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Iran: Twitter, la vera arma politica contro gli Ayatollah

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  • Tags: Iran, Mahmoud Ahmadinejad, twitter
  • 9 commenti

il regime reprime la protesta

Guarda la GALLERY: Neda, fiore della libertà

I messaggi si susseguono, uno dopo l’altro, ogni due-tre minuti, a volte ogni 30 secondi, a seconda del fuso orario di Teheran. A postarli, nelle bacheche  di Twitter sulla crisi iraniana, sono gli oppositori del regime di Ahmadinejad, a migliaia, in patria e all’estero, che stanno cercando in queste ore di organizzare la resistenza.

Sono uomini e donne con un alto livello di preparazione politica e tecnologica,  che scrivono  in    inglese  (anziché  in farsi) per rendere più difficili i controlli della famigerata polizia postale iraniana e che, in generale,  sembrano tutti convinti che bisogna vincere  la battaglia della comunicazione, della capacità di auto-organizzarsi   senza prendere le armi.
Twitter, in Iran, è tutto questo: l’unica piattaforma   accessibile ai dissidenti, l’unica fonte di informazione non ufficiale cui abbia accesso chiunque simpatizzi per i rivoltosi. Una bacheca virtuale - con migliaia di messaggi spot -  che irrompe nella politica iraniana con la forza di uragano: i medici vicini al movimento - per esempio - possono avvertire i loro fratelli di non portare i feriti in quell’ospedale X di Teheran perché vengono fatti sparire (mettendo anche a disposizione    una  guida per il primo soccorso al di fuori del circuito sanitario nazionale).

Gli oppositori possono  condividere qui manuali di sopravvivenza in caso di arresto o fornire   indicazioni puntuali e molto importanti, scritte da un ex miliziano pentito, su come sopravvivere agli scontri di piazza, agli abusi delle squadracce.
Oltre che una straordinaria leva di organizzazione politica, però, Twitter è diventata anche - dopo le elezioni farsa - il punto di osservazione migliore per chi voglia capire  la natura e gli obiettivi dell’élite più colta dela variegato movimento che sta scuotendo le fondamenta della Repubblica islamica.

Pochi puntano in realtà a una una nuova rivoluzione antikhomenista. Ne hanno abbastanza, di sangue versato, sia gli esuli che gli iraniani di opposizione. L’impressione è che siano proprio quello che dicono, dei riformisti che vogliono solo ripristinare le regole della decenza istituzionale dopo il golpe elettorale e vivere la vita di ogni giorno senza dover temere le squadracce religiose di Khamenei e Ahmadinejad. A dimostrazione di questa moderazione del movimento, una iscritta, Oxfordgirl, suggerisce per esempio che l’unica speranza  è Rafsanjani, l’eminenza grigia del potere rivoluzionario, l’ex braccio destro di Khomeini  che alle ultime elezioni ha sostenuto i riformisti e si è sentito  accusare di corruzione da un giovane fanatico che non ha nemmeno fatto la Rivoluzione, come Ahmadinejad.

Un altro utente paragona Ahmadinejad allo Shah e invita gli altri  a ribellarsi senza però mettere in discussione le fondamenta  del regime. Per tutti la parola d’ordine rimane comunque quella della nonviolenza. Del non accettare le provocazioni. Del bannare chiunque su Twitter sia sospettabile di essere una spia. Del non dare al governo un pretesto per vendicarsi su tutti coloro che sono sospettati di simpatizzare per i manifestanti. C’è insomma grande prudenza tattica, ma anche   determinazione per sventare il golpe.

Per ora la maggior parte degli oppositori su Twitter si limita a dare suggerimenti pratici, a fornire informazioni su quanto avvenuto ieri, per esempio, in quell’angolo preciso di Teheran, dove un ragazzo è stato portato via dopo essere stato malmenato. O a organizzare improvvise manifestazioni che spiazzino la polizia. Il momento di dividersi sulle strategie   non è insomma ancora arrivato: Donne, non ascoltate chi vi dice che ci si deve togliere il velo in piazza giovedì. Teniamo ferma la parola d’ordine delle rielezioni. Dobbiamo avere una voce soltanto!

