- Tags: Bermuda, collocazione, detenuti, guantananmo, Italia, mappa, Palau
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Guantanamo chiude. Ma che fine faranno i 240 detenuti ancora rinchiusi nel carcere di massima sicurezza della base Usa? La domanda assila da tempo l’Amministrazione americana. Una prima risposta l’ha data lo stesso presidente in una conferenza stampa il 21 maggio scorso, sfidando le critiche del suo stesso partito che gli aveva anche negato i fondi per la chiusura al Congresso. Anche perché un recente rapporto del Pentagono ha rivelato un preoccupante grado di recidiva terroristica tra gli ex detenuti di “Gitmo”: addirittura uno su sette (ma i casi conclamati sono 29), tornato a militare in formazioni terroristiche dopo la liberazione.
La spartizione Secondo quanto affermato da Obama, i 240 reduci saranno divisi in tre blocchi: una parte cospicua sarà processata in tribunali ordinari americani, un altro gruppo, i più pericolosi, in tribunali militari “speciali” e una cinquantina circa (quelli che non possono tornare nei loro paesi di provenienza perché a rischio di torture e persecuzioni) saranno spediti all’estero. Ma qui il presidente americano non ha fatto bene i conti. Perché trovare i capi di Stati disposti ad accogliere i prigionieri si sta rivelando un’impresa più ardua del previsto: “Se gli Stati americani non se ne fanno carico, perché dovremmo noi?” si sono sentiti rispondere i diplomatici Usa dal ministro tedesco Wolfgang Schaeuble e da molti governi europei. Come si vede dalla nostra mappa, solo una parte di questi cinquanta è già stata “piazzata”, e i negoziati proseguono serrati.
Dove andranno La Gran Bretagna, il principale alleato Usa nella “Coalizione dei volenterosi” ha accettato sei detenuti non britannici ma non ha gradito il trasferimento di altri quattro nelle Bermuda, ex colonia britannica. La Francia ha accettato un solo trasferimento, l’algerino Lakhdar Boumediene. La Spagna ne accoglierà quattro, considerati “Clear for release” dalle autorità statunitensi, cioé liberabili. L’Italia si farà carico di tre detenuti, già implicati in indagini nel nostro paese e quindi destinati a essere processati. La notizia non è piaciuta alla Lega (”Li metteremo nel giardino della villa di Berlusconi”, ha detto Bossi), ma il premier lo ha promesso a Obama nel recente faccia a faccia a Washington. Tra i Paesi dell’Unione anche la Svezia ha accettato un ex prigioniero. Troppo pochi, per gli americani, che si sono rivolti anche ad altri paesi: l’Albania ha accettato sette detenuti mentre tredici Uiguri (musulmani separatisti della Cina nordorientale) saranno ospitati nell’isola di Palau, nel Pacifico. Da un’isola a un’altra, ma sicuramente la preferiranno alle mura della base cubana.
Gallery » Prigionieri a Guantanamo
Il Manifesto » Modello Guantanamo
Wikipedia » Il carcere speciale
NyT » Uno su sette torna a a colpire
- Venerdì 19 Giugno 2009

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Il 19 Giugno 2009 alle 17:21 Referendum, Segni col “batti quorum”: sì per dire addio all’inciucio » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Mariotto Segni anche nel 2009 ci riprova ancora. A fare che? A istituzionalizzare il sistema “maggioritario” in Italia: chi vince governa, chi perde sta all’opposizione. Semplice. Due i partiti in gioco, all’americana. Addio all’arte dell’inciucio, insomma, tanto cara alla politica italiana e alle coalizioni che si formano sotto elezioni per posi sfaldarsi una volta giunti in Parlamento. Ma tra il dire e il fare, ci sono di mezzo i partiti. E le poltrone, soprattutto. Se vincerà il “sì” al referendum abrogativo di domenica 21 e lunedì 22, il nostro paese somiglierà sempre di più agli Stati Uniti. Staremo a vedere. Professor Segni, sin dal 1991 ha sempre sostenuto il sistema maggioritario. E ora, 18 anni dopo, vuole “picconare” il Porcellum, una legge nata male - Calderoli che l’ha scritta, l’ha definita pubblicamente “una porcata” -, ma che è riuscita lo stesso a garantire alle ultime elezioni una maggioranza solida