
In Arabia Saudita le donne, per tutelare l’onore, si muovono solo se accompagnate da un uomo di famiglia, possono andare all’estero solo se viaggiano con un maharam (guardiano maschio) o con un suo permesso scritto, non possono guidare o restare in compagnia maschile in un luogo pubblico, ma possono acquistare biancheria intima da un commesso di sesso maschile.
Certo, in Arabia Saudita l’intimo si vende eccome e i negozi di lingerie hanno un enorme successo. Le vetrine sobrie espongono manichini anonimi senza capo, che, pur ricordando il meno possibile il corpo femminile, attraggono gli sguardi dei passanti. All’interno dei negozi i capi sono più sexy e sofisticati, tanto che un occidentale resterebbe sbigottito. Autorizzati alla vendita dei capi sono solo commessi di sesso maschile. Gli spogliatoi sono proibiti dalle autorità governative e le clienti si trovano costrette ad acquistare i modelli alla cieca e a provarseli in un bagno pubblico o a casa. Qualora la taglia o il modello non andasse bene, posso essere rimborsate o cambiare il capo acquistato. Peccato che per l’imbarazzo nessuna delle clienti lo faccia, piuttosto che perdere la dignità preferisce perdere il denaro.
Normalmente i negozi di lingerie sono luoghi intimi, privati, accoglienti e dedicati principalmente ad un pubblico femminile. Ma nei punti vendita di intimo in Arabia Saudita le donne non si sentono a proprio agio. Come fanno ad essere squadrate da testa a piedi da uno sconosciuto che cerca di individuare la loro taglia? Come riescono a parlare di esigenze personali con un uomo o addirittura ad accettare un suo consiglio? Le saudite chiedono quindi che venga applicata una legge, approvata nel 2006, che permette alle donne di lavorare nei negozi che commercializzano prodotti femminili, tra cui accessori, vestiti o intimo.
La legge in questione non è mai entrata ufficialmente in vigore a causa dell’opposizione delle autorità religiose più conservatrici del paese e sicuramente anche per l’aumento della disoccupazione tra gli uomini, che si aggira già intorno al 13%. Reem Asaad, insegnante presso il Collegio femminile di Jeddah Dar al-Hikma da mesi ormai sta portando avanti su Facebook una campagna per boicottare i negozi di lingerie e spingere il governo a prendere una posizione definitiva. L’intento è quello di sostituire i dipendenti di sesso maschile che lavorano nei negozi di intimo con delle dipendenti donne. Nulla di più sensato e naturale!
- Mercoledì 24 Giugno 2009

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Commenti
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Il 26 Giugno 2009 alle 9:47 snoopy301147 ha scritto:
dal 77 all’85 ho lavorato in saudi arabia….in quel tempo erano vietate persino le bambole Barbie..le sequestravano all’aeroporto ……ma in privato le donne erano curiose di noi occidentali
Il 10 Luglio 2009 alle 11:10 lingerie » Blog Archive » La battaglia per la lingerie delle donne arabe ha scritto:
[...] Anche chi non è esperta di Medio Oriente è a conoscenza, purtroppo spesso a causa di fatti spiacevoli che si sentono in televisione, delle limitazioni e dei vincoli imposti alle donne nel mondo arabo. In molte nazioni le donne possono uscire in pubblico solo se accompagnate da un uomo di famiglia, non possono guidare, non possono frequentare uomini non riconducibili al nucleo famigliare. Quello che appare un controsenso è che, in Arabia Saudita, quando una donna vuole acquistare della lingerie, nei negozi specializzati trova solo commessi di sesso maschile. [...]
Il 25 Luglio 2010 alle 17:56 nataliedior ha scritto:
e’ vero in Arabia Saudita l’intimo va alla grande, hanno apprezzato moltissimo anche questo nuovo brand: http://www.lingeriedimoda.it/d.....94_95.html
Il 11 Ottobre 2010 alle 15:48 nataliedior ha scritto:
mi correggo il sito giusto e’: http://www.lingeriedimoda.com/.....l?limit=12
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