Guarda la GALLERY: Neda, fiore della libertà
Giorni e giorni di pressione sono serviti. I toni sono cambiati. Più duri, più netti, anche se le sue dichiarazioni contengono ancora una forte venatura di cautela e diplomazia. Obama è apparso di fronte ai giornalisti in una attesissima conferenza stampa, convocata per parlare della situazione in Iran, della crisi economica statunitense e della riforma sanitaria.
Gli avevano chiesto di essere molto meno cauto sulla condanna della violenta repressione della proteste contro il golpe “elettorale” a Teheran, e il presidente degli Usa, come mai avvenuto nelle ultime due settimane, ha usato parole, espressioni e toni più duri nei confronti del governo iraniano mettendo seriamente in dubbio il risultato della consultazione: “Ci sono molti interrogativi sull’esito della votazione” ha detto Obama. Ma non solo. Ha anche condannato con forza “queste azioni ingiuste”, e cioè, i pestaggi, gli arresti, ma anche gli uccisioni dei dimostranti che hanno lasciato, come ha detto, il mondo “sconvolto e indignato”.
Ha ricordato ai dirigenti iraniani che si governa “con il consenso, e non con la costrizione”. Con la violenza. Termini espliciti, messaggi chiari, parole inequivocabili. Come il riconoscimento del coraggio di quegli iraniani che in questi giorni scendono in piazza, per la strade di Teheran per protestare contro i brogli elettorali.
In particolare delle donne, in prima fila nella protesta, tra le maggiori vittime della brutale violenza del regime, come nel caso di Neda Agha Soltan, la giovane donna uccisa da un pallottola al cuore, colpita dalla polizia durante una manifestazione popolare, diventata simbolo di questa rivolta contro gli ayatollah. Obama l’ha ricordata, durante la conferenza stampa. E ha aggiunto, con una frase tipica della sua retorica, che “coloro che si schierano a fianco della giustizia sono sempre dalla parte giusta della Storia”.
Pragmatismo Il presidente ha voluto dire che si schiera dalla loro parte, ma limitandosi, per ora, a un condanna verbale delle azioni dell’esecutivo guidato da Ahmadinejad. Già perché, nelle risposte ai giornalisti nella sala stampa della Casa Bianca, Obama ha ripetuto concetti noti, espressi negli ultimi giorni, tutti intrisi del pragmatismo con cui ha improntato il rapporto con l’Iran. E che, secondo lui, dovrebbe portare a un dialogo diretto con il regime iraniano, chiunque governi a Teheran.
Nessuna interferenza Il presidente degli Stati Uniti ha ricordato, sottolineandolo, che il suo paese rispetterà la sovranità “della Repubblica Islamica e che non intende interferire negli affari interni iraniani”. Nessuna iniziativa unilaterale, quindi. Qualsiasi passo intrapreso dagli Usa, verrà fatto con l’avvallo e l’appoggio della comunità internazionale. In questo senso, rispetto ai nuovi toni usati, nella sostanza, Obama non si è andato molto lontano rispetto alle dichiarazioni fatte nelle ore immediatamente seguenti all’inzio delle proteste. E che molti hanno considerato troppo deboli. Per ora, gli Usa non intendono compiere azioni più decise. Una politica che gli ha attirato addosso le critiche non solo dei repubblicani, ma anche di alcuni membri della sua stessa amministrazione.
Obama la difende, sostenendo che qualsiasi mossa azzardata, aprirebbe il fianco alle accuse di ingerenza, ma soprattutto indebolirebbe il movimento di protesta contro i brogli. Metterebbe Ahmadinejad e la suprema guida dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei nella condizione di accusare coloro che scendono nelle piazze di essere al soldo del Grande Satana Americano. Indebolirebbe il grande movimento di popolo che sta mettendo in discussione l’autorità dell’ala dura del regime. Chi lo critica, afferma il contrario. Dice, cioè, che la sua cautela e la sua prudenza, abbiamo già rafforzato le posizioni del duo Ahmadinejad Khamenei. Obama scommette invece che, alla lunga, la sua politica, pagherà. Perchè li costringerà al dialogo, per uscire dall’isolamento internazionale. Solo i prossimi mesi diranno se lui avrà avuto ragione.
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- Mercoledì 24 Giugno 2009
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Commenti
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Il 24 Giugno 2009 alle 13:10 cuauhtemoc ha scritto:
Noi abbiamo Berlusconi, gli americani Obama. E la destra neo e postfascista che ci governa sta ridiventando antiamericana, come è sempre stata
Il 25 Giugno 2009 alle 16:17 Iran: Twitter, la vera arma politica contro gli Ayatollah » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] La questione della lingua da utilizzare diventa spesso strategica per i rivoltosi: postate messaggi in farsi con informazioni false, ma seguite il fuso orario iraniano, per ingannare i poliziotti scrive un utente. Altri, per spiazzare il potere, inviano manuali di resistenza urbana: dividetevi in piccoli gruppi, evitate assembramenti troppo numerosi, non diamo un vantaggio al dittatore. O ancora forniscono l’ultima news sulle manifestazioni: Karoubi (un altro candidato di opposizione) sarà oggi in sei piazze, Bahareset, Vanak, Tajrish, Sadehgieh. Venite numerosi. E intanto avanza la delazione contro le spie informatiche: non scrivete su questa pagina di Twitter. Lo gestisce un provocatore!. E ancora: Hakim Rasmullah. Parvez Afsenay. Pardesh Marvasi Ibrahimzadeh! Segnatevi questi nomi: sono studenti dell’Università di Teheran iscritti a Twitter che in realtà lavorano per i Basji! Infine, due avvertimenti, che dimostrano il livello di sofisticazione politica raggiunta dai dissidenti: Non ritirate il vostro denaro dalle banche! E’ il modo migliore per farvi identificare come nemici! E un altro, a dimostrazione del grando di maturità raggiunta dal movimento: Non attaccate i siti del governo iraniano. Utilizzano queste informazioni per dare un’immagine negativa del nostro movimento! La battaglia, anche informatica, è in corso e il silenzio di Obama appare a molti come un insopportabile tradimento. Ma nessuno (ancora) gli butta la croce addosso. Bisogna cavarcela da soli e continuare a informare. Il mondo ci guarda! [...]
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