C’è poi chi chiede    di partecipare alla campagna di boicottaggio della Nokia e della Siemens, che avrebbero messo a disposizione del governo un centro di monitoraggio per spiare e intercettare i messaggi dell’opposizione. E l’attenzione alla comunicazione digitale e ai rischi di censura è vitale. Sono   molti quelli che segnalano i punti deboli nel sistema informatico  di censura messo in piedi dal governo. Il traffico che passa attraverso i protocolli usati da giochi come WoW e Xbox non è filtrato. Usiamo quello! Attenti a SSH, ai torrents e a Flash! Suggerimenti per comunicare, molto sofisticati dal punto di vista tecnologico: per scambiarsi email che non facciano risultare l’indirizzo IP della macchina da cui vengono inviate, scrive un iraniano, bisogna scambiarsi messaggi attraverso l’anonymous remailer, un sistema originariamente usato dai primi movimenti cyberpunk.
I messaggi, su Internet, vengono comunque fatti sparire con grande rapidità. La polizia iraniana è solerte quando si tratta i informazioni che possano danneggiare il governo:   questo articolo per esempio, postato ieri da un blogger,   segnalava una choccante intervista, tradotta attraverso il Google translator, a un presunto miliziano, che confessava di ricevere dal governo 200 euro al giorno per picchiare i manifestanti. Lo faccio perché sono disoccupato e devo pagarmi la casa. Ora quel link è invisibile.
La questione della lingua da utilizzare diventa poi  strategica per i rivoltosi online: postate messaggi in farsi con informazioni false e aggiustate il vostro Pc sul  fuso orario iraniano, per ingannare i poliziotti -  scrivono in tanti. E cioé: inondate il centro della censura tecnologica di messaggi per mandare in tilt il sistema di controllo.  Altri inviano manuali di resistenza urbana: dividetevi in piccoli gruppi, evitate assembramenti troppo numerosi, non diamo un vantaggio al dittatore. O ancora viene fornita  l’ultima news sulle manifestazioni: Karoubi (un altro candidato di opposizione) sarà oggi in sei piazze, Bahareset, Vanak, Tajrish, Sadehgieh. Venite numerosi. E intanto avanza la delazione contro le spie informatiche:  non scrivete su questa pagina di Twitter. Lo gestisce un provocatore!.  Hakim Rasmullah. Parvez Afsenay. Pardesh Marvasi Ibrahimzadeh! Segnatevi questi nomi: sono studenti dell’Università di Teheran iscritti a Twitter che in realtà lavorano per i Basji!

Infine, due avvertimenti, che dimostrano il livello di sofisticazione politica, e non solo tecnologica, raggiunta dai dissidenti: Non ritirate il vostro denaro dalle banche! E’ il modo migliore per farvi identificare come nemici! E un altro: Non attaccate i siti del governo iraniano. La tv di Stato darebbe  un’immagine negativa del nostro movimento! Sanno, questi ragazzi, che la battaglia, anche informatica, si vince sul piano della comunicazione, non su quello delle armi. Anche perché nessuno mette in dubbio il concetto di Repubblica islamica. Sono appunto tutti giovani democratici e gradualisti, che il golpe sta   trasformando in nemici del popolo e servi della Cia.

Il silenzio di Obama  appare poi a molti come un insopportabile tradimento. Ma nessuno (ancora) gli butta la croce addosso. Gode ancora, Obama,  di grande stima, si manifestano i primi segnali di insofferenza per la prudenza americana.  Bisogna cavarcela da soli e continuare a informare. Il mondo ci guarda!  
Il video (animato) di propaganda della tv di Stato


Il blogger » Testimonianze dall'Iran
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Iran » Manuale di sopravvivenza in caso di arresto
Iranian.com » Come sopravvivere agli scontri di piazza
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Aicongress » Campagna anti-Nokia
Agli utenti » Le falle dei filtri della censura
  • paolo.papi
  • Giovedì 25 Giugno 2009

