Prima gli anti abortisti nella cattolicissima Notre Dame, nell’Indiana. E fino a qui, nonostante attacchi magari più pesanti del preventivato, tutto era prevedibile. Ma poi, nei giorni scorsi, Barack Obama si è trovato sotto tiro anche dagli ambientalisti, e questo nessuno lo avrebbe mai pensato. Dopo la blogosfera, il primo gruppo a “rivoltarsi” contro il Presidente in seguito ad un’intervista del New York Times in cui Obama aveva ammesso “di leggerli poco, possono essere fuorvianti e superficiali”, ora sono stati i verdi a scagliarsi contro l’ex senatore dell’Illinois.
Reo, secondo loro, di aver proposto un piano ambientale troppo poco incisivo basato sulla politica e non sulla scienza. “Non è accettabile procedere in questo modo”, ha attaccato Damon Moglen di Green Peace, puntando il dito in particolare contro quella che vede come una concessione enorme alle industrie, ovvero l’innalzamento del tetto delle emissioni di CO2 da 5,7 miliardi di metri cubi a 5,9 ferma restando la soglia del 2020, mentre l’International Panel of Climate Change avrebbe voluto abbassarlo di 1,3 miliardi.
Un piano, quello ambientale, che invece piace alle industrie, inizialmente non tenere con Obama. Ora, invece, i manifatturieri d’America vedono nel piano una possibilità per passare a una produzione più “green” in maniera graduale, benificiandone anche nel fatturato. Insomma, un gioco delle parti in cui il supporto verso Obama viene sempre più dal “centro” e sempre meno dalla “sinistra”. Che lo accusa, sostanzialmente, di fare il voltagabbana. “Non mi sembra ancora il caso di andarlo a cercare col forcone, ma non è questo il cambiamento che ci aspettavamo”, ha scritto sul Washington Post David Corn, il caporedattore di Mother Jones, una rivista vicina alla sinistra radicale. E anche se The Nation i suoi lettori a non fasciarsi la testa dicendo che “Obama si sta comportando da centrista e da pragmatico, ma viviamo in tempi straordinari e il suo può essere il modo giusto per ottenere risultati in un’ottica progressista”, i dubbi iniziano a serpeggiare nei salotti della sinistra americana.
- Mercoledì 20 Maggio 2009

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