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Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8?

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  • Tags: Bolzaneto, De-Gennaro, Diaz, G8, luca-casarin, manu-chao, no-G8, no-global, vittorio-agnoletto
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Gli scontri al G8

Genova, luglio 2001: gli scontri tra manifestanti e polizia nel corso del G8

Otto anni dopo, l’unica costante è Berlusconi. A L’Aquila (dall’8 al 10 luglio) come a Genova nel 2001, sarà lui, con qualche capello in più, il padrone di casa. Per il resto, tra i due “G8″ sembra passato un secolo. Basti pensare che nel luglio 2001 le torri gemelle erano ancora al loro posto nello skyline di New York, Barack Obama era uno sconosciuto politico dell’Illinois, a Genova i “no global” sfilavano in 300mila, Al Gore soffriva il caldo a casa sua, Beppe Grillo spaccava i computer alla fine dei suoi spettacoli e la Roma aveva appena festeggiato lo scudetto. Che ne é stato dei protagonisti di quei giorni di Genova 2001? Vediamo di ricapitolare:

I No Global:

Ormai i “no global” esistono solo nella testa di qualche giornalista o patito dei World Social forum. Le tante anime che avevano assediato la zona rossa di Genova con lo slogan “Un altro mondo è possibile” si sono divise ognuna per la propria strada: in Italia c’è chi ha scelto il volontariato, chi ha dato vita a proteste più local (No Dal Molin, No Tav, No triv…), chi ha seguito con entusiasmo Beppe Grillo e i “Vaffa day”, chi si è buttato in politica (vedi Francesco Caruso), chi ha abbracciato l’ambientalismo e la lotta al riscaldamento globale, chi è tornato ai centri sociali e all’anarco-insurrezionalismo. Le nuove leve sono cresciute con l’Onda studentesca. A otto anni di distanza, però, anche il “nemico” dei No Global, il modello neo-liberista della finanza globale, ha mostrato tutte le sue crepe. E le proteste, anche violente, sono ricomparse su scala globale con un altro slogan “Non pagheremo la vostra crisi”.

Vittorio Agnoletto:

il portavoce del “Genoa Social Forum” ha passato gli ultimi 4 anni al parlamento europeo, eletto con Rifondazione. Nel 2009 si è presentato alle elezioni europee con la “lista anticapitalista” di Ferrero e Diliberto, che non ha raggiunto il 4% necessario. Il 7 luglio, secondo la sua agenda on-line, sarà a Bruxelles, lontano da L’Aquila e dai megafoni.

Luca Casarini:

Il leader dei “disobbedienti” e delle “tute bianche” ha continuato con il suo attivismo nel Nord est, ma meno sotto i riflettori. Nel 2008 ha pubblicato con Mondadori un romanzo noir “La parte della fortuna“. Sulla copertina, un graffito di Banksy: una specie di black block che lancia un mazzo di fiori invece di un sasso.

I black block:

Che fine hanno fatto i “casseur” professionali e violenti che avevano accompagnato tutte le manifestazioni antiglobalizzazione del “popolo di Seattle”? Per un periodo sembravano scomparsi e ripudiati dopo Genova dagli altri manifestanti. Periodicamente ricompaiono sotto altri nomi e sigle: in Grecia alle manifestazioni contro la polizia, a Londra per il G-20 lo scorso aprile.

Manu Chao:

Nel 2001 era il leader musicale della protesta ben più degli anti-debito Jovanotti e Bono Vox. Ha continuato a fare il musicista giramondo, con due dischi più intimisti (Sibérie m’etait contée e La radiolina) e molto meno attivismo, anche se nei suoi concerti mette sempre il discorso del Subcomandante Marcos.

Gianni De Gennaro:

Capo della polizia nel 2001, lo “squalo” è stato uno dei principali accusati per il blitz alla scuola Diaz e le torture di Bolzaneto. Dal processo è uscito assolto. Il governo Prodi lo nominò capo di gabinetto del Ministero dell’Interno, poi commissario straordinario per l’emegenza rifiuti in Campania. Nel maggio 2008 diventa il direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza). Il 1 luglio i pm genovesi hanno chiesto una condanna a due anni per De Gennaro, con l’accusa di aver indotto a falsa testimonianza l’ex questore Francesco Colucci.

