Dal 2008 un leader straniero che si rechi in visita in Russia deve incontrare due persone: il presidente e il primo ministro. Possono scegliere l’ordine ma piu spesso vanno prima da Putin e poi incontrano Medvedev. Non ha fatto eccezione Silvio Berlusconi, che venerdi è andato a Sochi per discutere con l’”amico” Putin di energia e di importanti progetti. Si è poi trasferito a Mosca per salutare Medvedev e parlare del futuro G8 all’Aquila.
Alla dacia di Sochi Gazprom ha firmato gli accordi con Bulgaria, Grecia e Serbia, assieme a quello con l’Italia per la realizzazione del gasdotto South Stream. Con l’Italia manca ancora l’ultimo tassello (l’accordo Eni-Gazprom) ma - come ha sottolineato Berlusconi - “dovremmo essere felici che un paese amico ci dà la possibilità di avere l’energia di cui abbiamo bisogno”. E per Putin, gli ottimi rapporti tra i due paesi si sono ottenuti “grazie agli sforzi personali del premier Berlusconi”.
“Se avessimo con la Ue e i paesi europei lo stesso rapporto che abbiamo con l’Italia sarebbe un’ottima cosa per lo sviluppo delle nostre relazioni”, ha proseguito Putin. “Se ha avuto questo ruolo nei rapporti tra Italia e Russia, Berlusconi può averlo anche nei rapporti tra Russia e Ue. Poi toccherà a noi fare la nostra parte”.
Dopo aver incassato il ruolo di ambasciatore privilegato dall’amico Vladimir, Silvio si è trovato “in totale sintonia” anche con Dmitri. Scontata l’approvazione di Medvedev sul progetto di spostare il luogo del G8 da Maddalena all’Aquila, dove si affronterà la discussione su una “nuova architettura finanziaria mondiale”.
Per il presidente russo l’attuale sistema basato sulla predominanza del dollaro non è più sufficiente e bisognerebbe “rafforzarlo, creando una moneta di riserva” e in questo contesto non si dovrebbe escludere “l’idea di fare del rublo una moneta di riserva”. E’ una idea che la Russia coltiva già da qualche tempo, e ha cercato di portarla all’ordine del giorno, senza successo, anche allo scorso G20 a Londra. Il suo auspicio è che all’Aquila non nasceranno solo case nuove e più solide, ma anche una nuova architettura finanziaria mondiale che, indebolita dal terremoto della crisi, cresca più robusta e con più tasselli solidi, come le valute dei paesi forti.
Insomma, due incontri importanti, e non di costume, quelli di Berlusconi, che hanno riacceso la solita domanda che si pongono gli osservatori occidentali, come gli stessi russi: chi governa davvero in Russia?
Alla vigilia del primo anno dall’insediamento al Cremlino di Dmitri Medvedev (il 7 maggio) l’istituto indipendente Levada ha fatto un ampio sondaggo sull’argomento. Putin è considerato sempre il politico più potente, con il 30% dei russi convinti che abbia lui il maggior potere, rispetto al 12% che sceglie invece Medvedev. Il 48% ritiene che i due si dividano in maniera equa il potere. “Medvedev solo ora sta cominciando a trasformarsi in un autentico Presidente. Chi è il vero capo è difficile dirlo, questo non lo sa nessuno, fra questi, io penso, gli stessi Putin e Medvedev” racconta a Panorama.it il politologo Fedor Lukjanov, direttore della rivista Russia in Global Affairs. “In generale il peso di Putin come politico supera ancora quello di Medvedev. è un fatto oggettivo. All’inizio Putin è stato la principale fonte di legittimazione di Medvedev che è diventato presidente grazie a lui. Tuttavia il modello della diarchia è stato creato per una situazione economica più florida e in condizioni di crisi è poco probabile che possa rimanere per sempre. Una trasformazione della struttura del potere è in vista, ma per il momento è difficile predire quale. La mia opinione è che Medvedev conquisterà per gradi il primo piano e Putin arretrerà, ma sarà un processo lungo” conclude Lukjanov.
In pubblico i due leader russi mostrano una sintonia pressoché totale (il punto fondamentale della stabilità del paese), anche se talvolta si mandano delle “frecciate”. Dmitri Medvedevha concesso un’intervista a Novaja Gazeta
e ha sottolineato che lui è il presidente e quindi comanda. Ha osato criticare il governo, senza nominare direttamente Putin. “Lavoriamo (rivolto a governo) con molta lentezza, il che è inaccettabile in questo momento”. E il Premier russo ha dovuto rispondere una settimana fa, in un intervista alla stampa giapponese: “La critica è normale. Anche io non sono sempre contento di come operano certi ministeri. Nella crisi l’attività deve essere analizzata attentamente. Così era, cosi sarà”. Ha voluto anche precisare sul tandem politico: “Il presidente Medvedev ed io abbiamo ottimi rapporti. Ogniuno fa il suo lavoro. Ovviamente, abbiamo punti di incrocio. Ma in 17 anni insieme abbiamo stabilito il meccamismo di consultazioni e di creazione di posizioni comuni. Tutto ciò che abbiamo concordato all’inizio del nostro cammino insieme si sta realizzando ora e funziona bene.” E ha risposto chiaramente ad una domanda delicata sul futuro delle elezioni presidenziali del 2012. “Dipende dall’efficienza del nostro operato, io e il presidente Medvedev decideremo cosa fare nel futuro, sia io che lui. Quello che riguarda lui, meglio chiederglielo direttamente ma, ripeto, io lo conosco da molto tempo, e so che lui è una persona molto onesta e guarderà al suo futuro basandosi sull’interesse del paese e sui risultatati del nostro lavoro”. E se così fosse per tanto tempo ancora, i leader mondiali in viaggio in Russia, dovranno rivolgersi a tutti e due, a Vladimir e a Dmitri. Non è un problema, finchè le due teste dell’Aquila guardano nella stessa direzione.
- Lunedì 18 Maggio 2009
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