- Tags: India, Jayalalitha, Kumari Mayawati
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Due donne, oltre al leader del Congresso Sonia Gandhi, potrebbero decidere le sorti del prossimo governo indiano: Kumari Mayawati, la ‘regina dei dalit’ (i fuori casta) che governa l’Uttar Pradesh (190 milioni di abitanti) e Jayalalitha, la tamil ex primo ministro dello Stato sudorientale del Tamil Nadu (62 milioni di abitanti) e a capo dell’All India Anna Dravida Munnetra Kazhagam (AIADMK), un partito autonomista sospettato di legami troppo stretti con le Tigri Tamil nel nord dello Sri Lanka.
Ad entrambe guardano sia il Bjp, i nazionalisti indù di destra, che il Congresso, il partito Stato dei Nehru-Ghandi. La prima (Kumari Mayawati) può aspirare ad essere primo ministro (anche se la cosa sembra difficile) nel caso di vittoria del Bjp, ma l’ipotesi è più improbabile in caso di vittoria del Congresso, vista la rivalità con Sonia Ghandi. La seconda, invece, potrebbe sicuramente aspirare a cariche di governo, dal momento che ha perso le elezioni per la carica di primo ministro dello Stato meridionale indiano.
Se il Congresso dovesse formare il governo, un ruolo importante potrebbe assumerlo Shashi Taroor, volto nuovo della politica indiana, giornalista ed ex attivista dei diritti umani. Ex Vicesegretario generale delle Nazioni Unite Taroor era indicato anche come possibile nuovo segretario generale del palazzo di vetro prima che l’incarico fosse affidato al coreano Ban Ki-moon.
Sul fronte Bjp, l’ultrà Narendra Modi potrebbe avere un incarico di governo importante, anche se l’attuale governatore dello Stato del Gujarat, molto amato dalla classe industriale e imprenditoriale del Paese, difficilmente lascerà il suo Stato, dove è padre-padrone, per un posto governativo. Modi aspira ad essere il nuovo leader del partito e spera di diventare primo ministro dell’India. Dalla sua Modi ha, oltre all’appoggio dei grandi gruppi industriali, anche l’enorme sviluppo del suo stato e la sua età, 59 anni, una eccezione nella gerontocrazia indiana. L’età potrebbe essere anche un fattore determinate per un posto nel governo anche per Rahul Gandhi, il figlio di Sonia, segretario generale del partito del Congresso. Il giovane rampollo della dinastia Gandhi-Nehru, che molti vorrebbero alla guida del Paese, sta studiando da leader, istruito da sua madre. Un ruolo nel governo potrebbe per lui significare il lancio definitivo nella politica indiana.
Tra gli uscenti, una riconferma, se il Congresso vincerà di nuovo, come indicano i primi sondaggi, la dovrebbe ottenere Palanippam Chidambaran, ex ministro delle Finanze per quasi tutta la legislatura e poi ministro dell’Interno dopo gli attentati di Mumbai. Chidambaram è apprezzato per la sua preparazione e professionalità oltre che per il suo carattere pacato. Tra gli ex ministri cerca gloria anche Lalu Prasad Yadav, ex padre-padrone del Bihar. Il Congresso pare abbia stretto un accordo con il suo rivale di sempre, Nitish Kumar, lasciandolo alla porta. Ma lui, l’unico ministro delle Ferrovie che è riuscito, pur migliorando il servizio della più grossa impresa statale del mondo, a evitare perdite e a presentare utili, è alla finestra e spera, battagliero, in un riavvicinamento.
- Giovedì 14 Maggio 2009
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Il 16 Maggio 2009 alle 9:43 India, Sonia Gandhi vince le elezioni » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Lo scrutinio dei voti elettronici relativi ai 543 seggi della Lok Sabha che venivano rinnovati (due sono di nomina presidenziale) è terminato con la conferma di una chiara vittoria del partito del Congresso e della coalizione Upa, guidati da Sonia Gandhi, nei confronti della coalizione di opposizione Nda coordinata dal partito nazionalista indu Barathyia Janata Party (Bjp). In attesa della comunicazione ufficiale della Commissione elettorale, l’unica valida per stabilire i rapporti di forza fra i partiti, l’emittente “all news” Ndtv ha proposto la seguente ripartizione: 245 seggi per Upa 245, 157 per l’Nda, 93 per il Terzo fronte e 33 per il Quarto fronte 33. altri piccoli partiti conquistano 15 seggi. Oltre all’opposizione di centro-destra del Bjp, hanno preso quote importanti di voti il Terzo fronte (coalizione di partiti di sinistra e centro-sinistra nata a marzo contro il bipartitismo) disposta ad una alleanza con l’Upa ed il Congresso. Da segnalare infine il Quarto fronte, anch’esso di recente formazione, che riunisce alcune personalità di peso di centro-sinistra dello scenario politico indiano come Mulayam Singh Yadav, leader del partito Samajwadi forte in Uttar Pradesh, e Lalu Prasad Yadav, già potente ministro delle Ferrovie del governo uscente. [...]
Il 16 Maggio 2009 alle 11:27 India, Sonia Gandhi vince le elezioni « Ilcorsarorosso ha scritto:
[...] Lo scrutinio dei voti elettronici relativi ai 543 seggi della Lok Sabha che venivano rinnovati (due sono di nomina presidenziale) è terminato con la conferma di una chiara vittoria del partito del Congresso e della coalizione Upa, guidati da Sonia Gandhi, nei confronti della coalizione di opposizione Nda coordinata dal partito nazionalista indu Barathyia Janata Party (Bjp). In attesa della comunicazione ufficiale della Commissione elettorale, l’unica valida per stabilire i rapporti di forza fra i partiti, l’emittente “all news” Ndtv ha proposto la seguente ripartizione: 245 seggi per Upa 245, 157 per l’Nda, 93 per il Terzo fronte e 33 per il Quarto fronte 33. altri piccoli partiti conquistano 15 seggi. Oltre all’opposizione di centro-destra del Bjp, hanno preso quote importanti di voti il Terzo fronte (coalizione di partiti di sinistra e centro-sinistra nata a marzo contro il bipartitismo) disposta ad una alleanza con l’Upa ed il Congresso. Da segnalare infine il Quarto fronte, anch’esso di recente formazione, che riunisce alcune personalità di peso di centro-sinistra dello scenario politico indiano come Mulayam Singh Yadav, leader del partito Samajwadi forte in Uttar Pradesh, e Lalu Prasad Yadav, già potente ministro delle Ferrovie del governo uscente. [...]
Il 18 Maggio 2009 alle 12:25 Dopo la vittoria del Congresso in India: parla l’esperto » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Secondo Chellaney il risultato delle elezioni è stato in qualche modo scontato: “Il BJP (l’opposizione nazionalista indù, ndr) ha sfidato il Congresso parlando di un irrealistico sgravio fiscale accompagnato da un recupero di capitali indiani all’estero. E i partiti del Terzo Fronte (le sinistre comuniste ndr) si sono presentati come un’alternativa poco credibile su cui gli indiani hanno scelto di non puntare. I partiti regionali sono stati i più penalizzati, e la Mayawaty e la Jayalalitha (rispettivamente la leader intoccabile dell’Uttar Pradesh e quella del partito Tamil, ndr) non avranno nel prossimo Governo il ruolo forte che sognavano di ricoprire”. [...]
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