ritorno dal Messico avrebbe, infatti, accusato alcuni sintomi tipici dell’influenza. Malessere che ha convinto i sanitari a trasferirlo presso l’ospedale napoletano Cotugno, specializzato in malattie infettive. I sanitari del nosocomio partenopeo sono stati allertati, ma il malato ancora non è giunto nella struttura sanitaria.
L’H1N1, il virus della febbre suina che ha colpito il Messico e si sta diffondendo in altri Paesi è, al momento, meno aggressivo del normale virus influenzale. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, a margine della prima assembla dell’Alleanza ospedali italiani nel mondo a Roma. “Il virus - ha detto - si sta dimostrando molto poco aggressivo. È vero che i microrganismi possono sempre mutare, ma sembrerebbe che l’attuale livello di aggressività dell’H1N1 sia inferiore a quello di una normale influenza”, anche stando al fatto che i casi segnalati negli Stati Uniti stanno avendo tutti una evoluzione positiva. Vero è, comunque, che il virus, pur debole, potrebbe “arrivare a brevissimo anche in Italia. Se anche così fosse - ha aggiunto Fazio - una lieve influenza penso che non rappresenti un problema per la popolazione”.
In serata l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha alzato il livello d’allerta a cinque. La fase cinque è a un solo passo dalla pandemia (livello sei). E’ caratterizzata dalla diffusione del virus da uomo a uomo in almeno due paesi in una regione dell’Oms. Mentre la maggior parte delle nazioni non è ancora colpita in questa fase, la dichiarazione di fase cinque è ”un forte segnale - spiega l’Oms nei suoi documenti - che una pandemia è imminente e che il tempo per completare l’organizzazione, la comunicazione e la messa in atto delle previste misure di attenuazione è breve”.
La MAPPA con le segnalazioni dell’Oms e la MAPPA con le segnalazioni raccolte da un ricercatore biomedico di Pittsburg
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Li festeggerà con una diretta televisiva in prime time, alle 8 della sera; una conferenza stampa dallo Studio Ovale, mandata in diretta da tutti i grandi network: a parte la Fox.
Che ha giustificato la decisione, spiegando che Barack Obama ha già “rivoluzionato” per tre volte i palinsesti serali, compreso il Discorso sullo Stato dell’Unione in febbraio.
Così, la televisione di Rupert Murdoch, farà vedere il botta e risposta con i giornalisti in occasione dei primi 100 giorni da Presidente degli Stati Uniti, solo sul canale news e business, perché su quello generalista andrà in onda il dramma “Lie to Me”, (Bugie). Una scelta che ha sorpreso la Casa Bianca, ma non troppo. A parte questo piccolo “incidente” con il magnate dell’editoria mondiale, che notoriamente non ama il presidente democratico, Barack Obama si appresta ad affrontare questo suo primo traguardo con un discreto carico di giudizi positivi, (entusiastici, se si pensa al suo elettorato) da parte dell’opinione pubblica americana, che diventano commenti favorevoli, ma conditi da una notevole dose di prudenza nei confronti del suo operato, se si vanno a sfogliare i grandi giornali statunitensi. La Luna di Miele sembra durare tra il Presidente e il suo paese, ma il futuro è così gravido di incognite e difficoltà che nessuno nasconde come Barack Obama dovrà essere giudicato nella sua qualità di “capitano” solo quando farà uscire (se riuscirà a farlo) la nave degli Stati Uniti dalle secche in cui è finita, a causa della crisi economica e alla guerre in Iraq e Afghanistan. Nessuno mette in dubbio il suo carisma, la sua capacità di leadership, ma i media più importanti non vogliono pagare assegni in bianco.
Questa prudenza, è quella dimostrata dal Time. Il prestigioso settimanale si è lanciato in una storia di copertina, spiegando che il nuovo inquilino dello Studio Ovale, non “solo ha parlato di un nuovo modo di fare politica, ma ha anche proposto un nuovo sistema di valori agli americani”. I risultati legislativi raggiunti, dice il Time , sono stati “stupefacenti”. Come “Roosevelt e Reagan, Barack Obama è riuscito a cambiare lo spirito della nazione più di qualsiasi altra cosa”. Ma, aggiunge la rivista, sono molti i quesiti, le domande, perchè questo feeling, nel prossimo futuro, può mutare molto velocemente e sfumare: e alla fine, “questi primi mesi corrono il rischio di apparire a un certo punto, presagio di disastri, soprattutto se gli interventi sull’economia risulteranno inefficaci”. Già perchè la crisi e l’attivismo con cui Barack Obama l’ha affrontata sono stati il leit motiv di questa “Honeymoon” con gli americani. Questo dinamismo (ma anche queste difficoltà, scrive l’altra grande settimanale a stelle e strisce, Newsweek) ha permesso al presidente di “marcare punti “tanti quanto riuscì a fare F.D.Roosevelt durante gli anni della Grande Depressione.
