Pane, amore, libri e Teocrazia. I giovani iraniani che riempiono le strade di Teheran con i cartelli Where is my vote?, protestando contro i brogli elettorali che hanno portato al secondo mandato (almeno fino a possibile prova contraria) di Mahmoud Ahmadinejad, sono la nervatura della protesta contro il presidente iraniano.
Chiedono che la consultazione venga annullata, vogliono che il loro candidato, il riformista Mir Hossein Mousavi venga incoronato, aspirano a una maggiore libertà politica e civile, a un futuro economico migliore, ma non sognano la rivoluzione, il cambiamento del regime, la fine degli Ayatollah. Con le loro parole, questi giovani ispirano una domanda per la quale, forse, noi occidentali, pensiamo di avere già una (negativa) risposta: può convivere un desiderio, una richiesta di maggiore democrazia in una teocrazia?
L’Islam non è solo Mahmoud. Safra ha ventisette anni, da tre vive in una città del nord Italia, dove studia e lavora. Per lei , che ha votato per Mousavi, l’attuale presidente rappresenta la chiusura dell’Iran al mondo, al rapporto con l’Occidente, ma anche la definitiva perdita della speranza che, all’interno del paese, qualche cosa cambi. “Io avevo votato per Mohammad Khatami perché rappresentava il cambiamento. Invece, l’arrivo di Ahmadinejad ha trasformato l’Iran in una prigione a cielo aperto Per noi giovani - continua Safra - è finito allora il tempo della libertà di scegliere quali libri e giornale leggere. E’ terminato il periodo delle feste per noi ragazzi, i quali hanno iniziato a rischiare il carcere se le organizzavano, delle piccole “aperture” nei confronti delle donne, come la possibilità di scegliere anche colori sgargianti per i propri vestiti. Poi tutto è finito.” La giovane donna iraniana spiega che Mousavi incarna la speranza di una nuova primavera iraniana. Un vento riformista all’interno della cornice del regime teocratico. “Siamo un paese musulmano. La democrazia è applicabile solo in modo limitato. Ma l’Islam non ha solo il volto violento offerto da Mahmoud Ahmadinejad”.
Come quasi il 70% della popolazione iraniana che ha meno di 30 anni, Safra è nata e cresciuta sotto il regime degli Ayatollah e, nonostante abbia viaggiato (e viva) all’estero, non pensa — o non osa parlare - di instaurare un sistema politico - istituzionale diverso in Iran. No, probabilmente Safra fa parte (e ha avuto la possibilità di rendere concreto il suo sogno) di quel 75% di giovani sotto i 35 anni che, in un sondaggio di qualche anno fa, pensava che l’unica via di fuga fosse andare a vivere in un paese lontano. Una percentuale ancora più alta per i ragazzi con alto livello di istruzione e appartenenti ai ceti abbienti.
Proteste a Teheran
Il racconto dello studente in Italia. Anche Magid, 25 anni, studente che vive nel centro Italia, non mette in dubbio il regime teocratico: “Sì, che possiamo dire? Da noi l’Islam è la regola. Per noi è naturale che sia così, ma non penso che possa essere interpretato da Mahmoud Ahmadinejad”. Per il giovane iraniano c’è un altro motivo per cui lui ha votato per Mir Hossein Mousavi: la situazione economica e la distribuzione della ricchezza. “Ogni volta che torno a Teheran, mi piange il cuore. Siamo il terzo paese esportatore di petrolio al mondo e sempre più larghi strati della popolazione vive in situazione di povertà. Quando venne eletto, Ahmadinejad promise interventi che poi non ha mai fatto”.
Anche per Magid, Mousavi rappresenta la possibilità di un cambiamento della politica della nomenklatura. Ma sempre all’interno di quel perimetro disegnato da Khomeini con la rivoluzione islamica di 30 anni fa. Per questi giovani, democrazia fa rima (per forza) con teocrazia. Come può essere possibile?
