
LEGGI ANCHE: Un fiore bianco per le donne iraniane
La voce arriva concitata dall’altro capo della cornetta. “ Sì, abbiamo le conferma della sua liberazione. Sto andando in carcere a prenderla per riportarla a casa”. Reza Saberi ha pochi secondi, e poca voglia di parlare adesso con un estraneo, che gli piomba via telefono dall’altra parte del mondo, mentre lui si sta dirigendo verso il carcere dove è detenuta sua figlia Roxana, pochi minuti dopo aver ricevuto la notizia che la giornalista iraniano -americana potrà essere presto scarcerata. La conversazione dura qualche secondo, prima di che Reza Saberi ci dica che, per ora non ha molto altro da dire, dandoci appuntamento a più tardi. Che Roxana Saberi potesse essere liberata entro poco tempo lo si era capito già nelle scorse ore.
Il suo avvocato difensore, Abdolsamad Khoramshahi, ieri, al termine del processo d’appello - che si era celebrato con due giorni di anticipo rispetto alla data prefissata - si era mostrato molto ottimista. “Abbiamo buone speranze. Speriamo in cambiamenti sostanziali rispetto alle decisioni prese in primo grado”, aveva detto il legale alla stampa all’uscita del tribunale di Teheran. Il dibattimento, ieri, si è tenuto a portechiuse e a differenza del primo processo - che era durato solo un’ora - si è svolto in un clima molto più disteso e l’avvocato di Roxasa Saberi ha avuto il tempo e la possibilità di argomentare le sue linee di difesa dell’imputata. Lo stesso Reza Saberi, al termine dell’udienza di ieri si era detto ottimista. E, oggi, poco fa, la notizia: la corte ha deciso di ridurre a due annni con la sospensione condizionale, la pena di 8 anni di carcere inflitta nel primo processo. La conseguenza è la sua liberazione immediata. Ma, proprio dentro il dispositivo della sentenza odierna, c’è un importante fattore politico, che spiega quanto sia (stato) gravido di conseguenze il destino di questa fotoreporter con doppio passaporto: iraniano e statunitense.
Il giudice avrebbe scritto che la pena è stata ridotta in quanto gli Stati Uniti non vengono considerati un paese ostile. Un passaggio molto significativo. Un atto distensivo nei confronti di Washington. Per la liberazione di Roxana Saberi si era mossa il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, la quale - un mese fa - aveva fatto recapitare una lettera ufficiale al governo di Teheran per chiedere che la giornalista venisse scarcerata, come segno della volontà di dialogo da parte del regime degli ayatollah nei confronti della nuova amministrazione di Barack Obama. La risposta era stato il processo con la condanna a 8 anni di carcere. Ma, poi, c’era stato l’intervento diretto del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, il quale aveva chiesto un processo di appello Roxasa Saberi. Un gesto che era apparso il preludio ad una conclusione positiva della vicenda. Cosa che poi - almeno per quanto raccontano le prime notizie odierne da Teheran - è avvenuta.
La sentenza del tribunale, sembra essere stata detta più dalla diplomazia che dalla giurisprudenza, confermando, indirettamente, che l’arresto e la detenzione di Roxana Saberi siano stati un “caso politico internazionale”. Le porte del carcere si sono aperte anche grazie alla determinazione della famiglia di Roxana, e in particolare del padre, e della madre Akiko, che si sono esposti in prima persona per difendere la figlia. E grazie alla mobilitazione internazionale, alle veglie e ai sit in di protesta che si sono tenuti in diversi paesi occidentali per la sua scarcerazione. Ora, Roxana, secondo i suoi legali, potrà lasciare l’Iran e tornare negli Stati Uniti. Portando con sé, con il suo ritorno, un messaggio di distensione alla Casa Bianca, firmato dagli Ayatollah. Sarà il preludio di un dialogo più proficuo sui temi più scottanti, come quello della corsa iraniana al nucleare?
- Lunedì 11 Maggio 2009
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Il 12 Maggio 2009 alle 18:29 Scarcerata la Saberi. Il padre a Panorama.it: “Rimarrà in Iran” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Risponde al telefono e quando sente che è un giornalista dice con calma: “No, grazie. Nessuna intervista. Vogliamo solo stare tranquilli. Le posso solo dire che lei sta bene. E che rimarrà qui in Iran”. Reza Saberi da un paio di ore ha potuto riabbracciare sua figlia Roxana. In sottofondo, si sentono le voci di due donne che parlano. Probabilmente sono quelle della madre e della ragazza, appena uscita di prigione. “Sta bene, sta bene. Rimarrà qui, grazie a tutti, ma non vogliamo parlare con i media, almeno per adesso”. La sua voce ora è molto più rilassata rispetto a quella che avevamo sentito all’inizio del pomeriggio, subito dopo la diffusione della notizia della scarcerazione dei Roxana Saberi, quando, interpellato da Panorama.it aveva confermato che la reporter sarebbe uscita di lì a poco dal carcere: “Sì, stiamo andando andando in carcere a prenderla per riportarla a casa”. Reza Saberi aveva pochi secondi, e poca voglia di parlare con un estraneo, che gli piombava via telefono dall’altra parte del mondo, mentre lui si stava dirigendo verso il carcere dove era detenuta sua figlia. [...]
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