Lui dice che vuole fare “ciò che può funzionare” per risolvere i problemi, si legge in un editoriale. “Il fatto è che noi non sappiamo ancora cosa succederà. E se le sue scelte siano quelle giuste”. Per ora ha dimostrato di “avere gli strumenti per ricoprire il ruolo”, chiosa Newsweek. I primi 100 giorni hanno confermato sicuramente una cosa: Barack Obama è sempre più una star globale, una Brand internazionale che “comanda e direziona” l’attenzione dei media, scrive in un lungo reportage dall’interno della Casa Bianca, la rivista on line Politico.com. Che riporta alcuni commenti dei più stretti collaboratori del presidente. Che chiedono all’America di avere pazienza e fiducia. Il traguardo dei 100 giorni sembra diventare solo una prima tappa del lungo viaggio del mandato presidenziale. Per ora, gli americani dicono che, per loro, la direzione è giusta.
Lo afferma in un sondaggio commissionato dall’Associated Press il 48% degli intervistati (contro il 44, una percentuale lievemente inferiore), mentre invece il 64% delle persone interpellate approva , la politica del presidente. Il bilancio di questi primi 100 giorni è il pane quotidiano di tutti i blog che si occupano di politica, dove i commenti sono migliaia. E non tutti favorevoli.
Lì, in quelle pagine elettroniche spuntano anche i giudizi duri degli elettori repubblicani. Come quelli apparsi sul Los Angeles Times, dove, per esempio, Jim scrive che “Obama è solo uno scherzo “un brutto scherzo”. Perchè ha fatto passare un pacchetto di stimolo dell’economia che porterà il paese alla bancarotta. E perchè, scrive invece Fred, tutte le sue promesse non verranno mantenute. Barack Obama dovrà tenere conto anche dei loro giudizi quando mercoledì sera apparirà davanti alle telecamere per raccontare i suoi primi 100 giorni. Visti da dietro la scrivania dello Studio Ovale, probabilmente, più che una “Luna di Miele” sono sembrati un difficile percorso ad ostacoli.

Mahmoud Ahmadinejad prende spunto da Obama. Non per l’oratoria nè per il messaggio di dialogo tra civiltà, però. Anzi, da questo punto di vista il presidente iraniano continua, come ha dimostrato nel corso della conferenza sul razzismo di Ginevra, a propagandare l’odio verso Israele. Però in campagna elettorale copia lo slogan che ha fatto le fortune del suo collega americano: Yes, we can. Che in farsi diventa “Ma mitavanim”.
Ahmadinejad si prepara alle elezioni presidenziali del prossimo 12 giugno e c’è da aspettarsi che il suo atteggiamento in ambito internazionale non si ammorbidirà, almeno pubblicamente, per non deludere la sua base elettorale. Quattro anni fa la vittoria dell’attuale presidente, allora un outsider e sindaco di Teheran, fu favorita da una campagna particolarmente efficace, che lo dipingeva come un uomo umile, venuto da una famiglia media e che era in grado di capire le necessità della gente comune, al contrario del suo avversario, l’ex presidente Rafsanjani, considerato più corrotto dal potere.
Adesso l’ex ingegnere dovrà vedersela soprattutto con il candidato principale dei riformisti Mir Hossein Mussaiwi, che secondo un sondaggio del sito iraniandiplomacy viene considerato più competente in politica estera. Mentre la candidatura dell’ ex ministro dell’Interno del primo governo di Mohammad Khatami, l’hojjatulislam Abdollah Nuri, appare ormai tramontata, si è invece affacciata sul panorama elettorale quella di Mohsen Reza’i, l’ex comandante della Guardia Rivoluzionaria (Sepah-e Pasdaran) e attuale segretario del Consiglio per il Discernimento. Mentre proprio l’ex presidente Khatami ha annunciato la propria rinuncia a correre “per non spezzare il voto riformista”.
Contro di loro Ahmadinejad ha deciso di ricorrere allo slogan “noi possiamo”. Ma il presidente iraniano non è il primo a prendere ispirazione dalla trionfale campagna di Obama. A destra come a sinistra. Basti pensare al “Si può fare” del suo ammiratore Walter Veltroni, ma anche al sito presentato da Benjamin Netanyahu nelle scorse elezioni israeliane, praticamente un calco di quello obamiano. Perché quando c’è da guadagnare voti, anche un’idea di chi la pensa in modo completamente diverso può venire utile.