Calci alla polizia antisommossa
Wolfram Alfa » L'Iran in cifre
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- Martedì 16 Giugno 2009

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Commenti
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Il 17 Giugno 2009 alle 1:56 shift ha scritto:
Il giornalista si chiede giustamente:
“Per questi giovani, democrazia fa rima (per forza) con teocrazia.
Come può essere possibile?”
E’ possibile sì!
Il motivo è che la loro “religione” non spazia nello spirituale che in minima parte e del tutto superficiale.
La loro “religione” spazia nelle regole sociali e politiche e sulle regole di conquista di chi non ha la loro fede.
Che siano con Ahmadinejad o con Mousavi non cambia niente, solo delle inezie di forma e di più libera espressione nei comportamenti, ma sostanzialmente la “religione” rimane quella e non si sognano minimamente di modificarla, nè lo possono fare anche volendolo.
E’ ben per questo motivo che nei paesi islamici la democrazia non ha senso, visto che la collettività la pensa nell’identica maniera, salvo il capo e come dirigere la danza politica.
La democrazia è un frutto del pensiero occidentale, della nostra civiltà, in quanto tenta di unire pensieri individuali similari.
In occidente non si trovano due persone che la pensino nell’identicissima maniera, ci sarà sempre una piccolissima differenza che li diversifica.
Frutto, come dicevo, di una libera ricerca individuale e di un elevazione spirituale personale, che crea le diversità, quindi il dialogo, la ricerca e la democrazia, oltre che l’umanità dei comportamenti.
In Iran e in qualsiasi paese islamico, a meno di diversità etniche e di setta islamica, i musulmani la pensano come la pensa il corano, si affidano interamente ad esso in tutti gli aspetti della loro vita, perfino nel cedergli la guida della coscienza personale, come gli incredibili, per noi, comportamenti in casi disumani delle loro collettività dimostra ampiamente.
Di conseguenza la democrazia in quei paesi non ha senso alcuno, le lotte che vi sono solo di capi politici, di chi ha il potere, di conduzione di una linea politica e di forme meno intransigenti per la conduzione della loro vita personale, MA NIENTE DEMOCRAZIA.
Di conseguenza i giornalisti non credano che in Iran stia avvenendo una lotta democratica, ma semplicemente una lotta di potere.
Ci vuol poco a prevedere che se dovesse estremizzarsi inizieranno ad usare sistemi spicci, i più brutali.
Il 18 Giugno 2009 alle 15:35 Pioggia di denaro su twitter: 23 milioni di dollari » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Le proteste in Iran hanno rivelato al mondo le potenzialità di twitter, il microblog che ha tenuto viva l’attenzione dei mass media occidentali sui cortei di Teheran, animati dai sostenitori di Mousavi, il rivale sconfitto di Ahmadinejad. [...]
Il 19 Giugno 2009 alle 15:26 Le proteste in Iran? Aiutano il marketing per il web » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Che succede in Iran? Da oggi il cortocircuito tra le proteste di piazza a Teheran e internet coinvolge direttamente anche due protagonisti del web. Google ha appena lanciato una pagina per tradurre dal persiano in inglese e viceversa. Dopo poche ore, l’annuncio di Facebook: è disponibile una versione nella lingua parlata in Iran, progettata in fretta grazie al contributo di “più di 400 persone madrelingua che hanno inviato migliaia di traduzioni individuali del sito”. Da giorni, poi, i mass media parlano di twitter, un microblog che con i suoi brevi messaggi ha fornito notizie delle proteste. Anzi, alcuni esultano per la “twitter revolution”. [...]
Il 22 Marzo 2010 alle 8:18 Notizie dai blog su Perchè questa democrazia è un guscio vuoto ha scritto:
[...] Iran: perché teocrazia non fa rima con democrazia ——>Gallery- Pane, amore, libri e Teocrazia. I giovani iraniani che riempiono le strade di Teheran con i cartelli Where is my vote? , protestando contro i brogli elettorali che hanno portato al secondo mandato (almeno fino a possibile prova contraria) di Mahmoud Ahmadinejad , sono la nervatura della protesta contro il presidente iraniano. blog: canale mondo | leggi l’articolo [...]
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