La “Diaz” e Bolzaneto:

Per l’irruzione alla scuola Diaz (94 “no global” pestati, arrestati e rilasciati il giorno dopo) e le detenzioni e le torture nella caserma di Bolzaneto, i processi in primo grado sono durati sette anni. Con la sentenza dello scorso novembre, il tribunale di Genova ha condannato per la Diaz in totale 13 appartenenti alle forze dell’ordine a un totale di 35 anni (nessuno di loro andrà comunque in carcere). Quindici le condanne per Bolzaneto. I vertici sono stati tutti assolti.

Mario Placanica

La morte del giovane Carlo Giuliani fu l’avvenimento che segnò il G8 genovese. Il carabiniere che gli sparò, Mario Placanica, è stato indagato e poi prosciolto. Nel 2003 fu coinvolto in un incidente stradale e denunciò un presunto sabotaggio dei freni della sua auto. Nel 2005 fu dichiarato non idoneo al servizio nell’Arma e dimesso. Decisione contro la quale fece ricorso. Nell’agosto 2008 Mario Placanica, assistito dal legale Carlo Taormina, ha sporto denuncia contro ignoti per l’omicidio di Carlo Giuliani.

I presidenti

Come già detto, l’unico a comparire nella foto di gruppo del G8 del 2001 e in quella del 2009 sarà Berlusconi. George W. Bush ha lasciato il carico con una popolarità sotto le scarpe (quelle che gli ha tirato un giornalista iracheno), Jacques Chirac ha visto succedergli l’odiato Sarkozy, Tony Blair viene rimpianto dai laburisti inglesi che vogliono disfarsi di Brown, Schroeder ha trovato una nuova vita come consulente dei russi di Gazprom. I primi ministri canadese (Jean Chrétien) e giapponese (Junichiro Koizumi) hanno concluso il loto mandato. Quanto a Vladimir Putin, ha lasciato il posto a Dmitri Medvedev, ma la sua voce continua a essere quella che conta a Mosca e dintorni.

Il G8

Già, il vertice stesso dopo Genova, la zona rossa, il morto in piazza, gli scontri, non è stato più lo stesso. Dal 2002 in poi infatti è sempre stato organizzato in piccoli centri o località vacanziere, più isolati e controllabili. Nel corso dell’anno scorso, con la crisi economica, è stato di fatto soppiantato dal G20, il summit che ha incluso i nuovi protagonisti dell’economia mondiale come Cina, India e Brasile.

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  • emanuele rossi
  • Lunedì 6 Luglio 2009
Xinjiang, la polizia spara sui manifestanti. E Pechino la assolve »
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Commenti

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Il 6 Luglio 2009 alle 18:26 Abruzzo: la strada verso il G8, fra sismi reali e scosse minacciate » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8? - Guarda la GALLERY [...]

Il 7 Luglio 2009 alle 18:58 G8 all’Aquila: i luoghi, le immagini, le opinioni. Tutto sul summit d’Abruzzo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] -> G8 all’Aquila, la mappa dei luoghi dell’evento -> Sismi reali e “scosse” minacciate: tutte le insidie del G8 -> “Prepariamoci al peggio”: le opinioni della Rete sul G8 all’Aquila -> Fiaccolate, proteste e personaggi: le immagini del G8 -> Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8? [...]

