
D’accordo, è un pacifista di lungo corso, uno scrittore schierato nettamente a sinistra che non ha mai lesinato critiche anche aspre ai dirigenti della destra israeliana. Insomma, si sa da che parte sta. Questa volta, però, su La Stampa, Abraham Yehoshua ha centrato il cuore del problema.
Nel discorso di ieri al Cairo Obama ha detto agli uomini di Netanyahu quello che nessun presidente americano aveva mai osato dir prima: che Israele sta sbagliando sulla politica degli insediamenti nella West Bank, che l’America non volterà le spalle alle aspirazioni nazionali dei palestinesi e che la promessa di un semplice autogoverno amministrativo dei Territori che immagina Netanyahu non  è sufficiente. Occorrono secondo Obama - come voleva il vecchio Rabin - due Stati, uno di fianco all’altro, nella pace e nella sicurezza. E occorre riconoscere che “i palestinesi soffrono da sessant’anni nella ricerca di una patria e vivono una situazione di umiliazioni quotidiane intollerabile”.
Non è un caso che, ieri, dopo aver vivisezionato i passaggi di Obama sull’Iran e sui palestinesi, il più indispettito, secondo le indiscrezioni, fosse proprio il premier del Likud. E non è un caso che i dirigenti di Hamas abbiano invece accolto con qualche favore i “toni nuovi” di un presidente che “ha finalmente abbandonato la retorica che contraddistingueva il suo predecessore”. Tutto questo dopo che la platea (musulmana) presente all’Università del Cairo aveva omaggiato il discorso del presidente Usa con un boato di applausi e sorrisi. Vuol dire che l’asse Israele-Stati Uniti è entrata in crisi? Tutt’altro. Eppure, se le parole hanno ancora un senso, ora che a Gerusalemme c’è un governo di destra considerato molto vicino ai coloni della West Bank, quel rapporto è destinato a cambiare, a entrare in una nuova fase: assai più “dialettica” - per usare un eufemismo - di quella precedente.
Il presidente americano, insomma, ha dimostrato di essere un uomo di frontiera. Un po’ cristiano, un po’ musulmano, certamente molto americano, di quell’America che unisce e mescola culture e tradizioni e forse - secondo alcuni - dimentica le sue radici Wasp e irlandesi. Il nome e le cose: Barack “Hussein” Obama, appunto. Manca forse all’anagrafe, secondo i nazionalisti israeliani,  un Levy che annacqui e arricchisca quell’Hussein che ancora, in larghe fasce dell’opinione pubblica ebraica, suona come una minaccia di sventure.
Visto dai palestinesi
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- Venerdì 5 Giugno 2009

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Commenti
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Il 5 Giugno 2009 alle 15:03 corrado41 ha scritto:
Un discorso di risonanza universale,come quello di un Papa,la profezia su Israele incomincia a concretizzarsi,
Il 6 Giugno 2009 alle 10:52 nhico ha scritto:
Obama prende gli applausi del mondo mussulmano. Ma l’America che guarda ad Israele non gli perdonerà tanto facilmente quest’inciampo. Cambiando prospettiva e angolo di osservazione, dall’altra parte sarà Il leader di al Qaeda, Osama bin Laden, che farà di tutto per interrompere quest’abbraccio. Per gli States, insomma, si annunciano tempi duri. A tutto tondo.
Il 8 Giugno 2009 alle 15:41 “Obama, l’Islam non è come lo dipingi” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Nonostante il discorso di Obama a Il Cairo sia stato accolto dalla maggioranza dei frequentatori di Internet con una sorta di fanciullesco e sognante entusiasmo, c’è ancora parte della Rete che si pone con fare critico alle parole del presidente degli Stati Uniti. Dubbi, contraddizioni e preoccupazioni che prendono spunto dalle parole di Obama e si articolano su vari punti. Punti ancora non del tutto chiariti: vediamoli assieme con le parole di chi in Rete ci vive. [...]
Il 8 Giugno 2009 alle 20:07 shift ha scritto:
Obama è un pazzo furioso nell’aver fatto un simile discorso agli islamici, in pratica li ha incitati ad insistere nelle loro assurde e prepotenti pretese con Israele, dandogli la sua piena approvazione.
Non credo che la cosa passerà in sordina in USA, non solo si troverà contro tutta la comunità ebraica, ma anche l’esercito capirà che un simile Presidente ha reso inutile tutti gli sforzi fatti in tutti questi anni e tutte le vittime americane che ci sono state, senza contare che vedere che da un simile appoggio agli islamici li farà rifelettere se Obama li stia difendendo dai terroristi o li stia favorendo.
In quanto ad Israele è nel suo pieno diritto e potrebbe inasprire la sua posizione, visto il comportamento di Obama, addirittura rompere con gli USA e rivolgersi altrove per eventuali alleanze militari, cosa che creerebbe degli sconvolgimenti militari economici in tutto il Mediterraneo, finendo per coinvolgere anche l’Europa e l’Italia in prima linea.
Invece di starcene alla finestra a guardare le fesserie obamaniane come semplici spettatori, il nostro governo dovrebbe intervenire rapidamente verso Obama e gli USA per fargli cambiare rapidamente rotta, facendosi sentire con forza, altrimenti siamo tutti nei guai, divenendo del tutto esplosiva l’ipotetica situazione futura.
Non è pensabile chiedere ad Israele di suicidarsi, come ha fatto quel folle islamico di Obama.
Il 9 Giugno 2009 alle 10:17 vincenzoaliascontadino ha scritto:
SE OBAM VUOLE UNA CASA DEMOCRATICA SOSI’ OTTERRA’ SOLO UNA BARAK-JA!
Unhrc, Osce zitti e Mosca?
Questo sì che è Democrazia condannare a 12 anni a lavori forzati: Onu e Ue zitti e verso idee di Mosca? Intendo di liquidarli? L’Italia è ammonita e cosa dire di Euna Lee and Laura Ling e sorella di Lisa Ling, corrispondente speciale del programma di Oprah Winfrey e della Cnn), americane di origini asiatiche, croniste di Current Tv, emittente con sede a San Francisco fondata dall’ex vicepresidente Usa Al Gore. Barack Obama si è detto, molto preoccupato per la condanna. Attivando canali possibili per la liberazione delle giornaliste dichiarazioni del suo portavoce Bill Button: ma se riescono a catturare questi angioletti, Lee Myung-bak e Kompagnuzzi, li deporterà a Quantanamo? La Cina è alleata della Corea del Nord: il regime Stalinista e Maoista. L’ONU invece, democraticamente alloggia e da voce a Governi dittatori e sanguinari, vi pare logico imporre la Democrazia con voti e veti di criminali?Vincenzo Alias Il Contadino
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