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Where is the stimulus? Se lo chiede Drudge Report, se lo chiedono gli economisti; se lo domandano i disoccupati. Preoccupato, molto preoccupato, se lo chiede anche Barack Obama. Dove sono gli stimoli (per uscire dalla Grande Depressione 2)? In altri termini: che reale effetto hanno avuto i miliardi di dollari, 787, stanziati dall’amministrazione Obama per far ripartire la disastrata economia statunitense.
Quota 9.5. Questa la percentuale di coloro che non hanno un lavoro negli Stati Uniti. Un numero record. Che non si vedeva da 26 anni. Quando il Dipartimento del Lavoro ha diffuso il dato sulla disoccupazione, 467,000 posti di lavoro in meno in giugno, sono stati molti i delusi. Gli economisti avevano previsto dati migliori. E, invece, il segno è stato negativo, con la possibilità che il prossimo mese venga superata un’altra quota storica, dai forti riflessi psicologici: il 10%. Anche Obama sperava che andasse meglio. Così, dopo aver visto quei numeri, in una intervista all’Associated Press, ha detto che la strada per uscire dell’emergenza è ancora lunga. Con lui concordano tutti gli esperti interpellati. Nel mirino la politica della Casa Bianca. Anche se, con toni differenti a seconda dei soggetti interpellati.
John E. Silvia, il capo degli economisti della Wachovia Corporation ha detto al New York Times che “il piano di stimolo ha stabilizzato la situazione economica, ma non è stato in grado di farla ripartire”. Un dito nel foro della diga, per impedire l’alluvione, ma “non ci sono (ancora) prove che il provvedimento sia in grado di far uscire gli Usa dalla Grande Depressione”. Silvia non è l’unico a pensare che quei 787 miliardi di dollari siano serviti a salvare numerosi jobs. Che però hanno una caratteristica. Sono limitati ad alcuni settori e non all’intero mercato del lavoro. La possibile crescita di occupazione si intravvede solo nel settore sanitario, in quello dell’educazione e dei progetti - nazionali o locali - finanziati dal governo. Al di fuori di questa cornice, non ci sono molte prospettive. E ‘inutile farsi illusioni, per i prossimi mesi, per molto tempo, un grande numero di persone non troverà una nuova occupazione.
Con le conseguenze del caso: risparmi bruciati per mantenersi, impossibilità di pagare mutui e debiti. In questo momento, negli Stati Uniti ci sono 14 milioni e 700mila persone che cercano un impiego, il doppio rispetto al dicembre 2007, quando è iniziata la Recessione.
“Un terremoto, con un grado di magnitudine a cui non pensavano. Con scosse e ramificazioni ovunque.” ha raccontato un altro economista al New York Times un altro economista Lynn Reaser, delNational Association fo Business Economics. Persone che, lasciate per strada, non possono “vedere” che il piano di stimolo ha frenato la caduta verticale dell’economia. Dal loro punto di vista, la domanda non è “Where is the stimulus?“, ma invece, “where are the jobs, my job”. Dove trovo un impiego? Di questo, Barack Obama se ne rende conto. Nell’intervista concessa all’Ap, ha parlato dell’angoscia delle famiglie americane. Che è anche la sua. Guidare il paese fuori dalle secche sarà molto , molto difficile. In questo momento le critiche avanzate alla sua politica di finanziamenti a pioggia (avanzate dai repubblicani) sembrano guadagnare punti. La Casa Bianca (forse) deve rivedere la rotta.
- Venerdì 3 Luglio 2009
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Commenti
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Il 3 Luglio 2009 alle 14:15 Obama (ci) salverà (dal) la finanza? « Il blog di NAFOP … bussola per il risparmiatore navigante ha scritto:
[...] Obama (ci) salverà (dal) la finanza? Giugno 23, 2009 — Cesare Nistri Da quando si è insediato, il nuovo Presidente degli USA non ha fatto altro che ricordarci la sua volontà di salvare l’economia reale dagli eccessi di una finanza che negli ultimi 10 anni ci ha guidato velocemente nell’attuale crisi. Eppure dall’inizio della crisi stessa le mosse, in verità di competenza della Fed, sono state indirizzate verso i soliti strumenti, con grande fiducia nelle vecchie politiche basate sui tassi d’interesse: per la Fed sembra trattarsi semplicemente di una questione di dosi…. quindi se il malato sta tanto male dovrebbe bastare una dose maggiore di quella solita. In tutto questo la nuova presidenza americana ha detto veramente poco ed è solo negli ultimi giorni che si è fatto avanti un progetto di riforma del sistema finanziario. [...]
Il 8 Luglio 2009 alle 18:09 shift ha scritto:
Lasciando da parte il forte sospetto che ho dell’intenzionalità di Obama di voler mandare a rotoli l’economia americana, in quanto musulmano interessato a danneggiare gli USA, invece che farli crescere, vediamo cosa ha fatto Obama in pratica.
Ha sparpagliato il denaro che aveva a disposizione per fare l’elemosina, cosa che sarà anche caritatevole ma come fattore economico di crescita non serve a niente.
Con quel denaro che aveva a disposizione avrebbe dovuto invogliare la crescita economica di qualche attività con maggiori prospettive, non sostenere attività fallimentari solo per salvare i posti di lavoro.
Ci sarà anche parzialmente riuscito a salvare alcuni posti di lavoro, il guaio è che non ha salvato la tendenza negativa di quella attività, rinviando la resa dei conti solo di poco, con l’aggravante d’aver speso dei soldi inutilmente e non più facilmente rimpiazzabili.
Se aggiungiamo a questo sconcertante risultato anche il suo voler sconvolgere i sistemi strutturali interni che fino a poco tempo fa funzionavano benissimo, come l’assistenza sanitaria, cosa che gli stessi Democratici USA hanno finito per impedire, rendendosi conto che Obama stava esagerando, abbiamo il quadro della situazione.
Un Presidente USA o che è un incapace dal punto di vista economico e di politiche sociali, cosa difficile da credersi per un politico navigato come Obama, o sta facendo di tutto volontariamente per incasinare economicamente gli USA, cosa che può fare non un Presidente USA ma un NEMICO degli USA.
Tutto ciò unito alle sue dichiarazioni e atteggiamenti pro islamici tenuti in giro per il mondo, fa propendere per quest’ultima conclusione.
In altre parole gli elettori americani hanno fatto un grosso errore nell’affidarsi all’’immagine di costui senza guardare alla sua potenziale pericolosità, visto i suoi precedenti familiari e personali d’origine islamica.
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