Il 10 Luglio 2009 alle 16:18 Il no global Caruso: “Non siamo più quelli di Genova, ma a L’Aquila faremo sentire i nostri no” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Insomma, che cosa non vi piace di questo G8, che ormai è diventato un G14 esteso anche ai maggiori paesi in via di sviluppo? Coloro i quali hanno provocato la crisi, ora si propongono come i risolutori della crisi stessa. È un paradosso, perché sono stati loro i registi di quanto è accaduto in questi anni. Noi lo dicevamo già ai tempi di Genova, solo che ci hanno preso a manganellate. E poi che dire di questo turismo grottesco di Obama, Merkel, Sarkozy e compagnia che vogliono provare l’emozione di un’avventura reale in mezzo ai terremotati. Ma allora cosa proponete voi manifestanti? Ci sono due impostazioni. La prima ritiene che sia necessario convincere lor signori a concedere qualcosa anche ai poveri… I “lor signori”? I potenti della terra, quelli là. Convincere i politici dei grandi paesi, dunque… In generale pensiamo che occorra cambiare il paradigma della Governance dei paesi occidentali, ossia non subordinare le politiche al profitto, ma alle esigenze dell’uomo. Non voglio fare il catastrofista, ma dieci anni fa a Genova lor signori cantavano le lodi del capitalismo e basta guardare gli indicatori economici di oggi per capire chi aveva ragione. Attese 5 mila persone. A Genova dieci anni fa eravate molti di più. I no global sono in declino? Non c’è più quella forza che c’era a Genova e pensare di resuscitare lo stesso schematismo sarebbe sbagliato. I movimenti non sono come i sindacati o i partiti e cambiano in altre forme. Ora il movimento no global si è territorializzato e non parlerei tanto di declino: facciamo emergere le contraddizioni nel locale, come nella lotta contro la Tav o a Vicenza contro la base Usa. Insomma, sostenete il popolo del “no”? Non mi ci ritrovo in questa definizione. Quello che emerge nei media è l’elemento di conflittualità dei movimenti, ma il lato più interessante è quello delle forme alternative di auto-organizzazione. I no global sono in declino. E la sinistra italiana? La sinistra è in via di estinzione. È il risultato di un’eutanasia. Di chi è la colpa? Non è una questione di nomi o di leader, che se metti Tizio, allora vinci. Era destinata a fare questa fine. Allora tutti nel Pd, compresa la sinistra radicale, come ha detto Sansonetti? Mi sembra giusto che facciano questa fine. Un ceto politico di sinistra che si deve riciclare deve andare il più lontano possibile dalla sinistra. Non c’è più la sinistra radicale. Chi rappresenterà le vostre idee? C’è bisogno di costruire un’altra dimensione politica, un mutuo soccorso di tutte le idee di sinistra che parta dalle forme di auto-organizzazione a livello locale. Tornerà in Parlamento? Dentro quello scenario no di sicuro. Potrei rifarlo solo se emergerà un nuovo movimento che terrà conto delle esigenze attuali che sorgono dai movimenti. Indossa ancora le scarpe firmate, le Tod’s che notò Ferrara a Otto e mezzo due anni fa? È una stupidaggine: non erano vere Tod’s, ma un paio di finte scarpe firmate comprate in una bancarella. Si è sbagliato Ferrara e, infatti, fuori onda l’ho fatto notare ai due conduttori. Visto, hai fatto uno scoop dopo due anni. [...]