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“Non si chiamerà più influenza da suini, ma abbiamo deciso di chiamarla Nuova influenza”. Lo ha detto oggi ai cronisti a Bruxelles la commissaria europea alla Sanità, Androulla Vassiliou, precisando che “la definizione influenza da suini dava un’idea sbagliata nei confronti della carne di maiale, il cui consumo è sicuro purchè sia cotta”. La Commissione Ue giudica inoltre per ora prematura ogni misura di restrizione dei viaggi verso i paesi colpiti dall’influenza da suini, ma sottolinea che la questione sarà discussa giovedì nella riunione straordinaria dei ministri della Salute a Lussemburgo. Intanto il portavoce dell’Oms Gregory Hartl ha dichiarato oggi a Ginevra che “se casi di trasmissione indigena (non importata) saranno formalmente confermati negli Stati Uniti o in Canada si potrebbe passare alla fase di allerta cinque”. Casi di trasmissione indigena (non importati) da persona a persona dell’influenza da suini sono accerati in Messico e ce ne sono di probabili negli Stati Uniti e forse in Canada, ha affermato Hartl. Ieri, di fronte al diffondersi della malattia, l’Oms ha alzato il livello del rischio di pandemia da tre a quattro, su una scala di sei. I casi di influenza da suini a New York sembrano costituire una trasmissione da uomo a uomo sul posto, ha detto Hartl. E questo significherebbe appunto l’esistenza di un focolaio indigeno fuori dal Messico.
Emergenza in California - Assieme al Messico, il paese più colpito risultano i vicini del nord: gli Stati Uniti. In particolare la California, dove il governatore Schwarzenegger ha proclamato lo stato di emergenza di fronte all’accertamento di dieci casi. Non ci sono ancora vittime negli Usa, dove i casi accertati sono una settantina, ma il medico legale di Los Angeles sta investigando sulla morte sospetta per complicazioni respiratorie di due uomini deceduti nei giorni scorsi.
Il presidente Barack Obama ha chiesto al Congresso di stanziare 1,5 miliardi di dollari per combattere l’epidemia. Serviranno a ”rafforzare le capacità” del paese di rispondere all’influenza da suini e per far fronte ad eventuali emergenze sanitarie, ma non sono il segno di un aumento della preoccupazione, ha detto il portavoce Robert Gibbs osservando che la lotta all’influenza richiede ”prudente pianificazione”, ma non panico.
Anche in Cina ci sono diverse persone sospettate di essere portatrici del virus dell’influenza da suini, sono in osservazione. Lo ha reso noto oggi Hans Troedsson, rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel Paese.
Mentre è effettivamente contagiato da influenza da suini il giovane israeliano rientrato la settimana scorsa dal Messico e poi ricoverato nell’ospedale Laniado di Natanya (a nord di Tel Aviv). Lo ha confermato il ministero israeliano della Sanità. Le condizioni del malato, Tomer Wajim, sono buone ma resta ancora in isolamento, ha aggiunto il ministero.
Il governo neozelandese invece ha reso noto che sono stati diagnosticati i primi tre casi di influenza da suini tra gli oltre 50 pazienti ricoverati nel paese. Lo ha detto il ministro della Sanità, Tony Ryall. I tre casi riguardano un gruppo di liceali tornati sabato scorso dal Messico, dove sono stati contagiati dal virus H1N1 dell’influenza da suini.
In evoluzione la situazione in Europa. Gli aeroporti spagnoli sono in stato di allerta per evitare la diffusione della Nuova influenza: prima dello sbarco i passeggeri provenienti dal Messico, ma anche quelli che arrivano da Stati Uniti, Canada, Colombia, Nuova Zelanda, Francia e Israele devono riempire un formulario del ministero della Salute, mentre a terra si moltiplicano i controlli di personale sanitario e polizia. Lo riferisce l’edizione online del quotidiano El Mundo. Secondo il nuovo ministro della Salute Trinidad Jimenez la Spagna è stato il “primo paese del mondo” a prendere queste iniziative, anticipando le direttive Oms. Fonti del ministero hanno inoltre dichiarato all’Ansa che i voli verso i paesi a rischio e quelli tra la penisola iberica e le Canarie - più lunghi e quindi più a rischio se ci fosse un caso a bordo - saranno dotati di materiale per la protezione respiratoria dei passeggeri, come mascherine, guanti e camici per impedire la diffusione del virus. Il ministero inizierà presto anche a distribuire raccomandazioni sanitarie negli aeroporti mentre sta pensando di introdurre rilevatori di temperatura corporea per individuare i passeggeri con febbre, uno dei sintomi dell’influenza.
