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	<title>Mondo &#187; Se Barack Hussein Obama spaventa Israele </title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Se Barack Hussein Obama spaventa Israele</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 11:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo.papi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il discorso che ha tenuto il presidente americano al Cairo è stato accolto freddezza dai dirigenti del governo israeliano. L'asse tra Gerusalemme e Washington potrebbe davvero entrare in crisi? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/06/05/4a28fba05d151_zoom.jpg" alt="Gerusalemme " width="500" border="0" /></p>
<p>D&#8217;accordo, è  un pacifista di lungo corso, uno scrittore schierato nettamente a sinistra che non ha mai lesinato critiche anche aspre ai dirigenti della destra israeliana. Insomma, si sa da che parte sta. Questa volta,  però, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=6036&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="blank">su La Stampa</a>, <strong>Abraham Yehoshua</strong> ha centrato il cuore del problema.</p>
<p>Nel discorso di  ieri al Cairo <strong> Obama</strong> ha detto agli uomini di <strong> Netanyahu</strong> quello che nessun presidente americano aveva mai osato dir prima: che Israele sta sbagliando sulla politica degli insediamenti nella West Bank, che l&#8217;America non volterà le spalle alle  aspirazioni nazionali dei palestinesi e che la promessa di un semplice autogoverno amministrativo dei Territori che immagina Netanyahu non   è sufficiente. Occorrono secondo Obama - come voleva il vecchio Rabin - due Stati, uno di fianco all&#8217;altro, nella pace e nella sicurezza. E occorre riconoscere che &#8220;i palestinesi soffrono da sessant&#8217;anni nella ricerca di una patria e vivono una situazione di umiliazioni quotidiane intollerabile&#8221;.</p>
<p>Non è un caso che, ieri, dopo aver vivisezionato  i passaggi di Obama sull&#8217;Iran e sui palestinesi, il più indispettito, secondo le indiscrezioni, fosse proprio il premier del Likud. E non è  un caso che i dirigenti di Hamas abbiano invece accolto con qualche favore i &#8220;toni nuovi&#8221; di un presidente che &#8220;ha finalmente abbandonato la retorica che contraddistingueva il suo predecessore&#8221;.  Tutto questo dopo che la platea (musulmana) presente all&#8217;Università del Cairo aveva omaggiato il discorso del presidente Usa con un boato di applausi e sorrisi. Vuol dire che l&#8217;asse  Israele-Stati Uniti è  entrata in crisi? Tutt&#8217;altro. Eppure, se le parole hanno ancora un senso, ora che a Gerusalemme c&#8217;è un governo di destra considerato molto vicino ai coloni della West Bank, quel rapporto  è destinato a cambiare, a entrare in una nuova fase: assai più &#8220;dialettica&#8221; - per usare un eufemismo - di quella precedente.</p>
<p>Il presidente americano, insomma,  ha dimostrato  di essere un uomo di frontiera. Un po&#8217; cristiano, un po&#8217; musulmano, certamente molto americano, di quell&#8217;America che unisce e mescola culture e tradizioni e  forse - secondo alcuni - dimentica le sue radici Wasp e irlandesi. Il nome e le cose: Barack &#8220;Hussein&#8221; Obama, appunto. Manca forse all&#8217;anagrafe, secondo i nazionalisti israeliani,   un Levy che annacqui e arricchisca quell&#8217;Hussein che ancora, in larghe fasce dell&#8217;opinione pubblica ebraica, suona come una minaccia di sventure.</p>
<p><code>
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