Il 10 Luglio 2009 alle 17:18 Il G8 degli altri. Black bloc: quel che resta del movimento » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dal G8 di Genova a quello dell’Aquila sono trascorsi 8 anni (il 20 luglio è l’anniversario di quello in Liguria), ma per no global e forze dell’ordine sembrano trascorsi decenni. I primi, colpiti da indagini e arresti, numericamente non sono più quella marea nera che incendiò Genova (nonostante gli episodi di guerriglia di questi giorni e in attesa della manifestazione nazionale anti G8 dell’Aquila del 10 luglio); le seconde hanno imparato a rispondere in modo chirurgico dopo gli errori e le violenze del passato (vedere il riquadro a pagina 26). Panorama ha ricostruito la nuova mappa degli antagonisti. Cattivi maestri A Genova la guerriglia era guidata dagli anarcoinsurrezionalisti del Nord Europa, i black bloc originali. A Roma, Vicenza e Torino, per citare alcuni degli ultimi scontri, gli stranieri erano meno e male organizzati (sono stati fermati, tra gli altri, spagnoli, svedesi, francesi, argentini e polacchi). Dalle piazze sono sparite eterodiretti da vecchi arnesi dell’Autonomia. Il confronto fra i Black bloc a Genova nel 2001 e i manifestanti di Torino. pure le tifoserie, anch’esse protagoniste negli scontri del 2001 e da due anni sempre meno impegnate politicamente. Adesso il testimone della protesta violenta è passato agli studenti universitari dell’Onda, eterodiretti da vecchie conoscenze dell’Autonomia e della disobbedienza veneta. Nella capitale Panorama, il 7 luglio, ha ascoltato l’arringa nell’Università La Sapienza di Paolo, capelli brizzolati, 45 anni, leader dei Blocchi precari metropolitani (i Bpm, presenti anche a Vicenza negli scontri): annunciava violazioni di zone rosse, in un clima già surriscaldato (davanti al rettorato ragazzi di due diversi centri sociali sono venuti alle mani). Gli studenti romani sono stati blanditi, dopo il fermo di 36 di loro e 10 arresti, anche dai rappresentanti dei Sindacati di base, decisamente agée per la platea. A Vicenza e Torino a guidare gli studenti sono stati invece personaggi come Max Gallob, 36 anni, uno dei leader dei Disobbedienti del Nord-Est, arrestato lunedì 6 per gli incidenti del maggio torinese. Gli attivisti più radicali (anarchici e marxisti) sono 150 a Milano, altrettanti a Torino, un centinaio a Roma e nel Nord-Est, da Vicenza a Trieste, 50 a Genova. Guerra telegenica Nel capoluogo ligure il numero dei violenti che parteciparono agli scontri era di gran lunga superiore a quello dei giovani che scendono in piazza oggi. Un rapporto di 1 a 10 (circa 3 mila a Genova, non più di 300 a Torino). Allora i black bloc fecero impazzire le forze dell’ordine con attacchi mordi e fuggi e le tute bianche di Luca Casarini provarono a sfondare la zona rossa con caschi, scudi di plexiglas e protezioni. Oggi bianchi e neri (forse per esigenze numeriche) non sono distinguibili nei cortei, anche perché i veri black bloc stanno disertando le piazze. I Disobbedienti (o No logo), invece, non abdicano e insieme con gli studenti dell’Onda hanno sviluppato con tocco scenografico il loro wargame, come hanno dimostrato a Torino e Vicenza: gli scudi hanno immagini di Barack Obama, gli striscioni sono stati rinforzati e dotati di feritoie all’altezza degli occhi. Cercano il confronto con le divise (oltre alle telecamere) e studiano fino a dove possono spingersi. Le armi sono fumogeni ed estintori, ma le forze di polizia hanno sequestrato anche centinaia di biglie di metallo (per le fionde), mazzette, pietre e bottiglie. Le tute bianche sono state sostituite da giacche a vento nere in serie (deve esserci un merchandising anche per quelle). Negli zaini maschere antigas, limoni, acqua e un farmaco per lenire il fastidio causato dai lacrimogeni. Rispetto al passato sono sempre più numerose le ragazze impegnate in prima linea. Per esempio Cecilia, la ventitreenne arrestata per gli scontri di Torino e fotografata mentre assalta senza timore la polizia. Rivoluzionario di professione I giovani antagonisti al posto della generica lotta alla globalizzazione oggi preferiscono concentrarsi su battaglie più concrete: la