Un campo prufgi nella Repubblica democratica del Congo
È una tragica beffa, uno dei tanti dolorosi paradossi che accompagnano la storia d’Africa zeppa di violenza ed emergenze. A trasportare gli aiuti alle popolazioni colpite dalle guerre civili e dai disastri naturali sono gli stessi aerei sui quali viaggiano le armi, la droga, ma anche pietre preziose e altre materi prime di contrabbando che alimentano quei conflitti.
A denunciarlo è un dettagliato rapporto del Sipri di Stoccolma, il Stockholm International Peace Research Institute, che ha tracciato un quadro dei traffici illeciti delle compagnie, spesso le sole disposte a volare in certe zone del continente nero, cui hanno fatto ricorso negli anni l’Onu, le ong e perfino governi di stati membri della Nato per trasportare gli aiuti. Il ministero degli Esteri francese stima che l’80 per cento dei rifornimenti illegali di armi leggere e di piccolo calibro, le più usate nelle guerre d’Africa, siano distribuiti per via aerea: l’unica possibilità in aree vaste, prive di strade e al centro degli scontri quali il Darfur, l’est della Repubblica Democratica del Congo, il sud Sudan o la Repubblica Centrafricana. Molte di queste consegne sono documentate nei rapporti delle Nazioni Unite sul rispetto dell’embargo alla vendita di materiale bellico a paesi come Somalia o al Sudan. Nel frattempo, però, in un altro ufficio del Palazzo di Vetro c’è chi firma contratti con le stesse compagnie aeree coinvolte nel traffico d’armi, per il trasporto di aiuti umanitari, caschi blu, materiale logistico.
“Esistono società che operano su più continenti, con base in Medio oriente e Asia centrale, altre prevalentemente africane” chiarisce Mark Bromley, autore insieme a Hugh Griffiths del rapporto Sipri (scarica qui il pdf). “In alcuni casi hanno legami con esponenti governativi, in altri con l’esercito”. Un esempio è la Badr Airlines, che ha sede negli Emirati Arabi e in Sudan. Un rapporto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’ha indicata come responsabile di numerose consegne d’armi in Darfur una delle quali, uno stock di fuoristrada equipaggiati con mitragliatori a El Fasher, è stata perfino fotografata, in pieno giorno. Per riuscire in questa vistosta violazione dell’embargo la compagnia ha fatto ricorso al supporto radio dell’esercito sudanese. Alcune delle società basate oppure operanti nella Repubblica democratica del Congo, sono riconducibili all’attuale presidente Joseph Kabila o all’ex vicepresidente Jean Pierre Bemba. Una compagnia ucraina di proprietà del ministro della difesa di Kiev, la Ukrainan Cargo Airways è stata coinvolta per un decennio nel trasporto di truppe, armi e munizioni in molti paesi.
Altre hanno legami più profondi con il crimine organizzato e sono abilissime a cambiare rapidamente sede e ragione sociale pur di mantenere il più possibile opache le attività e il profilo della azienda. In questo era un mago il tagiko Viktor Bout, ” il mercante della morte”, uno dei più grandi trafficanti d’armi di tutti i tempi e principale fornitore di quasi tutti i signori della guerra africani, arrestato a febbraio del 2008 in Thailandia. Non prima che una delle sue compagnie aree fosse stata usata dal Pentagono per trasportare materiale logistico in Iraq ma anche dai francesi durante una missione umanitaria in Congo.
Aerei della famigerata Badr Airlines sono stati usati dalla missione di peacekeeping dell’Onu in Sudan, anche dopo che il Consiglio di Sicurezza aveva raccomandato la messa al bando della compagnia a causa delle violazioni all’embargo sulle armi. Un altro personaggio chiave Tomislav Damnjanovic, serbo e proprietario di Air Tomisko (ultima di una serie di altre compagnie, non proprio limpide, sulla falsariga del modello Bout) che ha trafficato in sigarette di contrabbando e materie prime in vari paesi, ma è anche un solerte trasportatore di armi e munizioni per il nuovo esercito iracheno e per conto di paesi membri della Nato. Contractors americani sono ricorsi ai servigi della Aerolift, ritenuta dall’Onu legata agli estremisti islamici somali. Mentre la Astral Aviation, che ha consegnato armi in Liberia durante la guerra, avrebbe nella sua lista di clienti anche alcune tra le maggiori organizzazioni umanitarie, dalla Croce Rossa a Care, da Save the Children a Medecins Sans Frontieres.
“Non vogliamo puntare il dito contro nessuno” continua Bromley. ” Spesso le ong sono costrette a lavorare in tempo ristretti, sotto pressione, con poche risorse a disposizione e non dispongono delle necessarie informazioni per prendere le giuste decisioni. Senza contare che sono in molti quelli disposti a volare in alcune delle aree in cui operano le associzioni umanitarie “. Conferma Sergio Cecchini, responsabile della comunicazione di Medecins Sans Frontieres: «L’anno scorso durante il ciclone che ha colpito Myanmar abbiamo inviato 5 aerei in una settimana, in queste circostanze è fondamentale fare in fretta. Inoltre le agenzie che affittano i cargo non dicono se sul velivolo ci sarà anche qualche altro carico. E per ragioni di sicurezza nessuno può viaggiare nella stiva” precisa Cecchini. “Le uniche notizie di cui disponiamo ora sulle compagnie derivano dal passa parola fra le ong, e certamente ricorrere a una di quelle coinvolte in traffici d’armi è un pericolo concreto per i nostri operatori sul campo prima ancora che un danno d’immagine”. La soluzione secondo gli esperti del Sipri passa proprio da una migliore condivisione delle informazioni sulle varie società e da un più stretto controllo degli standard di sicurezza aerea, che specialmente in Africa sono ignorati con conseguenze fatali: non sono rari gli incidenti che coinvolgono velivoli delle compagnie più discusse. Ma soprattto, ritiene Bromley, sarebbe importante creare una sorta di white list, facendo pressione su alcune di queste società, quelle che non fanno dei traffici illeciti il principale business, e obbligarle a scegliere: o caricate solo merci legali o perdete la possibilità di trasportare aiuti umanitari. Un giro d’affari piuttosto cospicuo, visto che affittare un Ilyushin può costare a un’ong tra i 100 e i 200 mila euro a viaggio.
- Giovedì 14 Maggio 2009

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Commenti
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Il 14 Maggio 2009 alle 11:24 Africa: armi e aiuti volano sugli aerei della vergogna | PioveSolidarietà ha scritto:
[...] continua a leggere [...]
Il 14 Maggio 2009 alle 22:23 Africa « Sottoosservazione’s Blog ha scritto:
[...] http://blog.panorama.it/mondo/.....-vergogna/ [...]
Il 25 Maggio 2009 alle 16:30 Africa: armi e aiuti volano sugli aerei della vergogna : :: Twende Onlus :: ha scritto:
[...] [FONTE] [...]
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