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da Amman, Giordania
Una «religione sfigurata», «costretta a servire l’ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l’abuso». Una religione manipolata dall’ideologia, strumentalizzata a «scopi politici», presa a pretesto per violenze e divisioni. Il secondo giorno del viaggio del Papa in Medio Oriente è il giorno della denuncia. Visita tre luoghi simbolo e si rivolge a ebrei, musulmani e cristiani: il Monte Nebo, dove il Signore mostrò a Mosé la Terra Promessa, la grande moschea Al-Hussein Bin Talal di Amman e la cattedrale greco-melkita di san Giorgio.
Il momento più intenso è la visita della grande moschea di Amman, il secondo luogo di culto islamico visitato da Benedetto XVI nel corso del suo pontificato, dopo la moschea Blu di Istanbul. Con coraggio il Papa riprende il tema del contestato discorso di Ratisbona nel 2006, cioè la denuncia della violenza commessa in nome della religione e il richiamo ad allargare gli orizzonti della fede con la forza della ragione. «Il contrasto di tensioni e divisioni fra seguaci di differenti tradizioni religiose purtroppo non può essere negato», ammette il Papa. Ma chiede, provocatoriamente: «Tuttavia, non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società?».
Di fronte al pontefice ci sono i capi religiosi musulmani, il corpo diplomatico e il principe Ghazi Bin Talal, cugino del re Abdallah II, suo principale consigliere per le questioni religiose. Fu proprio il principe Ghazi a guidare i 138 intellettuali musulmani che scrissero al papa dopo Ratisbona. Oggi il principe ringrazia il Vaticano per aver chiarito che le parole del Papa sono state «semplificate» e una «citazione accademica» è stata «malintesa». Benedetto XVI riallaccia il filo di quel discorso, ma stavolta con parole che non si prestano a strumentalizzazioni: il Papa sollecita cristiani e musulmani ad assumersi il compito di «coltivare per il bene, nel contesto della fede e della verità, il vasto potenziale della ragione umana».
Ratzinger invita perciò a cristiani e musulmani, accompagnati dalla forza della ragione, «a cercare tutto ciò che è giusto e retto», a «oltrepassare i nostri interessi particolari e a incoraggiare gli altri, particolarmente gli amministratori e i leader sociali, a fare lo stesso al fine di assaporare la soddisfazione profonda di servire il bene comune, anche a spese personali». Ma, in nome della comune ragione illuminata dalla fede nel Dio unico, il Papa raccomanda pure a cristiani e musulmani di collaborare per difendere i «diritti umani universali», primo fra questo «il diritto alla libertà religiosa». E a combattere non soltanto la «perversione della religione», ma anche «la corruzione della libertà umana, il restringersi e l’obnubilarsi della mente».
Lo stesso invito viene rivolto agli ebrei. Sul Monte Nebo, il monte di Mosè, dove anche Giovanni Paolo II nel 2000 si affacciò per contemplare la vallata che si apre fino a Gerusalemme, Benedetto XVI ribadisce «l’inseparabile vincolo che unisce la Chiesa al popolo ebreo» e riafferma con forza «il desiderio di superare ogni ostacolo che si frappone alla riconciliazione fra cristiani ed ebrei, nel rispetto reciproco e nella cooperazione al servizio della pace».
Il Papa ha ricordato anche il dramma dell’Iraq. La Giordania infatti, dallo scoppio del conflitto iracheno, ha dovuto far fronte all’arrivo di almeno 700mila profughi tra cui oltre 70mila cristiani. Per questo Ratzinger è stato raggiunto ad Amman dal patriarca di Baghdad, Emmanuel III Delly accompagnato da un gruppo di rifugiati. Il pontefice ha fatto appello alla comunità internazionale affinché, insieme con i leader politici e religiosi locali, prosegua nello sforzo di «promuovere la pace e la riconciliazione» e compia «tutto ciò che è possibile per assicurare all’antica comunità cristiana di quella nobile terra il fondamentale diritto di pacifica coesistenza con i propri concittadini».
LEGGI ANCHE: Il Papa è in Giordania - BenedettoXVI chiede “alleanza di civiltà” tra Islam e Occidente
- Sabato 9 Maggio 2009
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Commenti
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Il 9 Maggio 2009 alle 23:40 shift ha scritto:
Il Papa è stato coraggioso a fare una simile esortazione proprio davanti ai musulmani, ma sono sicuro che le sue parole sono cadute nel vuoto, almeno dalla parte musulmana.
Mi meraviglia che un teologo della forza di Benedetto XVI° voglia ignorare che la religione musulmana si basa sulla SOTTOMISSIONE cieca ed assoluta a ciò che gli prescrive il corano.
Le sue parole sono sicuramente state accolte dai musulmani come quelle del capo dei cristiani, cioè una religione che essi dichiarano falsa e deviata, così come false e deviate sono considerate le prediche del Papa cristiano.
Di conseguenza se ne faranno un baffo anche se si sono “scomodati” per sentirle, mentre possono aver colpito i cuori e le menti dei cristiani locali e mondiali.
Un vero rapporto unilaterale senza senso, nella vana speranza di portare alla ragione chi ha abbandonato il buon senso, abbracciando una fede esclusivista e fanatica come quella islamica.
Un simile discorso può solo che illudere i cristiani sulla loro sorte e sui rapporti con gli islamici, di sicuro gli islamici continueranno come prima e più di prima.
Chi vivrà vedrà, basta dare tempo al tempo.
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