Vedi anche:

  • L'Iran, il boia e la (vera) democrazia
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Iran: Rafsanjani, lo squalo che potrebbe salvare i giovani in rivolta »
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Commenti

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Il 28 Giugno 2009 alle 20:05 pietroancona ha scritto:

—– Original Message —–
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, June 28, 2009 2:56 PM
Subject: I GRINGOS

i GRINGOS
==========

Quasi mi offendevo, da ragazzo, quando leggevo nei fumetti che i cattivi banditi messicani con sombrero, basettoni, doppie cartuccere e dentoni smaglianti chiamavano spregiativamente “gringos” i miei eroi americani! Per me gli americani erano i buoni civilissimi soldati che mi avevano liberato dai tedeschi e, a prezzo di tantissimi morti, avevano debellato la terribile minaccia nazista dal mondo.
Ma poi non mi è stato tanto difficile capire la ragione di tanta carica dispregiativa insita nel termine “gringos”.
Il sud america è stato da sempre luogo di immense sofferenze dei contadini angariati da sanguinari caudillos sostenuti dagli squadroni della morte addestrati dagli Usa nelle caserme dei marines. Tutto il Sud America è stato sempre mercato di consumo dei prodotti americani ed agricoltura colonizzata dalle sue multinazionali. Ogni tentativo di indipendenza è sempre stato frustrato ed ucciso sul nascere. Cuba ha resistito soltanto perchè appoggiata dall’URSS che non avrebbe permesso la sua distruzione ma tutti i governi che hanno mostrato un minimo di autonomia da Washington sono stati subito rovesciati. I gruppi dirigenti rivoluzionari sono finiti quasi tutti assassinati, incarcerati, dispersi, costretti all’esilio. Ricordo per tutti il Cile di Allende rovesciato da Kissinger. Non è detto che non saranno rovesciati i governi della grande ondata di sinistra e di centro-sinistra che ha trionfato nelle recenti consultazioni elettorali. Il Brasile di Lula è tollerato per via delle concessioni agli Usa delle biomasse che hanno sottratto le terre alle coltivazioni dei contadini e di altri compromessi raggiunti con le multinazionali USA.
L’esempio del governo preferito dalla Casa Bianca è la Colombia retta da una giunta militare che ha espropriato i contadini delle loro terre, li ha incarcerati o costretti a vivere in estrema miseria e ceduto le loro terre
a grandi aziende USA. Nella colonizzazione del sud americana è presente anche l’Italia. Benetton possiede milioni di ettari di terreno che sono stati recintati ed inibiti agli abitanti del posto,
Per comprendere quanto sia mostruoso il sistema politico imposto al sud america con la complicità delle caste dominanti locali basta pensare alle favellas, mostruose agglomerazioni di casupole di lamiera e cartone
e le centinaia di bambini che frugano lmontagne di immondizia nelle discariche in cerca di un pò di cibo o di qualcosa da poter vendere. Le distanze sociali sono immense: miliardari da una parte e poverissimi dall’altra.In mezzo una classe media sempre in pericolo di sprofondare nell’abisso della povertà.
I gringos sono padroni del mondo con l’aiuto dell’Occidente che si presta al loro dominio incontrastato e che fornisce copertura anche per le operazioni coloniali più sporche come l’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan o il genocidio di Gaza e la distruzione del Libano. I gringos impongono la loro pax che consiste nel dominio dei oro interessi su tutto il mondo. La parte di mondo che si sottrae è in pericolo e viene attaccata in tutti i modi. La Cina viene attaccata con la contestazione del Tibet che si vorrebbe assegnare al Dalai Lama ed ai suoi monaci. La Russia è oramai assediata da governi filoamericani imposti dalle rivoluzioni “colorate” e la riunione dell’OSCE di oggi l’ha
provocata proponendo “osservatori” nel suo territorio della Ossezia recentemente aggredito dalla Georgia.
L’Iran viene minacciata da Israele che si prepara ad invaderlo ed in vista di ciò fa manovre navali nello stretto di Gibilterra ed ha subito una profonda ferita interna con la lacerazione del suo gruppo dirigente in parte arruolato ad un progetto “moderato” tipo Abu Mazen.
La Pax americana consiste nella continua opera di destabilizzazione o di distruzione delle nazioni che resistono e non consentono l’installazione di basi militari nel loro territorio. Tutti i mezzi sono buoni per raggiungere lo scopo anche l’arruolamento dei monaci buddisti come è stato fatto in Birmania, le rivoluzioni “colorate”, l’assedio e l’isolamento economico, l’aggressione.
pietro ancona
http://medioevosociale-pietro......gspot.com/
http://www.spazioamico.it

