Visualizza Elezioni europee: la debacle della sinistra in una mappa di dimensioni maggiori
Crollano i socialdemocratici tedeschi (20,8%), precipitano ai minimi storici il New Labour di Gordon Brown (-7%) e i socialisti francesi di Martin Aubry (-12%), perdono colpi anche il Partito socialista di Zapatero (-5% e 700.000 voti spariti in cinque anni di governo) e i democratici italiani, fermi al 26,1%, cinque punti sotto la percentuale ottenuta nel 2004.
C’è poco da girarci attorno: mentre in Italia i leader politici discutono dello zero virgola (cantando vittoria in perfetta tradizione primo-repubblicana) per tutta la sinistra europea queste elezioni hanno segnato una batosta di storiche proporzioni. Certo, può ancora consolarsi - la nomenklatura della sinistra - con Obama o con la Grecia, dove i socialisti del Pasok (36%) hanno capitalizzato il malcontento per le politiche anti-crisi messe in atto dal governo Karamanlis. Ma ripartire da Atene per loro sarà complicato. Forse, impossibile. Anche perché la capitale greca non è Washington e i popolari staccano il Pse di oltre cento seggi il gruppo socialista all’Europarlamento, non di qualche manciata.
Forse, ci scrive un lettore, per capire il terremoto politico che esce dalle urne bisogna ripartire dalla richiesta di sicurezza che hanno espresso con questo voto, in modo molto chiaro, i cittadini europei: contro la criminalità e le ondate migratorie senza controllo. Contro la paura di perdere l’identità. Contro politiche europee percepite come lontane dai bisogni dei territori. Contro politici espressione di apparati che guardano all’indietro, a ideologie per alcuni gloriose ma che erano già vecchie trent’anni fa.
C’è poco da dire, con buona pace dei leader della sinistra nostrana: in Europa, oltre che in Italia, la destra non ha vinto, ha stravinto su questi punti. Offrendo risposte che sono state ritenute - che piaccia o no - più credibili. Scrive, o sintetizza, il nostro lettore: “Il buonismo ed il lassismo non pagano. Il tentativo di distruggere la civiltà occidentale per favorire un multiculturalismo suicida si ritorce contro chi lo propugna“. Come dire: meno leggi sui diritti dei gay, delle minoranze etniche o delle donne (sostenute dalla sinistra zapaterista), più polizia schierata alle nostre frontiere e più politiche anti-crisi. E’ questa la richiesta che viene dai cittadini, ed è per questo che le destre (moderate e radicali) hanno sfondato, in Italia e in tutta l’Europa. E voi che cosa ne pensate? Perché questo sonoro schiaffo alla sinistra? LEGGI E INTERVIENI NELLA DISCUSSIONE

- Lunedì 8 Giugno 2009

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Commenti
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Il 8 Giugno 2009 alle 18:45 vincenzoaliascontadino ha scritto:
GRAZIE, ALL’ASTENSIONE NON E’ANDATA GIU’ DAL RING
Il Voto deve essere obbligatorio e non solo un diritto.
Trovo inutile lamentarsi perchè il 40% non va più a votare, visto che il voto è solo un Diritto e non dovere: ma visto che a scuola non s’insegna più la materia “ Diritto Civico ”. Io credo invece, se guardiamo l’Est, Cina, Birmania e altri Paesi di Marx e Mao sfiorano il 100%, credo vi sarà stato pure il 101%, per mancanza di Democrazia: penso che ci vorrebbe l’obbligatorietà. In poche parole d’accordo criticare il Politico, ma il consenso chi glielo da, forse la colpa non sarà pure di quel cittadino che non ha senso Civico e che si avvale solo del diritto e non esprimere nada? Vincenzo Alias Il Contadino Matera.
Il 8 Giugno 2009 alle 19:15 shift ha scritto:
Mi sembra del tutto ovvio che le elezioni europee finissero in questo modo, anzi!
Trovo addirittura incredibile che, molti partiti di sinistra e tutti quelli eccessivamente moderati, non abbiano fatto un tonfo più profondo.
Ancora i vari popoli e i vari elettori non hanno ben afferrato il pericolo dell’eccessivo buonismo, multiculturalismo e miscelamento delle identità nazionali.
Trovo che il successo della destra e degli euro scettici sia stato fin troppo moderato.
Probabilmente molti elettori non hanno ancora capito che gran parte della loro sovranità nazionale è gestita ormai dall’Unione Europea, altrimenti l’affluenza elettorale sarebbe stata più vasta e più fortemente sbilanciata verso la destra e gli euro scettici.
