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Battaglia di Helmand: perché Obama ora si gioca tutto

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, helmand, Stati Uniti, talebani
  • 4 commenti

Barack Obama

Barack Obama è andato alla guerra. Anzi, alla battaglia che vale una guerra. Per il (nuovo) comandante in capo è il battesimo del fuoco. L’offensiva dei marines contro  trafficanti d’oppio e islamisti nella valle di Helmand, la roccaforte dei Talebani, può essere il punto di svolta nel conflitto in Afghanistan. Se i soldati americani vinceranno, dopo sette lunghi anni, dall’invasione del 2001, in cui gli Usa e la Nato hanno perso terreno, le sorti della guerra potrebbero cambiare. I guerriglieri islamici, per la prima volta, potrebbero essere sconfitti, dopo mesi e mesi in cui si sono rafforzati sulle montagne, arrivando a controllare prima enclave e poi vaste aree di territorio.

Se i marines perdessero la partita, le conseguenze sarebbero molto forti: le truppe occidentali nel paese perderebbero morale, i talebani, al contrario, acquisirebbero fiducia; il paese entrerebbe in una spirale politica caotica ancora più profonda, proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali del prossimo agosto. Infine, se gli americani dovessero essere sconfitti, per Barack Obama sarebbe un colpo molto duro, che andrebbe a incrinare la sua autorevolezza in patria e all’estero. Perché, l’Afghanistan è la “Guerra del Presidente”, come lo è stata l’Iraq per George W. Bush. E’ sul fronte di Kabul, sulla necessità di sconfiggere coloro che “rappresentano il vero pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti”, coloro che hanno aiutato Al Qaeda a colpire l’11 settembre, che Barack Obama ha deciso di puntare. E colpire.

Ora che le armi hanno iniziato a tuonare, ora che i marines si lanciano nella più importante operazione bellica dall’attacco di Falluja, in Iraq, sulla rete, i commenti sono moltissimi. Su Twitter, in particolare, si sono scatenati gli oppositori del presidente.

Scaricandogli addosso le stesse (speculari) critiche che il presidente Bush ebbe dai democratici quando lanciò la guerra contro Saddam Hussein. “Adesso che c’è lui alla Casa Bianca, i grandi network televisivi non coprono le manifestazioni anti guerra” - dice Neckcarjim, anche se le marce di protesta, non sono ancora iniziate. Anche Julie. C punta i riflettori sul ruolo dei media. “Obama li vuole monopolizzare, creare un pensiero unico”. Lo scetticismo non riguarda solo l’informazione. Ma anche la “strumentalità” della guerra. “Ributterà i talebani sulle montagne per un paio di anni, giusto in tempo per farsi rieleggere e farsi altri 4 anni alla Casa Bianca. Poi mollerà l’Afghanistan al suo destino” - scrive Don, un reduce del Vietnam. Secondo Riie J. , Bush e Obama, in realtà, non sono molto differenti. “Pensano solo al loro tornaconto, al loro ruolo e mandano i ragazzi americani a morire nel mondo”. L’offensiva dei marines ha fatto tornare la guerra contro il terrorismo sulle prima pagine dei giornali; i soldati a stelle e strisce rischiano la vita, uno di loro è stato catturato. Obama ha lanciato la sua offensiva,. Questa è la sua guerra. Dalle sorti della battaglia di Helmand dipendono anche le sorti dell’intera strategia di Barack Obama

  • michele.zurleni
  • Venerdì 3 Luglio 2009
Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8? »
« La povertà? Si batte online

Commenti

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Il 8 Luglio 2009 alle 14:37 Obama il pacifista? I bilanci della Difesa Usa raccontano un’altra storia » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Sulla battaglia di Helmand Obama si gioca tutto [...]

Il 8 Luglio 2009 alle 18:12 shift ha scritto:

Come tutti i politici in gravi difficoltà sul fronte interno della politica economica e sociale di casa, Obama già sospettato di non fare nemmeno gli interessi internazionali degli USA si è lanciato in una campagna di guerra soft contro i talebani per distrarre l’attenzione americana e ricompattarla intorno a lui.

Se davvero quei territori sono così fortemente controllati dai talebani, cosa che ovviamente Obama avrebbe dovuto sapere, mandare numeri limitati di soldati e di mezzi è come fare un bel niente, per di più mettendo a rischio la vita di soldati USA.

E’ indubitabile che tale attività militare gli serva anche per distrarre l’attenzione dei vertici militari sul suo strano e ambiguo comportamento internazionale verso gli islamici e gli interessi alla sicurezza USA da ciò messi a rischio.

Facendoli guerreggiare li accontenta, ma non gli fornisce più che tanto, rischiando così di farli fallire e assicurarsi che la colpa di tutto ciò ricada su di loro.

In quanto all’Iraq far trasferire le truppe lontane dalle zone abitate sicuramente li pone al sicuro da attentati locali, ma il loro allontanamento ha due grossi rischi.

Il primo è che la “democrazia” così faticosamente immessa in Iraq vada rapidamente a rotoli, sentendosi liberi gli iracheni di riprendere le loro abituali applicazioni mentali, che finiscono inevitabilmente sotto il rispetto del sistema coranico, quindi del pieno diniego di qualsiasi democrazia reale.

L’altro problema sarà che in caso di guerra con l’Iran, visto che il regime non intende fermarsi dalla sua marcia verso le atomiche, tali truppe potrebbero essere facilmente fatte segno a missili iraniani o attentati kamikaze locali con armi di distruzione di massa.

Non contando che il periodo di permanenza in Iraq è troppo breve per un cambiamento reale degli iracheni.

Si rischia di avere, appena andati via gli USA, altri Saddam, rendendo del tutto vana la guerra fatta e con essa tutti i sacrifici in vite ed economici.

Il 14 Luglio 2009 alle 17:28 Afghanistan: perché aumentano gli attacchi alle nostre truppe » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] È anche per questo motivo (per dare una svolta alla guerra dal punto di vista politico e militare, per uscire dal empasse della guerriglia mordi e fuggi) che due settimane fa il comando militare statunitense ha lanciato un’offensiva nella Valle di Helmand, nella parte meridionale dell’Afghanistan. È la “battaglia di Barack Obama”, quella che dovrebbe - nei piani del presidente - cambiare le sorti del conflitto. [...]

Il 14 Luglio 2009 alle 18:18 Afghanistan, parà nel mirino: il punto dell’esperto » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Negli ultimi mesi il contingente italiano è cresciuto numericamente fino a con tare 3.300 soldati mentre l’impegno operativo è aumentato notevolmente con l’eliminazione dei caveat che ne limitavano l’impiego. I parà conducono da maggio anche azioni offensive al fianco della truppe Kabul con l’obiettivo di strappare ai talebani il controllo di alcune aree del territorio. Cioè lo stesso compito assegnato a britannici e americani a Helmand e in altre province del sud e dell’est afgano dal comando alleato di Kabul che punta ad estendere al massimo il presidio del territorio in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto. Panorama.it » Non illudiamoci, gli attacchi aumenteranno Panorama.it » Helmand, la battaglia di Obama Limes online » Lo speciale sull’Afghanistan Bbc » Afghanistan in poche righe Isaf » Cosa prevede la missione Nato [...]

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