
Non si può chiamare Il Ritorno, ma quasi. Ha fatto vita riservata solo per pochi mesi, per riapparire in pubblico e far sentite la sua voce un centinaio di giorni dopo aver lasciato la Casa Bianca. Rilassato, abbronzato, sorridente, George W. Bush è tornato a Washington, per il suo secondo discorso ufficiale da ex presidente degli Stati Uniti in terra americana (dopo averne tenuti due in Canada).
Tre siluri Il primo intervento, però, con una caratteristica precisa: le eleganti, velate, sommesse, a volte quasi omesse, ma pur sempre assolutamente chiare critiche nei confronti di Barack Obama. Sul podio del 104°anniversario del Manufacturer and Business Association, tra i tavoli degli ospiti che hanno pagato 1500 dollari a testa per assistere all’evento, il 43°inquilino della White House ha risposto a domande sulla politica del suo successore. Un fuoco di fila contro il democratico. Il primo missile l’ha lanciato sulla riforma sanitaria. “Mi dispiace che il governo possa credere che svuotare il settore privato sia il modo per risolvere il problema”. Secondo missile, sulla gestione della crisi economica, con i pesanti interventi dello stato: “Come potete pensare che il governo possa spendere i vostri soldi meglio di voi?” Terzo missile, sull’Iran, sulle reazioni di Obama al coup d’état a Teheran: “C’è un livello di frustrazione negli iraniani molto forte di fronte a elezioni truccate”.
Il discorso di GWB
United Socialist States of America Ma è stato solo quando l’intervistatore gli ha parlato degli Us.s.a. (United Socialist States of America, come molti settori repubblicani chiamano l’America guidata da Obama) che George ha glissato (ma non troppo) sul dare un giudizio, anche solo indiretto, sulla amministrazione: “Signor Bush, scusi, ma lei non trova un po’…diciamo… socialista, la politica dell’attuale presidente?” è stata la domanda interrotta con un diplomatico colpo di tosse e con una risposta che è apparsa più un sì che un no: “Sento parlare di questo, ma aspettiamo e vediamo”.
Un messaggio al Partito repubblicano Chiuso questo siparietto, con l’applauso del pubblico, il discorso è stato, di fatto, il ritorno sul palcoscenico politico di George W. Bush. Da una porta laterale, una serata di gala, ma con la recita di una parte significativa: quello dell’elegante oppositore dell’attuale amministrazione. Con le critiche espresse a Barack Obama, con la pubblicità data all’evento da alcuni media nazionali statunitensi, in particolare quelli di area conservatrice, il Grand Old Party ritrova colui che l’ha guidato per 8 anni prima del diluvio (elettorale) che ha sommerso la sua presidenza e il partito.
George si ripropone come punto di riferimento in una fase di ancora profondo caos tra le file repubblicane, in attesa di trovare una nuova leadership. Bush non pensa certo a un ritorno alla competizione politica, ma vuole rimarcare la bontà della sua opera, i motivi che l’hanno ispirata. E vuole che questa rivalutazione avvenga - prima di tutto - nel suo campo. Non è un caso, probabilmente, che ciò avvenga quando iniziano a uscire i primi, timidi sondaggi negativi nei confronti della fiducia degli americani nella capacità di Obama di guidare la nazione fuori dalle secche della crisi economica, quando spuntano le prime perplessità rispetto alla politica internazionale, caso Iran in testa. George sembra sentire nell’aria le condizioni necessarie per poter (ri)dire la sua. L’intervista l’ha chiusa con una frase significativa: “Quando mi guardo allo specchio mi dico: ecco uno che non ha venduto i suoi principi morali e politici per un po’ di consenso”. George pensa, spera, che ora qualcuno - soprattutto dentro il suo partito - possa - debba - avere nostalgia di lui.
NyT » Profilo e news su George Bush
Washington Times » Bush, il grande ritorno
Wall Street Journal » L'ultimo sondaggio
Youtube » Il video del discorso
- Venerdì 19 Giugno 2009

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