Tuttavia l’Oms ha fatto sapere che nella lotta all’influenza da suini i controlli alle frontiere e agli aeroporti “non funzionano”. Lo ha affermato oggi a Ginevra un portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’Oms inoltre non raccomanda restrizioni ai viaggi o la chiusura di frontiere, ha aggiunto il portavoce Gregory Hartl parlando alla stampa. Nel 2003, in occasione della crisi per la Sindrome respiratoria acuta (Sras) i controlli alle frontiere dei viaggiatori non si sono rivelati efficaci ed i costi economici di tale misure sono risultati ben superiori ai vantaggi per la salute pubblica, ha spiegato Hartl. Persone contagiate ma che ancora non presentano sintomi della malattia potrebbero facilmente passare le frontiere malgrado i controlli delle telecamere sensibili alle temperature, ha aggiunto. In compenso si può avere la tosse o la febbre per tanti altri motivi.
Potrebbe tuttavia essere “prudente” per alcuni governi raccomandare ai propri cittadini di pensarci bene prima di recarsi nelle destinazioni colpite, ha aggiunto Hartl. Inoltre, le persone malate dovrebbero rinviare i viaggi internazionali e chiunque sviluppi sintomi in seguito ad un viaggio all’estero dovreebbe recarsi da un medico. Per ora il virus “non ha mostrato resistenza all’oseltamivir e zanamivir, ed è quindi curabile con questi due antivirali”. Solo il Messico ha segnalato casi mortali. Secondo i criteri usati dall’Oms, un totale di 73 casi di influenza da suini sono stati ufficialmente notificati nel mondo, di cui 40 negli Usa, 26 in Messico, 6 in Canada e 1 in Spagna. I decessi dovuti al nuovo virus sono 7, tutti in Messico. L’Oms - ha spiegato il portavoce - registra solo i casi ufficialmente notificati e confermati da analisi di laboratorio.
La Francia sconsiglia “vivamente” i viaggi in Messico. Venti casi sospetti sono “in corso di analisi” nel Paese nel quadro della vigilanza istituita per l’epidemia di influenza dei suini. In totale, da sabato scorso, 107 persone sono state segnalate in Francia in rientro dal Messico con sintomi simili all’influenza.
Primo caso sospetto di influenza suina anche in Austria, dove una donna tornata da un soggiorno nel Messico avverte sintomi analoghi a quelli della febbre. Lo riferisce il sito internet dell’emittente radiotelevisiva pubblica Orf, ma le autorità non hanno finora confermato il caso. Secondo l’Orf, la donna di 28 anni viene curata all’ospedale di Steyr, in Alta Austria. La donna è già stata sottoposta al test rapido, che tuttavia dev’essere ancora analizzato a Vienna. Soltanto dopo si saprà dire con esattezza, se la paziente soffre di febbre suina o di un’influenza normale.
In Italia “alle 16 di oggi sono 11 i casi sospetti di influenza suina riscontrati. I test effettuati hanno escluso però che si tratti di virus AH1N1″. Lo ha affermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nel corso dell’informativa al Senato sull’influenza da suini. Il ministro ha spiegato che i casi riguardano persone rientrate da poco da viaggi in Messico.
Intanto sono state più di 3 mila le telefonate dei cittadini al numero verde 1500 attivato dal ministero della Salute sull’influenza da suini. In poco più di 6 ore dall’attivazione del servizio gli esperti hanno risposto soprattutto sulle richieste di informazione su modalità di trasmissione dell’infezione, sul consumo di carne suina e sui rischi per viaggi.
La paura per la Nuova influenza però fa salire gli accessi in uno dei maggiori centri di infettivologia d’Italia, l’ospedale Luigi Sacco di Milano. Un aumento comunque sotto controllo, più lieve rispetto a quello che si attendevano gli esperti. “C’è stato un aumento di accessi”, spiega Giuliano Rizzardini, direttore del dipartimento malattie infettive, “ma rispetto alle notizie apparse sulla stampa mi aspettavo di peggio: tutto sommato c’è stato solo un po’ di iper-afflusso, ma meno di quello che ci si poteva immaginare. Evidentemente la gente è più informata e il messaggio del ministero della Salute è stato sufficientemente tranquillizzante”.
