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Guarda la GALLERY: Neda, fiore della libertà
Una blogger iraniana, Telmah Parsa, racconta oggi sul Daily Beast come ha reagito sua madre, una donna pia e devota alle istituzioni, dopo aver visto il video della morte di Neda, la ragazzina di Teheran uccisa dai tiratori scelti delle milizie del Basji. La domanda che ci facciamo ora, dopo aver letto questo post, è: quante madri di Telmah Parsa ci sono in Iran? E la risposta, probabilmente e purtroppo, è: molte di più di quanto si creda. Ed è su quelle come lei - donne religiose che non farebbero mai male a una mosca ma che rappresentano forse la maggioranza silenziosa del Paese - che fa affidamento il regime degli Ayatollah per spazzare via la rivolta giovanile che in questi giorni sta infiammando Teheran.
Ecco cosa scrive Telmah Parsa
Dopo aver visto il video, gli occhi di mio fratello erano pieni di lacrime. Ero anch’io tentata di piangere. Ma non tutti (nella mia famiglia ndr) erano infastiditi da quel video. “Ecco quello che accade a scendere in piazza” ha buttato lì mia madre mentre le mostravo il video. Mia madre non è una cattiva persona, anzi. Venerdì, quando la Guida Suprema Khamenei ha dichiarato nel suo sermone che è disposto a morire pur di difendere l’Islam, mia madre, come la maggior parte delle persone che lo stavano ascoltando, ha pianto, di lacrime vere. Senmplicemente non era commossa dal video della morte di Neda perché quelle immagini erano incompatibili con quello cui aveva creduto per tutta una vita. Non poteva credere, ad esempio, che un miliziano Basj possa uccidere una ragazza innocente. Secondo lei i Basji impersonificano quanto di più ammirevole ci sia nella società iraniana: la religiosità profonda e la devozione alla Guida suprema. Il loro atteggiamento pieno di contegno ricorda a lei, e quelli come lei, il sacrificio dei martiri uccisi durante la guerra Iraq-Iran. Non riesce a credere che qualcuno come suo fratello possa uccidere una ragazza innocente. Ci doveva essere un’altra spiegazione - secondo mia madre - per quello che era accaduto a Neda. E siccome le risultava difficile trovarne una, ha risolto il problema dicendo: “Ecco quello che accade a scendere in piazza”.
La sua reazione mi ha profondamente offesa e turbata, comunque. Ma lei è stata rapida a stoppare la mia indignazione. “Figlia mia, tu e tuo fratello avete subito un lavaggio del cervello dei media occidentali. Perché credete a tutto quello che scrivono?” Questo dicono i nostri genitori quando la pensiamo diversamente. Ed è completamente inutile controbattere discutendo con loro su chi abbia veramente subito il lavaggio del cervello. Loro, a differenza di quelli della nostra generazione, non hanno formato le loro convinzioni in un giorno soltanto, a conclusione di un dibattito libero e aperto. Io e mio fratello dimentichiamo spesso che la tv di stato ha rappresentato per decenni, per i nostri genitori, l’unico canale attraverso cui ricevono le informazioni. Lo Stato, tutto questo, lo sa bene. E non è un caso che il palazzo della televisione pubblica sia uno dei più fortificati di tutto Teheran (un tank è parcheggiato stabilmente lì davanti)…
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Neda, la ragazza martire, simbolo della protesta (20 giugno)
Karekar Avenue, all’angolo tra Khosravi Street e Salehi Street, a Teheran: cade con un colpo al cuore sparato da un tiratore scelto delle milizie Basji, il 20 giugno, Neda, 16 anni, in un video che ha fatto il giro del mondo su Youtube.
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- Martedì 23 Giugno 2009
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