Barack Obama e il Vice Presidente Joe Biden giocano a golf alla Casa Bianca
“Trasparenza” è stata la parola d’ordine del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Almeno finora. Perché nello scontro con le domande di un giornalista investigativo e di un’organizzazione non profit (sic) è venuta alla luce la continuità con il precedente inquilino della Casa Bianca, George W. Bush. La contesa è legata agli elenchi delle persone che visitano ogni giorno la residenza presidenziale: lobbisti, uomini d’affari, consiglieri, ambasciatori. Un cronista del network Msnbc ha chiesto di potere leggere la lista dei nomi. Il rifiuto è stato deciso. Un diniego che era stato opposto anche, in precedenti occasioni, dallo staff di Bush. Il motivo? Gli elenchi non sono redatti dal Dipartimento per la sicurezza nazionale: in tal caso, infatti, il reporter potrebbe appellarsi a un legge (Freedom of information act) per venire a conoscenza del contenuto. Le liste, invece, sono considerate come documenti privati del presidente degli Stati Uniti. E, pertanto, secretate.
Peccato, però, che il tribunale distrettuale abbia già dato torto alla Casa Bianca. Per due volte. Ma bisogna fare un passo indietro. Durante la presidenza Bush, un’organizzazione non profit che ha come obiettivo la trasparenza nella pubblica amministrazione, Crew (”Cittadini per la responsabilità e l’etica a Washington”: il nome è tutto un programma), aveva chiesto di venire a conoscenza dell’arrivo negli uffici presidenziali di esponenti delle organizzazioni per i diritti religiosi. Dopo il rifiuto, l’associazione si è rivolta al tribunale. E i giudici hanno riconosciuto che aveva diritto di accedere alle informazioni. Il Crew, allora, ha chiesto allo staff di Obama di rivelare se imprenditori dell’industria energetica alimentata da carbone avevano varcato la soglia presidenziale. Visite che avrebbero potuto influenzare le politiche governative, così sensibili allo sviluppo sotenibile. Nessun cambiamento di rotta, però, da parte della Casa Bianca: i documenti non possono essere divulgati. Il servizio di sicurezza ha, infatti, chiarito in una lettera: “E’ posizione del governo (leggi: Obama) che gran parte (se non tutte) le registrazioni (…) non sono registrazioni dei servizi segreti soggette al Freedom of information act. Sono invece soggette al Presidential records act (…) e restano sotto l’esclusiva custodia legale e il controllo dell?ufficio della Casa Bianca e dell’ufficio del Vicepresidente” (qui il link). In breve: niente da fare. Alla faccia della trasparenza.
- Mercoledì 17 Giugno 2009

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Commenti
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Il 18 Giugno 2009 alle 22:14 shift ha scritto:
Mi sembra del tutto ovvio che le visite di uomini d’affari, politici, ambasciatori, servizi militari, e quant’altro venga segretato da chiunque sia il Presidente alla Casa Bianca.
La trasparenza qui non ha niente a che fare, dato che il rischio è quello di rivelare a chiunque abbia interesse contrario e personale, dalla sola semplice visita di un personaggio, cosa stia frullando nella testa e nelle eventuali decisioni presidenziali nei confronti di un problema.
Facciamo il caso i un uomo d’affari, dalla sola sua presenza alla Casa Bianca i titoli in borsa potrebbero prendere una piega negativa o positiva in base ad una situazione già nota in cui la visita potrebbe rilevare ipoteticamente una determinata conclusione operativa presidenziale.
Peggio ancora ricevendo diplomatici o determinati esponenti dell’amministrazione militare di sicurezza o altro.
Si potrebbe dedurre un eventuale decisione operativa in merito ad una situazione in pentola da parte di nazioni nemiche o ostili.
E’ evidente, quindi, che non c’è trasparenza che tenga, nè giudici che possano dire ad un Presidente come deve operare per la sicurezza delle informazioni, carpite in maniera così stupida e “trasparente”.
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