“Ieri è arrivata un po’ di gente”, aggiunge, è venuta anche senza veri criteri, ma non bisogna fare confusione: il test per questo virus specifico non è ancora disponibile. Al momento c’è rischio se si arriva dal Messico con febbre e sintomi respiratori. Ad ogni modo si può fare riferimento anche al medico di base, che valuterà il caso e deciderà se sono necessari approfondimenti”. L’Ospedale Sacco, che è il centro di riferimento anche per l’Expo 2015, è facilmente raggiungibile dall’aeroporto di Malpensa, e questo lo ha reso anche un osservatorio privilegiato per diverse malattie infettive come ad esempio la Sars (grave sindrome respiratoria “esplosa” nel 2002).
Il ministro del Welfare Sacconi, intervistato a Faccia a faccia su Radio Tre, ha inoltre precisato che “la situazione è sotto controllo nella sua possibile evoluzione o involuzione. L’Italia è un paese particolarmente attrezzato anche per una buona diffusione dell’igiene pubblica, che è un requisito fondamentale, mentre in Messico non è sempre garantita e questo diventa veicolo di diffusione. Non dobbiamo sottovalutare il problema, ma allo stesso tempo non creare allarmismi che allo stato non risultino giustificati”, ha aggiunto Sacconi, a margine della presentazione della giornata nazionale del malato oncologico.
“Basti pensare a quanto è successo con l’aviaria”, ha continuato, “per essere avvertiti della necessità di non ripetere reazioni sproporzionate. L’Italia è preparata” per quel che riguarda la predisposizione di farmaci per affrontare e rispondere all’emergenza della Nuova influenza, aggiunge il ministro.
Sacconi ha definito questo problema “con caratteristiche potenzialmente globali ed è quindi importante coordinare le azioni”. Il ministero del Welfare ha dato incarico all’Istituto farmaceutico militare di Firenze di procedere all’incapsulamento delle scorte in polvere degli antivirali sensibili all’influenza da suini. Lo ha annunciato il sottosegretario Fazio nel corso della trasmissione Panorama del giorno andata in onda su Canale 5. “Le 40 milioni di dosi a nostra disposizione”, ha spiegato, “servono per trattare quattro milioni di cittadini. Dieci milioni di dosi sono pronte e trenta milioni da confezionare in capsule. Il motivo di questo è stata una decisione presa dal governo precedente ma giustissima: siccome il prodotto in polvere ha una durata media di dieci anni e in capsule solo di tre anni, se fosse stato acquistato due anni fa in capsule tra un anno scadrebbe”.
Contraddittorie, imprecise e incomplete. Così il Codacons giudica le informazioni che vengono diffuse sull’influenza dei suini. “Le istituzioni tendono a rassicurare i consumatori, così come gli allevatori e gli esperti sanitari”, spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi, “ma le informazioni che vengono fornite sono spesso contraddittorie. Per fare un esempio”, conclude Rienzi, “si garantisce con assoluta certezza che non esiste alcun rischio di ammalarsi mangiando carne di maiale o prodotti derivanti da carne suina, ma al tempo stesso si raccomanda vivamente di consumare tale carne solo previa cottura ad almeno 70 gradi”.
Saranno infine distribuiti oggi ai passeggeri da e per gli Stati Uniti e Messico, all’aeroporto di Fiumicino, i primi i primi opuscoli approntati dal ministero della Salute con i consigli per i viaggiatori in partenza e in arrivo dalle aree colpite da influenza da suini. Sugli opuscoli, oltre ad essere illustrate alcune informazioni sulle infezioni da virusi dell’influenza suina, sono indicate alcune raccomandazioni: evitare la visita di mercati o di fattorie in cui si può venire a contatto con i suini; consumare cibi a base di carne suina solo dopo accurata cottura; evitare di portare le mani a contatto con occhi, naso e bocca; lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con detergenti a base di alcol.