Purtroppo il centro del Parlamento europeo è tuttora influenzato da troppi buonisti e multiculturalisti, che se ne infischiano delle identità nazionali al pari che quelli di sinistra, sia pure per motivi economici dei grandi affaristi che ideologici.
Staremo a vedere se la nuova Europa si limiterà a dare un “contentino” agli elettori o se si avvierà su strade più serie, perchè la prossima volta gli elettori non perdoneranno chi tiene posizioni favorevoli all’immigrazione, alla perdità delle sovranità nazionali, alla perdita delle identità nazionali, al mantenimento di questa Unione Europea fallimentare e pericolosa per tutti noi.
Il 9 Giugno 2009 alle 10:57 cini ha scritto:
Non esistono ombre di dubbio che elettorato europeo abbia letteralmente sbattuto la porta in faccia alla sinistra per il loro lassismo e buonismo in relazione all´immigrazione.
Il popolo del vecchio continente ha voluto dire basta, ed è pronto, fosse questo necessario, a reagire ancor più drasticamente votando partiti radicali in caso il Centro destra non prendesse al più presto seri provvedimenti per stoppare un´immigrazione indiscriminata, composta da elementi sovversivi e indesiderabili.
Non tutti si stanno accorgendo che l´Europa sta per essere colonizzata senza sparare un colpo, da gentaglia rifiuto da ogni parte del mondo che viene per sfruttare al massimo il piccolo vecchio continente, spacciando droga, schiavizzando i loro stessi cittadini, riducendo donne giovanissime alla prostituzione, sfruttandole, progettando piani terroristici e abusando della nostra democrazia eccessivamente permissiva.
Forse oggi abbiamo anche sorpassato la linea che separa la democrazia dall´anarchia.
Sta a noi mettere fine a questa indecente situazione oppure verremo condannati dai nostri figli e nipoti per aver distrutto una grande civiltà, la loro stessa esistenza dando in mano a barbari incivili un continente una volta fiero per la sua grande cultura.
Il 9 Giugno 2009 alle 19:42 jane55 ha scritto:
La sinistra non e’ stata in grado di fronteggiare l’inflazione seguita all’entrata dell’euro,ne’ tantomeno ha proposto valide soluzioni all’attuale crisi economica,anzi in Italia ha continuato con una politica economica basata su tasse impopolarissime come l’ICI,senza saper guardare le effettive esigenze della gente,sia a carattere economico sia a carattere sociale.Basti pensare ai problemi collegati all’impreparazione della gente nei confronti delle spinte immigratorie .provenienti dall’est europeo e dal Mediterraneo.Si e’ insomma creata una dicotomia tra quello che la gente veramente voleva,e tra cio’, che la sinistra,almeno in Italia riusciva a proporre politicamente.Ecco quindi la fuga di voti o l’astensionismo.Speriamo solo che la sinistra riesca a rinnovarsi nei programmi e perche’ no, nelle persone.Questo anche nell’interesse del dibattito politico, perche’ la dialettica politica non puo’ prosperare su programmi vecchi e con una classe politica ancora legata ai vecchi teoremi della sinistra.
Il 10 Giugno 2009 alle 10:12 cini ha scritto:
I partiti europei che contrasteranno con maggiore determinazione la clandestinità e che imporranno leggi chiare e forti per un´immigrazione selettiva e limitata, saranno in Europa i grandi vincitori del futuro.Mi risulta che gli stessi immigrati regolari vogliono vedere applicata una regolamentazione del flusso migratorio, considerandola una mossa essenziale che soddisferebbe anche il loro interesse.
Altri punti per raggiungere la vittoria e conquistare la fiducia dei cittadini, sarà naturalmente l´economia, la sicurezza delle città, le riforme della scuola, la certezza delle pena e il rispetto delle leggi.
Praticamente in certi aspetti si mirerà ad un ritorno ai vecchi tempi, alla moralità il rispetto reciproco, il rispetto delle istituzioni ed in primis il rispetto per un Governo democraticamente eletto e il suo Primo Ministro.
Insomma,una rigida imposizione dei doveri oltre che ai diritti di ognuno.
