
Il presidente honduregno Manuel Zelaya Rosales
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Il golpe in Honduras si ripercuote in tutta l’America Latina. Lo spettro del ritorno dei colpi di stato militari mobilita gli internauti e i governi, contro un incubo che ricorda le dittature degli anni ‘70. Ma anche i governi della sinistra “bolivariana”, alleati del presidente deposto Manuel Zelaya sono sotto accusa per i loro leader sempre più accentratori. Zelaya, scacciato da casa sua a Tegucigalpa dai militari, è apparso ieri in Costa Rica e oggi ha parlato in una conferenza stampa dal Nicaragua a fianco dei presidenti della cosiddetta “Alleanza bolivariana delle americhe”, Alba: Hugo Chavez (Venezuela), Daniel Ortega (Nicaragua), Ernesto Correa (Ecuador) e il cancelliere cubano Bruno Rodriguez a nome di Raùl Castro. Chavez ha approfittato dell’occasione per uno dei suoi show, citando Fidel Castro e chiamando “Gorilletti” il neo presidente Micheletti. (Mentre Correa lo ha chiamato “Pinochetti“). Il link al video del discorso di Zelaya sta già facendo il giro della rete spinto da Twitter. Sul sito di “microblogging” vengono citate le parole del presidente dell’Honduras “Sono vivo per la grazia di Dio, avevo più di otto militari incappucciati che mi puntavano le armi in faccia” trovano sostenitori e oppositori.
Dal paese centroamericano arrivano report contrastanti: c’è chi parla di censura “Hanno bloccato la CNN e stanno dando partite di calcio”, “I militari sono nelle redazioni dei giornali”. Si lanciano appelli per uno sciopero generale, proclamato da domani da parte del principale sindacato Central General de Trabajadores. In Spagna sono state convocate manifestazioni davanti al consolato honduregno a Madrid per oggi pomeriggio.
Molti indicano i colpevoli del “complotto” ai danni del presidente eletto: “Sono le élites militari che temevano una svolta a sinistra”, ma c’è anche chi rispolvera la mano dei “gringos”: “è il primo golpe di Obama, sono stati addestrati dalla Cia”. Poco importa che il presidente americano e Hillary Clinton si siano premurati di non riconoscere il nuovo presidente e di dare solidarietà a Zelaya, i cospirazionisti sono già in moto.
Ma su Twitter trovano spazio anche i detrattori di Zelaya che vedono con favore il golpe: “Zelaya Rosales ha messo in pericolo lo stato di diritto”, “lasciate che Honduras risolva i suoi problemi e non immettetevi nelle nostre questioni interne”. Il presidente nominato dal parlamento Micheletti ha garantito che ci saranno elezioni generali per il 29 novembre. “Zelaya voleva farsi Dio dell’Honduras e per questo è stato deposto, la gente non è con lui” viene scritto in inglese sul sito “Ireport” che accusa Zelaya e Chavez di essere i responsabili della situazione. Ma almeno ufficialmente, dall’esterno nessuno sembra appoggiare i golpisti. I vicini del Salvador hanno mobilitato le forze armate alla frontiera. “Daremo una lezione indimenticabile a questa borghesia irresponsabile” tuona Chavez. Nei prossimi giorni si capirà se il vero bluff è quello dei militari o quello dei “bolivariani” al potere in buona parte dell’America Latina.
VIDEO: Proteste a Tegucigalpa, la capitale
- Lunedì 29 Giugno 2009
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Commenti
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Il 1 Luglio 2009 alle 9:24 parisius ha scritto:
Non capisco perché, qui su Panorama, a ogni due articoli si citi Twitter e venga riportato quello che si scrive su Twitter. Su tutto Internet non c’è piattaforma di comunicazione più banale e, sì, più manipolatoria di Twitter (secondo solo all’altrettanto ultrapubblicizzato Facebook).
Riguardo al golpe in Honduras, mi viene da ridere nel leggere in questo aricolo che Zelaya sarebbe troppo “attaccato alla poltrona”; dal tono che ha usato il giornalista, si evincerebbe quasi che ciò da solo servirebbe a giustificare l’operato dei militari. Ma allora che cosa dovrebbe succedere ai politici italiani?!?
Il 16 Ottobre 2009 alle 18:56 Honduras, “Guerra e pace” del calcio - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] di tensione permanente, con coprifuoco, arresti, manifestazioni e scontri di piazza, a causa del golpe che ha deposto il presidente Manuel Zelaya lo scorso 28 giugno. La situazione si è fatta ancora [...]
Il 5 Maggio 2010 alle 14:53 Lula non riconosce il governo golpista dell’Honduras - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] dal portavoce del presidente verde-oro, Lula “è favorevole alla riconciliazione nazionale in Honduras, ma ritiene che un passo fondamentale perché ciò avvenga, sia la possibilità per il presidente [...]
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