La MAPPA con le segnalazioni dell’Oms e la MAPPA con le segnalazioni raccolte da un ricercatore biomedico di Pittsburg

L’ospedale di Barcellona dove sono ricoverati quattro casi di sospetta febbre suina
BARCELLONA - La febbre è già arrivata, la psicosi può attendere. In Spagna, primo paese europeo a registrare casi di influenza suina, sono già 25 i casi “sotto osservazione speciale”. Adesso sono due i contagi accertati, un ventitreenne di Albacete che aveva visitato il Messico e il nuovo caso, confermato oggi: un giovane di 24 anni ricoverato in un ospedale di Valencia. Ma i medici non sono preoccupati: “Data l’evoluzione dello stato del paziente, sarà fatto uscire nelle prossime ore” ha informato il ministero della Sanità spagnolo. Il ventenne di Albacete è ricoverato dal 22 aprile e secondo quanto comunicato dalla ministra della Sanità spagnola Trinidad Jimenez “la sua situazione è sotto controllo”. Nelle prossime ore però il numero potrebbe crescere. La maggioranza dei pazienti che presentano i sintomi del morbo si trovano in Catalogna. Sono undici. Di questi, quattro sono all’Hospital Clinic di Barcellona, dove il personale medico informa che “Si tratta di quattro casi sotto osservazione che per precauzione sono stati tenuti in isolamento”. I risultati delle analisi dovrebbero arrivare domani da Madrid. Sono persone che presentano alcuni tratti in comune: “Sono tutti giovani sotto i trent’anni e hanno visitato il Messico nel corso degli ultimi quindici giorni”, dice la responsabile della comunicazione dell’Ospedale. Alla reception, alla domanda se siano arrivate molte segnalazioni, fanno sapere che la maggior parte delle persone chiamano per ottenere informazioni e si rivolgono poi al medico di famiglia se accusano i sintomi di un’influenza. Per ora, non si vedono mascherine, nonostante davanti all’ospedale siano appostate le troupe televisive in attesa di poterle filmare. Dove si vedono invece è all’aeroporto: i passeggeri provenienti da Messico e Stati Uniti vengono sottoposti a controlli supplementari e devono compilare un formulario. Ma la maggior parte di loro si mostra tranquilla e dice di aver messo la mascherina solo per precauzione, perché a Città del Messico c’è davvero un’atmosfera “apocalittica”. La vigilanza intanto è stata estesa dai passeggeri provenienti dal Messico a quelli che arrivano da Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Colombia, Francia e Israele.
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La MAPPA con le segnalazioni dell’Oms e la MAPPA con le segnalazioni raccolte da un ricercatore biomedico di Pittsburg
Il bilancio provvisorio dell’epidemia di influenza da suini in Messico sale da 149 a 152 morti. Lo ha annunciato il ministro della Sanità messicano, Josè Angel Cordova. Che in una dichiarazione precedente aveva evocato un possibile rallentamento nel ritmo dei decessi a causa dell’influenza dei suini.
Quella degli Stati Uniti resta comunque l’area più colpita, dopo il Messico, dall’epidemia influenzale. Gli esami di laboratorio hanno confermato 40 casi in cinque diversi stati (almeno 28 a New York, 11 in California, 2 in Texas, 2 in Kansas e 1 in Ohio). Il sindaco di New York, Michael Bloomberg ha detto che nella scuola del quartiere Queens, dove sono stati riscontrati i casi di influenza, potrebbero essere 100 gli studenti colpiti dalla sindrome influenzale. “Abbiamo un unico focolaio di influenza in città ed è in quella scuola”, ha detto il sindaco aggiungendo che tutti gli studenti colpiti hanno sintomi leggeri e, quel che è importante, nessuno mostra segni di peggioramento”. In totale sono 6 i casi confermati in Canada. In giornata le autorità di Atlanta hanno annunciato un ammonimento ai cittadini americani a non recarsi in Messico, “se non per motivi di forza maggiore”.
I cittadini europei sono invitati ad evitare i viaggi non essenziali verso le aree direttamente interessate dall’epidemia di influenza da suini. Lo ha detto la Commissaria Ue alla Sanità Androulla Vassiliou, al suo arrivo a Lussemburgo per un incontro con i ministri degli Esteri della Ue. La commissaria ha riferito ai giornalisti che sarà questa una delle prime misure che saranno prese dal consiglio straordinario dei ministri della sanità che è stato convocato per giovedì prossimo, nel pomeriggio. La commissaria è giunta a Lussemburgo per discutere della situazione dell’epidemia con i ministri degli esteri della Ue, che intendono procedere “in modo coordinato” a livello europeo.