Il 28 Luglio 2009 alle 18:27 La strana ipotesi del redivivo Fausto: correre alle primarie del Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un’ipotesi, quella di Bertinotti, che nasce dall’analisi della non praticabilità di un’altra ipotesi: che far vivere due sinistre, una radicale e una di centrosinistra, che competono e collaborano, è morta: “Il tentativo di costruire una sinistra radicale, antagonista, che fosse erede del ‘900, è fallita, la mia generazione ha fallito, ha perso, io ho perso”. E la disfatta è sotto gli occhi di tutti: “lo dicono le elezioni europee. La sconfitta è drammatica, la destra vince sia quando è al governo che quando è all’opposizione. Una volta si vinceva accumulando consenso dall’opposizione, ora non è successo nemmeno questo, non solo con Berlusconi ma anche con Sarkozy”. Eppure la crisi della sinistra, tuttavia, non è mondiale perché “governa in Sud America e in alcuni Paesi dell’Asia. La crisi è europea, di una sinistra che deriva dal movimento operaio. Se qualcuno pensa che ha perso per colpa degli altri si illude, in Europa dobbiamo costruire una nuova sinistra”. Partendo dal progetto di prendere la tessera del Pd, puntare alla sua guida e spostarne la barra a sinistra? Forse, un giorno, magari… Per ora, Bertinotti si limita a punzecchiare gli alleati di un tempo: “Alla stessa stregua di noi ha perso il centrosinistra, dal Pd all’Spd, dai socialisti francesi al Labour party fino al Psoe. Fintanto che non ammettete che avete perso anche voi non andiamo da nessuna parte”. Dario Franceshini, sul palco, a fianco dell’ex presidente della Camera, prende nota: vero che per la direzione nazionale del Pd è scaduto il tempo per presentare iscrizioni e candidature, ma nel segretario la strana ipotesi bertinottiana ha lasciato il segno: “Oggi la partecipazione alla vita di un partito non passa esclusivamente attraverso l’iscrizione”… [...]
Il 2 Settembre 2009 alle 11:18 Ecco la scuola “dei bamboccioni Pd”, che tifa Franceschini e non piace a Bersani » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Bamboccioni del Pd, ma non è colpa loro”. Ne è sicuro Giorgio Tonini, 50 anni, senatore e responsabile nazionale dell’Area Studi, ricerche e formazione del Pd, deus ex machina della scuola politica di cultura democratica di Cortona, quest’anno al secondo appuntamento. Un raduno di trentenni o poco più (dal 9 al 13 settembre), quasi tutti studenti, alcuni addirittura con due lauree e master, ma senza lavoro e ovviamente ancora a casa con mamma e papà. “Quattro giorni dedicati ai grandi problemi delle democrazie in Occidente” (qui il programma), assicurano gli organizzatori, e anche per riflettere sui piccoli problemi di casa nostra, soprattutto del Pd, il partito che gli italiani non votano, almeno stando alla batosta delle scorse elezioni europee e amministrative di giugno. Tutti (o quasi) fanno il tifo per Dario Franceschini, candidato alla segretaria nazionale, che alla scuola politica di Cortona tiene molto - come d’altra parte Walter Veltroni che l’ha fondata lo scorso anno - e che chiuderà la kermesse, dopo gli interventi dei due sfidanti Marino e Bersani, che della scuola se ne infischia. E mentre i bamboccioni studiano, pensando ai grandi problemi del mondo (e a Veltroni che non c’è più), i giovani operai fanno altro: lavorano, vanno al bar e (al Nord) votano Lega. Quest’anno ci sarà la seconda edizione della scuola politica del Pd a Cortona, inaugurata lo scorso anno da Veltroni. Stesso successo dello scorso anno o nel 2009, non essendoci più Walter, la scuola è in declino? No, assolutamente nessun declino. Lo scorso anno abbiamo contato circa un migliaio di iscritti, tra cui ottocento giovani, e anche quest’anno dovremmo essere sugli stessi numeri. Lo scorso anno aveva chiuso la scuola il discorso di Veltroni, mentre quest’anno tocca a Franceschini. La scuola di Cortona, d’impostazione veltroniana, è frequentata soprattutto da giovani. Tanta teoria, ma poi in pratica in pochi riescono a inserirsi sul serio nel partito. Nel senso che nelle liste per le elezioni si trovano sempre gli stessi nomi… Non c’è alcun rapporto meccanico tra scuole tipo quella di Cortona e incarichi di potere all’interno del partito. Non si fa la scuola di Cortona per accedere alle poltrone. È uno dei modi per favorire il protagonismo giovanile, per dirla in gergo sessantottesco, per far stare insieme i giovani e per mettere le loro conoscenze in rete. Il Pd torna nei banchi anche per capire se stesso. Ma perché, come ha scritto Morando sul Riformista, gli italiani non lo votano? Nella scuola partiamo da temi molto generali, come la democrazia in Occidente e poi faremo uno zoom su temi particolari, come l’immigrazione, il welfare, il Meridione, l’economia di mercato. Trovare risposte a grandi nodi