Un soldato Usa mentre stupra una detenuta, un interprete che violenta un prigioniero, abusi sessuali sui prigionieri realizzati con un manganello, del filo metallico, un tubo fosforescente; e ancora una donna a cui vengono strappati via gli abiti perche’ mostri il seno.
Sarebbero questi i contenuti delle foto che documentano gli abusi sui detenuti da parte dei soldati Usa tra il 2001 e il 2005 ad Abu Ghraib e in altri sei carceri. Barack Obama non vuole che vengano pubblicate, probabilmente proprio a causa del tema aghiacciante delle immagini. Il “Daily Telegraph” ne ha rivelato il contenuto, intervistando il generale Antonio Taguba, che realizzò un’inchiesta sull’accaduto nel carcere iracheno alle porte di Baghdad.
L’inchiesta pubblicata da Taguba nel 2004 raccolse accuse che denunciavano abusi sessuali, ma non aveva rivelò l’esistenza di fotografie in grado di documentare le violenze. Adesso arriva la conferma da parte del generale Usa, in congedo dal 2007, il quale però si dice d’accordo con lo stop richiesto da Obama: “Queste foto mostrano torture, abusi, stupri ed ogni tipo di atti indecenti”. “Non sono sicuro di quale scopo avrebbe la loro pubblicazione, se non quello puramente legale. E la cnoseguenza sarebbe di mettere in pericolo le nostre truppe, gli unici difensori della nostra politica estera, in un momento in cui ne abbiamo grande bisogno, o quella dei britannici che stanno tentando di garantire la sicurezza in Afghanistan”. “La mera descrizione di queste foto è sufficientemente orribile, potete credermi”.
Ad aprile, il governo di Obama annunciò che avrebbe pubblicato le foto e che non aveva alcun senso ricorrere contro la sentenza a favore della pubblicazione, vinta dall’American Civili Kiberties Union. Poi la marcia indietro: pressato dai vertici militari, Obama ha cambiato idea e ha detto che la pubblicazione potrebbe mettere in pericolo la sicurezza delle truppe statunitensi. Secondo Obama, comunque i protagonisti di questi atti “sono stati identificati, e sono state adottate misure contro di loro”.
- Giovedì 28 Maggio 2009

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Commenti
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Il 17 Aprile 2010 alle 15:15 Notizie dai blog su Le donne vittime di violenze e abusi sessuali ha scritto:
[...] Abu Graib: abusi sessuali e violenze nelle foto bloccate da Obama Un soldato Usa mentre stupra una detenuta, un interprete che violenta un prigioniero, abusi sessuali sui prigionieri realizzati con un manganello, del filo metallico, un tubo fosforescente; e ancora una donna a cui vengono strappati via gli abiti perche’ mostri il seno. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
Il 18 Gennaio 2012 alle 17:29 anna.one ha scritto:
heheheh, e si continua a stuzzicare! :)
Ancora con Abu Ghraib, nulla di nuovo?!
Allora, vediamo…
On August 8th, Italian military officials admitted that Italian soldiers assigned to UN duty in Somalia had also tortured and otherwise abused Somali civilians. According to the Washington Post, “Two generals who led the Italian forces to Somalia resigned in June following publication of graphic reports of sexual violence against a Somali woman, electric torture of a young man and allegations that an officer had murdered a young boy.” Drugs and prostitutes also were allowed to circulate freely among Italian UN troops.
The Italian government assembled a five-member commission of inquiry, which interviewed 145 people and traveled to Africa to interview Somalis who had been tormented by UN troops or witnessed the bestial acts firsthand. The panel’s 46-page report documented that “the criminal events were not just the result of ‘rotten apples’ that you may find in any structure, but were rather the consequence of a stretched line of command and amused compliance toward such high jinks by some junior officers.”
hmmm, sembra siano cose che succedono, per fortuna sporadicamente. Sorvolo sul fatto che questi italiani erano “peacekeepers” e non in guerra come i soldati americani in Iraq e Afghanistan.
Sono atti di alcuni individui non sanzionati dalla legge del loro paese, in questo caso l’Italia che, come nei casi americani punisce severamente i colpevoli.
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