Intanto in Italia, a Venezia, una donna di 31 anni originaria del Veneto orientale è stata ricoverata in isolamento nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Venezia per sospetta influenza suina. La donna era appena rientrata da San Diego in California con febbre alta ed è stata sottoposta in via precauzionale a tutti gli accertamenti del caso. L’allarme è scattato ieri sera, quando la signora, con febbre molto alta, ha chiamato il 118. La giovane donna ha riferito ai sanitari di essere appena rientrata da San Diego - zona nella quale si sono verificati alcuni casi di influenza suina - e pertanto è scattato il protocollo di misure precauzionali. Un campione di sangue è stato inviato all’Università di Padova per essere sottoposto a un test molto veloce capace di riconoscere in breve tempo l’eventuale ceppo del virus dell’ influenza suina A-H1N1. “I sintomi sono simili a quelli dell’influenza tradizionale”, spiega il primario di Malattie infettive Enzo Raise, “mal di gola, febbre elevata e dolori articolari, patologie ben controllabili con i farmaci di cui disponiamo. La signora sta abbastanza bene e non corre alcun rischio. Seguiamo con sufficiente tranquillità l’evolversi della situazione. I cittadini devono ricordare che i casi decesso sono accaduti in zone periferiche della megalopoli messicana con scarsissima assistenza sanitaria”.
“Nell’Ulss 12 veneziana”, spiega il direttore del Dipartimento prevenzione Rocco Sciarrone, “non abbiamo avuto ad ora alcuna segnalazione di malattia conclamata. Attendiamo il test sulla signora ricoverata a Venezia, le cui condizioni tuttavia non destano preoccupazione. D’intesa con il servizio veterinario abbiamo monitorato gli allevamenti di suini presenti nel nostro territorio e possiamo dire con soddisfazione che non ci sono evidenze di malattia”. Al momento “non sono stati segnalati casi confermati di influenza ’suina’ nel nostro Paese e non si è ravvisata la necessità di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere”, precisa in ogni caso il ministero del Welfare.
Il riepilogo della situazione internazionale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e diffuso dal ministero, è il seguente: in Messico 20 casi confermati in laboratorio di influenza suina A/H1N1 (oltre mille casi sospetti segnalati e 149 decessi); negli Stati Uniti i casi confermati sono 40 (28 a New York, 7 in California, 2 in Texas, 2 in Kansas e 1 in Ohio) e non è stato segnalato alcun decesso. Oggi è giunta la conferma di 4 casi confermati in Canada e 1 in Spagna. Presso il Ministero del Welfare sono stoccate quaranta milioni di dosi di farmaci antivirali. Più precisamente sono disponibili circa dieci milioni di dosi di farmaco Zanamivir (Relenza) e 60mila dosi di farmaco Oseltamivir (Tamiflu) pronte per l’assunzione. Lo precisa lo stesso dicastero.
Sono inoltre disponibili circa 30 milioni di dosi di Tamiflu sotto forma di polvere, per l’incapsulamento della quale è già stato dato mandato all’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Tale polvere, peraltro, sottolinea il ministero del Welfare, “può essere assunta, in estrema emergenza, in soluzione liquida”. Il ministero segnala, infine, che l’Italia dispone di un preciso Piano concordato con gli altri Stati dell’Unione Europea di preparazione e risposta ad un’eventuale pandemia influenzale.
Sarà attivo da domani mattina a partire dalle ore 8.00 il numero di pubblica utilità del Ministero del Welfare, 1500, a cui i cittadini viaggiatori si potranno rivolgere per ricevere informazioni sull’influenza suina. Al numero 1500, che sarà attivo tutti i giorni dalle ore 8.00 alle ore 20.00, risponderanno medici ed esperti del ministero appositamente formati. Il ministero sin dal 24 aprile ha riunito in seduta permanente una Task Force di esperti e continua a monitorare ora per ora l’evolversi della situazione in collegamento con gli organismi europei e internazionali.
“Nessun rischio per la carne di maiale”: la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SITI) tranquillizza su possibili contagi alimentari dell’influenza suina. “Le notizie provenienti dalle autorità sanitarie internazionali”, spiega Carlo Signorelli, vicepresidente della SITI, “rivelano la diffusione di un’epidemia simile alla nota influenza stagionale con trasmissione per via aerea ma non particolarmente aggressiva. Teniamo conto che le morti sono avvenute in un paese come il Messico di livello complessivo igienico-sanitario e assistenziale molto più carente rispetto ai paesi industrializzati”.
Per SITI “il sistema di allerta e le strutture di prevenzione e cura del nostro Paese sono in grado di far fronte efficacemente a questo problema sanitario come avvenuto in passato per altri casi simili”. “Mangiare carne di maiale non rappresenta assolutamente un rischio di contagio per l’influenza da suini”, ha aggiunto la commissaria Ue alla Sanità, Androulla Vassiliou, durante lo scambio di vedute avute oggi con i ministri degli Esteri a Lussemburgo. La commissaria ha invece espresso preoccupazioni soprattutto per i frequent flyer, cioè per chi viaggia di frequente.