Il 1 Luglio 2009 alle 15:51 Persepolis 2.0: un fumetto racconta l’Iran in fiamme » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Una vignetta, in particolare, è dedicata a twitter: un uccellino cinguetta (”tweet”, da cui il nome del microblog) e, in basso, si legge la didascalia “le persone si affidano ai social media”. Un modo per riconoscere il valore di social network e blog nella comunicazione della protesta, soprattutto verso l’estero: per giorni i mass media hanno seguito le manifestazioni nelle strade di Teheran attraverso foto, video e notizie sul web. E adesso le autorità sono a caccia per scovare gli animatori delle proteste grazie ai filmati pubblicati su YouTube. [...]

Il 3 Luglio 2009 alle 16:18 Iran in fiamme: che cosa può fare l’Europa » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Twitter, la vera arma politica contro gli ayatollah - Tutti i post sull’Iran - Leggi Persepolis 2.0 [...]

Il 7 Luglio 2009 alle 18:30 Twitter è il vero concorrente di Google » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Serviva per dare l’idea di quel che ognuno degli utenti stava facendo in quel momento (infatti i post da 140 battute sono impostati per parlare di se stessi in ternza persona). Ora, invece, per sintetizzare: è diventato un formidabile segnalatore di quello di cui ci si occupa in rete, in questo momento, in tempo reale. E visto che sempre più viene usato dagli utenti per raccontare cose che succedono nel mondo, ecco che è diventato anche molto utile. [...]

Il 20 Luglio 2009 alle 23:20 Turchia, una nazione di hacker? » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] I riflettori dei mass media sull’Iran si sono appena spenti. Ma la vicina Turchia non è da meno, anche se passa inosservata: un tribunale ha deciso di impedire l’accesso al servizio i Google per costruire siti (Google sites). Vita dura, inoltre, per chi scrive sui blog: la piattaforma editoriale Wordpress è stata bloccata. YouTube è ormai oscurato da due anni. [...]

Il 12 Ottobre 2009 alle 18:55 L’Iran, il boia e la (vera) democrazia - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] L’Iran aspira ad essere una democrazia ma l’alta affluenza alle urne, spesso esibita dalle autorità di Teheran, non è una prova. A una democrazia vera servono libertà di stampa e anche un autentico dibattito politico con contraddittorio e qualche filtro in meno per la selezione dei candidati alle elezioni. Ma, soprattutto, una vera democrazia non può permettersi di condannare a morte chi organizza e partecipa alle manifestazioni di protesta. [...]

Il 19 Ottobre 2009 alle 14:43 Attacco ai pasdaran: perché l’Iran accusa Usa e Gran Bretagna - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] questa regione vive una parte della minoranza sunnita che i politici moderati Karrubi e Mousavi - candidati alle controverse elezioni presidenziali del 12 giugno e leader del movimento riformista On… - avevano corteggiato con varie [...]

Il 26 Ottobre 2009 alle 15:52 Al gran bazar del nucleare iraniano - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Con l’aria che tira a Teheran (dopo i brogli, le proteste, la repressione) serve qualche giorno in più per trovare consenso tra le diverse fazioni [...]

Il 31 Marzo 2010 alle 15:53 Twitter, dove stiamo andando? - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] Twitter in alcuni casi è diventato politicamente pericoloso in quanto strumento “troppo democratico”: si pensi agli esempi della Cina e dell’Iran. [...]

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