per capire un partito che sta all’opposizione e che vuole candidarsi a governare il paese. È il raduno dei bamboccioni del Pd. Le piace come definizione? La battuta di Padoa Schioppa si riferiva ai trentenni che stanno ancora a casa coi genitori, forse per colpa anche del mercato del lavoro che li costringe a queste condizioni. Ma il Pd è pieno di giovani volontari della politica che si interessano attivamente al partito. D’altra parte è vero che la maggior parte dei giovani democratici che partecipano agli incontri di Cortona sono studenti universitari e post - universitari. Mancano pochi mesi alle primarie. Bersani, attuale candidato alla segreteria sponsorizzato da D’Alema & C., è stato molto critico con la scuola di Cortona: ha detto che è come andare per funghi. Perché tanta ostilità nel Pd a un’iniziativa del genere? Su questo c’è stata e c’è una discussione, che attraversa il Congresso e che si rifà a due modi di interpretare la formazione. Noi crediamo che il problema democratico sia quello di superare la tradizione socialista e cattolico democratica, che necessariamente devono mettersi insieme. La formazione, quindi, deve fornire tutti gli strumenti a chi si interessa di politica, per diventare protagonista. Il Pd non ha un pensiero preconfezionato, ma dei valori, per questo siamo costantemente in ricerca. Qualcuno ci definisce eclettici, ma non è così. Siamo lontani dalla presunzione delle ideologie del novecento che davano addirittura una risposta scientifica del percorso della storia, che avevano un pensiero dominate e un’unica visione del mondo. Il pensiero democratico odierno è dinamico e ha successo, come dimostra l’America di Obama, la vittoria dei democratici in Giappone e l’India, governata dai progressisti. In Europa, invece, c’è la crisi della sinistra. A Bersani e D’Alema insomma la scuola di Veltroni non piace, mentre Franceschini - erede di Walter spalleggiato da 400 giovani dirigenti locali - adora i corsi di Cortona. La vostra, insomma, è una scuola pro Dario… Non mettiamo dei filtri alle iscrizioni: metà su internet e metà dal partito, che sono plurali e aperte quindi anche a chi appoggia Bersani o Marino. La platea è dunque composita e con un parterre vario di relatori di calibro internazionale. Molta teoria, ma poca campagna porta - a - porta, come invece sta facendo la Lega al Nord. Il Pd vive su una torre d’avorio e ha perso i contatti con la realtà? Non è vero che non ci sono campagne del Pd sul territorio e c’è anche molto volontariato diffuso attraverso gli ottomila circoli presenti in Italia. I sondaggi però lanciano un allarme: il Pd è forte nei giovani istruiti, che proseguono la formazione all’università, ma abbiamo serie difficoltà a comunicare con i giovani che lavorano precocemente, soprattutto al Nord, dove invece va fortissima la Lega. Si tratta di quei giovani operai e apprendisti artigiani, che si alzano presto ogni mattina e che quando smettono di lavorare vanno al bar. E accanto al bancone è più facile trovare la Lega che il Pd. Non per insistere, ma tra i relatori non c’è alcun “dalemiano di ferro”. Vi snobbano o voi snobbate loro? Non so cosa significhi l’espressione “dalemiano di ferro”. Tra i relatori non ci sono esponenti di partito, eccetto i tre candidati alla segreteria Franceschini, Bersani e Marino, perché non vogliamo una passerella per i politici di spicco, anche se questo atteggiamento ha sollevato molte critiche lo scorso anno. Tra i relatori, poi, c’è Massimo L. Salvadori, un socialista classico più vicino a D’Alema che a Veltroni. Lei sta con Bersani, con Franceschini o con Marino? Ero con Veltroni e ora appoggio Franceschini. Sia sincero, ma alla fine la scuola politica del Pd serve sul serio al partito Certo, è un presupposto per creare un movimento e che può diventare uno degli strumenti per il ricambio generazionale della classe dirigente del partito, formando ragazzi agguerriti. Allora ci racconti una giornata tipo del corso e quanto costa? Una giornata molto intensa: in tutto sono quattro e la domenica c’è il discorso finale. Si inizia con il discorso di un esperto, poi ci ridivide in tre aree e si seguono le lezioni. Nel pomeriggio sono previsti i lavori di gruppo e la sera i dibattiti. I ragazzi devono pagarsi vitto e alloggio e dare un contributo di 50 euro per partecipare ai corsi. Noi offriamo il pranzo delle 12. Il Pd ha investito circa un milione di euro nella formazione quest’anno, organizzando tre incontri: uno ad Amalfi in primavera, il treno per l’Europa con trecento giovani (alla vigilia del voto del giugno scorso, ndr) e la scuola di Cortona. Un investimento importante, quello sulla formazione, visto che è la seconda voce nel bilancio del partito dopo la comunicazione. [...]
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