In Europa sono 12 i casi sospetti di influenza da suini, concentrati in Spagna, Francia e Gran Bretagna (Scozia). Lo rendono noto i Centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc). Tutti i casi sospetti, informano gli Ecdc, sono sotto osservazione e tutti sono tornati dal Messico. Gli esperti europei ritengono che, nonostante il virus dell’influenza da suini sia noto da tempo, la diffusione attuale “è insolita” e pertanto “richiede vigilanza”, considerando “le potenziali implicazioni per la sanità pubblica”.
L’Unione europea sta seguendo attentamente la situazione della pandemia, è pronta a prendere tutte le misure che saranno necessarie per tutelare i cittadini ed invita ad evitare “false informazioni e allarmismi” nell’opinione pubblica. Questo il messaggio lanciato dai ministri degli Esteri della Ue, nel loro incontro, oggi a Lussemburgo, con la commissaria Ue alla sanità Vassiliou.
“La Commissione europea”, assicura Vassiliou, “ha risposto rapidamente all’attuale minaccia alla sanità pubblica, non appena la situazione è stata identificata e comunicata dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Sin da venerdì”, ha spiegato, “siamo in contatto con gli Stati membri, con le nostre delegazioni in Messico e con gli Stati Uniti e il Canada. Stiamo dunque monitorando da vicino l’evoluzione della situazione attraverso tutti i canali di informazione e il meccanismo messo in piedi in passato, anche grazie all’esperienza fatta durante la crisi dell’influenza aviaria”.
La commissaria Ue ha quindi sottolineato come Bruxelles “ha convocato intorno al tavolo tutti gli attori che nell’Ue e al di fuori dell’Ue sono responsabili al più alto livello sul fronte delle misure necessarie per rispondere a situazioni di emergenza e di crisi come questa”. Vassiliou ha quindi spiegato la necessità di “essere estremamente prudenti nel valutare l’attuale situazione, per capire con precisione il meccanismo di trasmissione del virus, valutare il pericolo potenziale per la salute dei cittadini e i mezzi necessari per trattare i pazienti, come vaccini e antivirali”.
L’influenza da suini è “causa di preoccupazione” per gli Stati Uniti. Lo ha detto il presidente Barack Obama in un discorso all’Accademia Nazionale delle Scienze. L’amministrazione Obama “sta seguendo con attenzione” gli sviluppi dell’influenza da suini, ma “non c’è ragione di allarme”, ha aggiunto il presidente, usando il riferimento ai focolai di epidemia come esempio del perché gli investimenti nella scienza “non sono un lusso” che gli Stati Uniti in recessione non possono permettersi.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)ha alzato il livello di allerta per l’epidemia da tre a quattro. L’organizzazione di Ginevra ha rivisto la portata della scala di allerta per cui il livello 4 su 6 significa un incremento significativo di pandemia.
Nel Regno Unito invece sono stati denunciati 25 casi di sospetti contagi da influenza da suini: lo ha detto in una comunicazione alla camera dei Comuni il ministro della Sanità britannico Alan Johnson, precisando che su questi casi “sono in corso accertamenti”. Il ministro ha spiegato che test iniziali su 8 di queste persone hanno dato esito negativo, mentre 14 vengono testate dalle strutture sanitarie locali. Su tre vengono invece svolti “test specialistici”.
Mentre altri venti studenti del liceo di New York dove già otto teen ager erano rimasti contagiati dall’influenza suina hanno contratto la malattia: lo hanno annunciato alla Cnn fonti federali. I venti nuovi casi fanno salire a 40 i casi accertati finora negli Usa dell’epidemia che in Messico ha provocato oltre cento morti. La scuola al centro del focolaio newyorchese e’ la St. Francis Prep, un liceo cattolico di Queens.
Richard Besser, il direttore facente funzione dei Centri per il controlo e la prevenzione dei delle malattie (Cdc) di Atlanta, ha però dichiarato alla Cnn che l’allerta dell’Unione Europea per i viaggi negli Stati Uniti a causa della febbre suina è ingiustificata. “Stiamo cercando altri casi e mi aspetto che ne troveremo altri e che troveremo casi più gravi e casi meno gravi. A questo punto non metterei restrizioni di viaggi per chi viene negli Stati Uniti”, ha detto Besser.
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La MAPPA globale aggiornata con el ultime notizie e segnalazioni dell’Oms (in inglese. Parole chiave: “H1N1″, “swine flu”)
La MAPPA con le segnalazioni raccolte da un ricercatore biomedico di Pittsburg
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