in grado di governare il Paese. Testardaggine sarda o un referendum davvero importante per l’Italia? Ricordo che la legge Calderoli non ha garantito una maggioranza solida, che è dovuta solamente ai grandi numeri ottenuti dal Pdl, perché nel 2006 ha portato in Parlamento ben tredici partiti. Il Porcellum, insomma, spinge alla frammentazione e aumenta la rissosità nella coalizione, come ha dimostrato il continuo braccio di ferro degli ultimi mesi tra la Lega e Berlusconi. Dal 2006 a oggi il quadro si è semplificato: ormai abbiamo due pesi massimi che contano, il Pdl e il Pd, e tre pesi medi: la Lega, l’Udc e l’Idv. C’è proprio bisogno del referendum? Certo, abbiamo bisogno di una maggiore governabilità e stabilità, eliminando gli attriti e i ricatti all’interno delle coalizioni, come quelli recenti di questo Governo sulle ronde o su Guantanamo. La nuova legge non toglierà, per esempio, alla Lega la possibilità di presentarsi all’interno di una coalizione con altri partiti: potrà farlo, ma sotto l’insegna di un solo simbolo della coalizione, di un solo programma e di una sola lista comune. Insomma, non ci saranno più i miei e i tuoi elettori, cui rendere conto, come ha ricordato Maroni di recente a proposito delle ronde. Lei sostiene che il referendum rafforzi, appunto, il bipartitismo. Com’è poi che non ha scelto né di entrare nel Pdl né nel Pd? Sono fuori dalla politica dei partiti da alcuni anni e non ho intenzione di rientrarci. Sono scelte personali. Ho scelto di continuare a fare politica attraverso la promozione del referendum. Insomma, le piace il bipolarismo, ma non i due principali contenitori dell’elettorato italiano, ossia il Pdl e il Pd? Ci sarebbero tante cose da dire sia dell’uno sia dell’altro. Tuttavia è un fatto positivo per l’Italia che si siano formati due grandi formazioni, una di centrodestra e una di centrosinistra. E questo trova conferma, per esempio, nell’ultimo appello, lanciato da Piero Sansonetti alla sinistra radicale, a entrare tutti nel Pd. Eppure c’è chi sostiene, come l’onorevole Casini, che “il bipartitismo è fallito e favorisce i populismi”. È d’accordo? Casini sostiene, e lo fa coerentemente da molti anni, l’esatto opposto di quello che sostengo io. Ma si sbaglia. L’Italia verso il bipolarismo, ma alle europee hanno vinto la Lega e l’Idv. Come mai? È normale che accada quando vi sono tanti partiti in gara alle elezioni. Tuttavia in Italia il bipartitismo ha retto meglio che in altri grandi paesi, con minori perdite dei consensi dei grandi partiti. Ci sarà dopo il referendum una rottura tra Fini, che andrà a votare al referendum e voterà sì, e il nuovo asse Lega – Berlusconi, che non ci andranno? Se non passa il sì, credo che i prossimi mesi saranno molto duri per la tenuta interna sia del Pdl sia del Pd. Una vittoria, invece, li rafforzerebbe. Un partito che prende il 20% dei voti, ma risulta lo stesso il primo in Italia, conquisterà il 55% dei seggi in parlamento, se passa il sì. Non è antidemocratico? No, è il principio secondo il quale, chi ha la maggioranza, ha il pieno diritto di governare, mentre chi perde sta all’opposizione. Avviene così in Gran Bretagna, che non è di certo una democrazia in pericolo. Tanti referendum dagli anni novanta a oggi (eecone qui un elenco), molti dei quali non hanno raggiunto il quorum. Non pensa che agli italiani forse non interessino più? Gli italiani vivono un periodo di rassegnazione. Il nostro vero nemico non è il fronte del “no” al referendum, tantomeno la Lega che ha fatto di tutto per farlo saltare, ma è la profonda sfiducia che domina gli italiani. Ma i referendum costano… Vero e noi avevamo proposto di votare in occasione delle elezioni europee, risparmiando 400 milioni di euro. La Lega ha fatto saltare tutto. Se fallirà anche questo referendum, ha intenzione di promuoverne altri in futuro per introdurre il maggioritario in Italia, o deporrà le armi una volta per tutte? Io ci credo sul serio a questo referendum e continuerò a battermi. Non mi rassegno. [...]
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