scuola, la repressione e le carceri, l’antifascismo, gli immigrati e il pacchetto sicurezza. Fioriscono le campagne sociali sul territorio (contro l’alta velocità o la base militare di Vicenza). A Milano sta fermentando la protesta contro l’Expo e la “cementificazione “. Le azioni diffuse (magari contemporaneamente in più città) hanno sostituito le manifestazioni oceaniche. L’ideologia prevalente di chi scende in piazza è quella legata all’autonomia di classe e alla “disobbedienza” e al rispetto delle sole regole condivise. Idee che animano il movimento studentesco dell’Onda e i Cua (Collettivi universitari autonomi). I luoghi di ritrovo sono facoltà e centri sociali come l’Askatasuna nel capoluogo piemontese, il Crash di Bologna, il Pedro di Padova, il Vittoria di Milano, l’Insurgencia di Napoli, l’Esc, l’Horus e l’Acrobax di Roma, i centri della riviera adriatica. Questo arcipelago ha trasformato la disobbedienza e la lotta in un marchio, come dimostra lo Sherwood festival, kermesse padovana dove suonano gruppi di richiamo come i Subsonica o gli Afterhours (che si sono esibiti a Sanremo) e gli stand da festa dell’Unità sono stati sostituiti dalle insegne “lounge bar” con luci soffuse. Sugli scaffali si trova in vendita persino “il caffè del rebelde”, che trasforma in affare i legami con il Chiapas messicano. Intorno ai centri sociali del Nord-Est sono cresciute realtà cooperative come Città invisibile o Caracol. Presidente di quest’ultimo è uno dei fondatori del Pedro. Molti dei centri sociali in auge nel 2001 si sono trasformati in “concertifici”, dall’Officina 99 di Napoli al Leoncavallo di Milano. Però non tutte le realtà sono sedotte dal business. Alcune prediligono la militanza dura, come il Gramigna di Padova, la Fucina o la Panetteria Okkupata di Milano. Diversi estremisti del Partito comunista politico militare (la sigla eversiva attiva sull’asse Torino-Milano-Padova) condannati a giugno per terrorismo cercavano di fare proselitismo in questi centri. A Roma la situazione è più compartimentata: l’eversione è meno movimentista e preferisce operare nell’ombra, in stile vecchie br. Come ha confermato l’arresto di giugno del presunto terrorista Luigi Fallico insieme con altri quattro. Insomma, disarticolato il Pcpm, per gli esperti non c’è un rischio serio di saldatura tra piazza e lotta armata. Anarcoinsurrezionalisti I grandi assenti nelle ultime proteste di piazza sono stati gli anarcoinsurrezionalisti. Dal 2001 i loro rapporti con la galassia marxista-leninista sono peggiorati e a Bologna i due gruppi si sono scambiati persino raid squadristici. Inoltre le tute nere doc sono state colpite da arresti e denunce in tutta Italia, anche se la struttura informale e fluida dell’organizzazione ha scongiurato le retate (riuscita solo nel caso delle Cellule di offensiva rivoluzionaria pisane). Per questo si sono quasi inabissati e la loro area resta la più imperscrutabile. Ora gli investigatori per il G8 temono nuove campagne (legate soprattutto ai temi della sicurezza, dalle ronde ai centri di permanenza) e l’invio di pacchi bomba come a Genova. Ultimi veri attentati riconducibili agli anarcoinsurrezionalisti sono i tre ordigni esplosi a Torino nel marzo 2007. Da tempo sono sotto osservazione alcuni centri di documentazione, in particolare nelle loro capitali, Bologna (Fuoriluogo) e Torino (Porfido). In Lombardia la situazione è in movimento, visto che sta crescendo una nuova rete intorno a Radio Cane e alla rivista Nonostante Milano. Se Roma è una realtà meno organizzata, attrae anarchici di altre città, da Viterbo a Lecce, a Teramo. A Genova l’Inmensa (intorno a cui si raccolse la protesta più dura del G8) ha chiuso ed è stato soppiantata da un paio di centri di documentazione: il Gagarin (ex Borgo rosso: uno degli animatori è stato arrestato recentemente con l’accusa di terrorismo), d’impronta marxista-leninista, e il Doppio fondo, di matrice anarchica. Neppure i genovesi sembravano intenzionati a trasferirsi in massa all’Aquila per il 10 luglio. Preferiscono agire in città, perché dal 2001 sono passati 8 anni ma sembra un secolo. [...]

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