A Baghdad nelle ultime due settimane è tornata la paura. Bombe contro gli sciiti una dietro l’altra, 150 morti e un futuro incerto dopo mesi di speranza e di normalizzazione, con lo spettro degli scontri fra sciiti e sunniti di nuovo dietro l’angolo. E l’esercito del Mahdi, guidato da Moqtada Al Sadr, pronto a scendere di nuovo in strada come nel 2006. “Aspettiamo solo l’ordine e siamo pronti a riscendere nelle strade per combattere ancora”, sussurrano gli ex-miliziani nelle strade irachene. Dopo il cessate il fuoco unilaterale dichiarato da Moqtada Al Sadr un anno fa, il suo gruppo di uomini si è ritirato in buon ordine, mentre l’esercito ufficiale iniziava a prendere il controllo della situazione assieme alle forze americane e inglesi dopo il Surge. Ora, con questi nuovi attentati che sembrano essere diretti verso la popolazione scita, gli uomini sono in subbuglio. “L’Armata del Mahdi è fuori dalle strade per ordine dello stesso al-Sadr – ha spiegato Abu Zaid, uno degli ex combattenti – Basta che lui dica una sola parola e siamo pronti. Fino ad allora, chiunque di noi vada per la strada portando armi, lo trattiamo alla stregua di un nemico”.
Nonostante questo, le forze di sicurezza irachene sono già all’opera: troppi attentati e troppe voci si succedono. “Ci sono informazioni che i nostri nemici stanno raccogliendo le loro forze – ha detto il Generale di brigata Faisal Malik Mohsen – Questo vale per l’armata del Mahdi, per i militanti sunniti e anche per Al Qaeda”. Eppure, anche se dovessero tornare per le strade, gli uomini di al-Sadr sarebbero probabilmente meno efficaci che in passato: grazie all’aiuto degli americani e all’addestramento ricevuto, ora le forze di sicurezza irakene controllano zone prima strettamente nelle mani dei miliziani, come Sadr City nella capitale o il porto di Basra. “Tuttavia ci stiamo preparando – ha continuato il comandante della polizia di Baghdad – Perché la minaccia è concreta”.
Concreta, ma meno che in passato: gli scontri settari difficilmente riusciranno a riprendere con la violenza degli scorsi anni. È cambiato il clima politico e il governo di Nouri al-Maliki è sempre più legittimato sia al di là delle frontiere che all’interno e grosse comunità, sia sciite che sunnite, collaborano all’opera delle autorità. Per questo, nonostante attacchi che fanno temere un’escalation di violenza contro gli sciiti, più che un ritorno dell’Esercito del Mahdi è probabile un intervento deciso della politica, anche se rimane l’incognita di come sarà colmato il vuoto di potere lasciato dal ritiro dei soldati americani. Tutto sembra essere nelle mani di al-Sadr e «solo lui deciderà se il cessate il fuoco (che ha garantito una tranquillità relativa all’Irak nell’ultimo anno) sarà confermato”, come ha spiegato Likha al-Yasheen, una parlamentare a lui vicina. Insomma, una buona fetta dei prossimi mesi di Baghdad passa per le mani di un uomo solo.
- Domenica 3 Maggio 2009

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