Da Gerusalemme - Il quinto giorno del pellegrinaggio del Papa in Terra Santa è il giorno della preghiera per la pace. Al Muro Occidentale di Gerusalemme, più noto come Muro del Pianto, Benedetto XVI ripete il gesto che era stato di Giovanni Paolo II nel 2000: dopo essersi raccolto in preghiera infila un biglietto nelle fessure del Muro con un’accorata invocazione per la pace in Terra Santa: “Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, ascolta il grido degli afflitti, degli impauriti, dei disperati, manda la Tua pace su questa Terra Santa, sul Medio Oriente, sull’intera famiglia umana”.
L’appello del Muftì di Gerusalemme Pochi minuti prima, visitando il più antico monumento islamico in Terra Santa, la Cupola della Roccia, Benedetto XVI rivolto al Mufti di Gerusalemme Mohammed Hussein, lancia l’appello a “superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le generazioni che verranno”. Da parte sua il Muftì chiede al Papa di “operare attivamente perché cessi l’aggressione israeliana contro i palestinesi” e Ratzinger risponde con l’invito rivolto a cattolici, ebrei e musulmani a operare “instancabilmente per salvaguardare i cuori umani dall’odio, dalla rabbia o dalla vendetta”.
La denuncia del Patriarca dei Latini Nel pomeriggio il pontefice si reca nella valle di Josaphat, alle pendici di Gerusalemme, dove si trovava l’orto del Getsemani, luogo dell’agonia di Gesù prima di salire al Calvario. La valle è inondata dal sole quando arriva Benedetto XVI. Lo attendono migliaia di fedeli. Nel dare il benvenuto al Papa, il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, elenca i drammi dei due popoli: “Assistiamo da una parte all’agonia del popolo palestinese, che sogna di vivere in uno Stato palestinese libero e indipendente ma non ci arriva; e assistiamo dall’altra parte all’agonia di un popolo israeliano che sogna una vita normale nella pace e nella sicurezza, ma nonostante la sua potenza mediatici e militare non ci arriva”. Con forza Twal denuncia anche la situazione dei “rifugiati senza speranza di ritorno”, quella delle “vedove il cui marito è stato vittima di violenza” e l’emergenza delle “numerose famiglie di questa città che tutti i giorni vedono le loro case demolite col pretesto che esse sono state costruite illegalmente, allorquando tutta la situazione generale è illegale e non riceve soluzione”.
La preghiera del Papa Il Papa raccoglie il grido di aiuto del Patriarca e, lungamente applaudito dalla folla, scandisce: “In questa Santa Città la speranza continua a combattere la disperazione, la frustrazione e il cinismo, mentre la pace, che è dono e chiamata di Dio, continua ad essere minacciata dall’egoismo, dal conflitto, dalla divisione e dal peso delle passate offese”. Perciò con forza Benedetto XVI chiede alle autorità di “rispettare e sostenere la presenza cristiana in Palestina”. E conclude con un nuovo appello per la pace rivolto a tutte le religioni: “Come un microcosmo del nostro mondo globalizzato, questa Città deve essere un luogo che insegna l’universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, l’ignoranza e la paura che li alimenta, siano superati dall’onestà, dall’integrità e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l’ingiustizia. I credenti in un Dio di misericordia - si qualifichino essi Ebrei, Cristiani o Musulmani - devono essere i primi a promuovere questa cultura della riconciliazione e della pace”.
- Martedì 12 Maggio 2009
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Il 26 Maggio 2010 alle 21:15 Notizie dai blog su Ii pellegrinaggio nazionale dei papaboys in terra santa: vieni con noi dal 18 al 22 giugno! ha scritto:
[...] Il Papa a Gerusalemme: Dio, manda la tua pace su questa Terra Santa Da Gerusalemme - Il quinto giorno del pellegrinaggio del Papa in Terra Santa è il giorno della preghiera per la pace. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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