Caro Colonnello Gheddafi,
La Sua visita ufficiale a Roma è diventata un incontrollabile fonti di polemiche internazionali e ha creato un certo imbarazzo alle istituzioni parlamentari italiane e, forse, anche al presidente del Consiglio cui ha regalato, leggiamo sulle cronache di stampa, al termine della cena di gala di Villa Madama, un vistoso anello d’oro con un leone ruggente che portava al dito. Il punto però non è quello del colore . E non è nemmeno l’offerta a Berlusconi, davvero un po’ naive, della poltrona presidenziale a Tripoli. Non dubitiamo, come ha dichiarato, che “il popolo libico ne trarrebbe vantaggio”.
Facciamo solo notare che, qui da noi, il capo del governo ha un bel po’ di lavoro da sbrigare e forse non basterà una legislatura per rimettere questo povero Paese (dopo tanti anni di malgoverno) sulla carreggiata giusta. Piuttosto proviamo a rispondere ad alcune domande (retoriche) che Lei ha posto, suscitando sconcerto, presso molti parlamentari italiani e, dicono sempre le cronache, anche presso i nostri alleati americani.
Che differenza c’è tra l’attacco statunitense nel 1986 contro le nostre case e le azioni di Bin Laden?
All’inizio degli anni 80 Lei, dopo essere sopravvissuto a diversi tentativi di colpi di stato, inviò l’aviazione militare libica attaccando le forze americane nel Golfo della Sirte, acque che la Libia reclamava come proprie. Dopo questo primo incidente iniziò a sponsorizzare il terrorismo internazionale, dando ospitalità ai capi della guerriglia palestinese di Sigonella e finanziando operazioni terroristiche in tutta l’Europa (in una discoteca di Berlino Ovest, sulle coste di Lampedusa, sopra i cieli di Lockerbie - per citare i casi più clamorosi) che costarono la vita, con un calcolo assai generoso per la Libia che Lei governava, a quasi 300 persone. Persone innocenti, civili, sia detto chiaramente, che della sua guerra contro l’imperialismo americano ne sapevano poco o nulla (e avrebbero voluto continuare a non saperne nulla).
L’attacco americano - Lei lo saprà bene - si inserisce in questo quadro. Annotava Ronald Reagan sul suo diario il 21 aprile 1986, pochi giorni dopo l’attacco americano contro la Libia che costò la vita a 20 persone, tra cui la sua figlia adottiva. “Quando la farà finita (Gheddafi ndr) di piagnucolare che le nostre bombe hanno ucciso una ragazzina? Che dovremmo dire del neonato volato giù da un aereo Twa a 5000 metri di quota? O della bambina di 11 anni abbattuta a sangue freddo all’aeroporto di Roma?”. A queste domande non ha mai voluto rispondere. Gliele riproponiamo. E ripetiamo: non vede davvero nessuna differenza (lei che qualche anno fa ha accettato di pagare 2,7 miliardi di dollari alle famiglie delle 270 vittime di Lockerbie) tra l’attacco aereo a Tripoli e quelli alle Torre gemelle che costarono la vita a oltre 5000 persone? Se non altro dal punto di vista numerico, 5000 a 20, converrà, c’è una bella differenza.
È stata una buona idea far crollare Saddam spalancando le porte ad Al Qaeda?
La domanda che ha posto a Palazzo Giustiani se la pongono anche molti cittadini europei e italiani. In realtà, ora che quella scelta è stata fatta, giusta o sbagliata che fosse, sarebbe miope non vedere che alcuni progressi ci sono stati in Iraq grazie alla strategia del surge del generale Petraeus. E il pericolo per la stabilità dell’Iraq oggi non è Al Qaeda, che ha subito durissimi colpi anche grazie a quella guerra, ma l’Iran (che continua a estendere la sua influenza in Iraq attraverso le fazioni sciite) e la convivenza delle etnie del mosaico nazionale iracheno. Vogliamo parlare di questo? Oppure vogliamo continuare a sfogliare la margherita delle ragioni e dei torti del passato, delle nefandezze del colonialismo e dell’imperialismo, della sangue versato dai terroristi mediorientali?
