Il suo è un sogno, ma anche una promessa. Solenne, e non solo elettorale. Un impegno che ha preso con se stesso, con la sua storia, con quella donna Stanley Ann Dunham, morta a 53 anni per un cancro alle ovaie. Che nelle ultime settimane della sua vita fu costretta a lottare non solo con la malattia - che poi l’avrebbe uccisa - ma anche con le assicurazioni private che non le concedevano cure mediche più costose perché non era nei loro interessi dare finanziamenti a pazienti con patologie che richiedono terapie a lungo, medio periodo. Quella “comune” cittadina statunitense era la madre di Barack Obama e il presidente degli Usa deve aver pensato a lei (e molto) quando è comparso davanti alle telecamere insieme ai dirigenti dell’industria farmaceutica e delle grandi compagni d’assicurazione, delle associazione dei medici e del settore sanitario che erano andati a incontrarlo alla Casa Bianca per discutere della riforma sanitaria.
“Non mi fermerò fino a quando il mio sogno (che tutti gli americani abbiano accesso alle cure mediche) verrà esaudito” ha detto, dopo aver definito “storico” quel momento. E questo aggettivo non è stato usato solo come artificio retorico. I capi del settore sanitario statunitense si sono recati da Obama per offrirgli (come lui aveva richiesto) un piano di risparmio di 2000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Una proposta di riduzione della crescita dei costi che dovrebbe contribuire al finanziamento del piano di riforma “sognata” dal presidente. “I conti della sanità sono fuori controllo e limitarli è essenziale per il futuro della nostra economia” ha detto Barack Obama. “Spendiamo per la sanità più di qualsiasi altra nazione sulla terra e nonostante ciò, ci sono 46 milioni di americani che non hanno alcun tipo di assicurazione medica. Non è possibile continuare così” - ha aggiunto, sottolineando il fatto che il summit tenuto nella sua residenza “sarebbe stato impensabile fino a poco tempo fa”.
Già perché le grandi industrie farmaceutiche e le catene ospedaliere e si sono sempre dette contrarie ad ogni riforma del sistema sociale che andasse ad intaccare i loro interessi economici. E che ora, invece, dopo aver capito di essere a rischio a causa della crisi economica, hanno accettato di “dialogare” sul delicato tema. Secondo molti commentatori, la strategia di Barack Obama di costruzione del consenso attorno al suo progetto potrebbe garantire la sua realizzazione. Il presidente ha deciso di non ingaggiare una battaglia frontale contro Big Pharma, al contrario di quanto fece Bill (e Hillary) Clinton all’inizio del suo mandato negli anni ‘90, quando le lobby farmaceutiche ebbero la meglio al Congresso, affondando la proposta che l’allora inquilino della Casa Bianca chiese di realizzare all’allora First Lady.
Obama segue il suo stile e ha deciso di coinvolgere “il nemico” nel processo decisionale. Atteggiamento molto apprezzato. Anche perché, l’industria farmaceutica pensa di poter così comunque condizionare le future scelte dell’amministrazione e del Congresso. Diversi sono i punti di possibile attrito tra Barack Obama e i suoi interlocutori, ma dopo l’incontro alla Casa Bianca gli angoli possono essere smussati. Le difficoltà appianate. Ma il presidente non deve guardarsi solo dal complicato confronto con loro. L’altro grande nemico del sogno sanitario di Obama è la crisi economica. Il ministero del tesoro ha diffuso i dati rispetto alla previsioni dell’andamento di spesa per due programmi fondamentali del welfare state statunitense, entrambi collegati alla sanità e al sistema pensionistico: Medicare e Social Security. Secondo il rapporto, i soldi per finanziarli finiranno nel 2017 invece che nel 2019 per il primo e nel 2037 (invece che 2041) per il secondo. L’insolvenza è dietro l’angolo. I due programmi — che interessano 50 milioni di persone — sono in difficoltà a causa della recessione. La disoccupazione ha provocato milioni di disoccupati che, in questo momento non pagano le tasse necessarie a finanziare Medicare e Social Security.
Per Barack Obama un altro masso lungo la strada per la realizzazione del suo sogno “sociale”. Il presidente spera nella strategia del Consensus building (che coinvolga Big Pharma, ma anche i repubblicani al Congresso) per arrivare all’obiettivo di varare una riforma sanitaria in poco tempo. A tutti i costi.
- Mercoledì 13 Maggio 2009

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Commenti
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Il 22 Luglio 2009 alle 16:04 Riforma sanitaria: per Obama è il momento della verità » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Barack Obama si gioca numerose delle carte dei suoi primi sei mesi da presidente, e molte di quelle che ha ancora nel suo mazzo (per gli anni a venire del suo mandato), questa sera in prime time, in una attessissima conferenza stampa, mandata in onda dai principali network televisivi. Dovrà convincere un’opinione pubblica sempre più scettica, dei legislatori sempre più dubbiosi, delle lobby (farmaceutiche) sempre più contrarie che la sua Riforma del Sistema nazionale sanitario è quella giusta. Ed è sempre più necessaria. [...]
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