L’allarme in California risuona forte e chiaro: bisogna fare qualcosa o per Hollywood i momenti di gloria potrebbero essere giunti al termine. Prima la sfida di Bollywood, poi gli studios degli altri stati, infine la crisi economica: il momento è duro e a Los Angeles rischiano di ritrovarsi senza film da girare. Con conseguenze pesanti per lo Stato, che perderebbe gli introiti delle tasse garantiti dale pellicole, ma soprattutto per le migliaia di dipendenti dell’indotto del mondo del cinema.
I numeri sono impietosi: se nel 2008 a Los Angeles le major hanno girato 21 film (e già i due mesi di sciopero degli autori avevano contribuito a decurtare le produzioni), per il 2009 ne sono previsti soltanto otto. Nel 1996, erano 71. E così migliaia di tecnici, di truccatori, di autisti, parrucchieri,costumisti, all’improvviso si sono trovati con molto meno lavoro a disposizione. Anche chi, come Bruce McCleery, uno dei tecnici delle luci più in vista di Hollywood, per 25 anni difficilmente ha avuto modo di prendersi un giorno libero, impegnato com’era in film come Indipendence Day o Mission Impossible III, ora ha “molto più tempo” per se stesso.
“Ho potuto finalmente anche farmi sistemare un’anca che mi dava fastidio da 20 anni. Quasi mi dispiace di non avere altri malanni da farmi sistemare” ha ironizzato. “Ora, per tirare avanti in tempi migliori, mi occupo delle luci in spot sportivi”. Come lui, tanti altri: gli studios preferiscono girare in New Mexico o Utah. O addirittura, come ha fatto Clint Eastwood per il suo Grand Torino, in Michigan.
Ma la crisi non riguarda soltanto i lavoratori dell’indotto: anche per le super star i tempi si fanno più difficili. Nicolas Cage, per esempio, ha dovuto accettare una riduzione della paga per gli ultimi episodi di una serie sui tesori nazionali, mentre Mickey Rourke, nonostante il successo di The Wrestler al Festival del cinema di Venezia, ha ricevuto un’offerta di “soli” 250mila dollari per comparire in Iron Man II. Jim Carey, addirittura, ha dovuto accettare di essere pagato per Yes Man solo dopo che il film ha raggiunto un incasso tale da coprire tutte le spese.
E se per anni i governi della California si sono rifiutati di dare il via a incentive fiscali come altri stati, ora - dopo che alla concorrenza si è aggiunta anche New York - hanno deciso di concedere sconti ai film con un budget sotto i 75 milioni di dollari per riprendersi parte degli studios “fuggiti” altrove. “C’è un campanello d’allarme che sta suonando e rischiamo veramente di uscire dal business dei film - ha detto Paul Audley, numero uno del gruppo no-profit Film La - Ma se recuperiamo parte delle perdite più recenti, possiamo rimanere i numeri uno sul mercato”. Per ora, sembra un grande se.
- Venerdì 1 Maggio 2009

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