Guardiamo avanti, colonnello. Come lei ha fatto, giustamente, accettando di stringere un accordo con Roma per il respingimento dei barconi che premono sulle nostre coste. O accettando di risarcire le vittime delle azioni terroristiche finanziate dalla Libia negli anni 80. Guardiamo avanti: perché se non lo avessimo fatto, voltando pagina e archiviando la pagina buia del terrorismo degli anni 80 che la Libia ha contribuito a finanziare, Lei stesso oggi, forse, non sarebbe al suo posto. E noi avremmo molte meno armi in mano per combattere la piaga dell’immigrazione clandestina che ha trasformato l’Italia nel colabrodo d’Europa.
Se gli italiani lo chiedessero darei potere al popolo. Annullerei i partiti e non ci sarebbero destra e sinistra. Il partitismo è aborto della democrazia
Non si preoccupi, colonello. Nessun italiano (con un po’ di sale in zucco) baratterebbe le istituzioni democratiche nate dalla guerra contro la dittatura fascista con le istituzione “popolari, democratiche e di massa” della Grande Jama-hi-riyya Araba di Libia Popolare e Socialista che lei ha fondato.Non ne saremmo degni.
Gheddafi, il personaggio
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- Venerdì 12 Giugno 2009
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Commenti
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Il 12 Giugno 2009 alle 16:59 gek ha scritto:
Sicuramente il coll. Gheddafi ci ha illustrato la sua versione e visione politica dello stato delle cose, credo che il governo Italiano già la conoscesse, e in ogni caso ne ha preso atto considerando accettabile la cosa compreso il pagamento di 5 miliardi e rotti di dollari per definire, speriamo per sempre, l’annoso contenzioso con il rais.
Parimenti spero che il nostro governo abbia fatto ben capire a Gheddafi, che un conto sono gli accordi stipulati con lui dalla nostra nazione ed un conto sono le nostre idee politiche nei riguradi degli USA, dell’Europa , e in ogni caso dei paesi occidentali.
Anche perchè se Lui ha potuto esprimere liberamente e senza alcuna censura le sue idee politiche, anche il nostro governo può e deve esprimere altrettanto liberamente e senza costrizione alcuna le proprie, sopratutto nei confronti di paesi amici e alleati.
Il 12 Giugno 2009 alle 23:37 amrtaha ha scritto:
ma ci sono ancora chi difendono i massacri che hanno combinato gli americani in Iraq.
Il 13 Giugno 2009 alle 3:30 jimmie01 ha scritto:
Amrtaha, prima di scrivere scemenze, impara la lingua italiana. Dopo tutti questi anni di residenza sul suolo italico, non conosci ancora le elementari regole della grammatica. E se proprio non vuoi integrarti, nemmeno con la lingua,allora tornate nel deserto da cui sei venuto.Jimmie01.
Il 13 Giugno 2009 alle 14:19 amrtaha ha scritto:
jimmie01, grazie mille per la tua gentilezza, io sto imparando la lingua italiana, ma non sono mai venuto in italia, nemmeno un giorno,
non ho scritto delle scemenze, io sono solo contro i massacri, l’ingiustizia, uccidere i civile, Abughraib, i crimini di guerra e soprattutto il razzismo.
Il 14 Giugno 2009 alle 15:16 shift ha scritto:
amrtaha, se lei è contro quello che dice allora, per essere conseguente alle sue affermazioni, dovrebbe guardare a casa sua.
Massacri, ingiustizia, uccisioni di civili, torture, crimini di guerra, razzismo e perfino schiavismo, è tutta materia che esiste solo in medio oriente e in tutti i paesi islamici, ma viene addirittura esportata da noi!
L’intervento degli USA l’avete provocato voi, mettendovi contro il diritto internazionale e il buon senso comune dell’umanità intera.
Chi è causa del suo mal pianga sè stesso e non accusi ingiustamente gli altri che si limitano a difendersi, perchè se davvero avessero voluto colpirvi, di voi non sarebbe rimasto un bel niente, mentre avete avuto in dono libertà con il sangue altrui.
Non tirate troppo la corda della pazienza altrui, perchè cosa rimandata non è detto che non possa essere effettuata domani, se continuate a tirarci per i capelli.
Farsi passare per vittime non sempre paga, ricordatevelo!
Il 15 Giugno 2009 alle 10:39 panorama.it ha scritto:
Cari lettori,
cerchiamo di moderare i termini e di mantenere la discussione nei limiti della civiltà.
La presenza di un lettore di etnia straniera è un valore aggiunto alla discussione che va sfruttato per confrontarsi e dialogare, e non osteggiato con sberleffi e insulti. Grazie.
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