Xinjiang, la terra dei musulmani che allarma Pechino


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Il Turkestan Orientale, oggi Regione Autonoma del Xinjiang all’interno della Repubblica Popolare Cinese, teatro dei disordini di ieri che hanno causato la morte di almeno 140 persone ed il ferimento di altre 800, è stata in passato uno snodo fondamentale della Via della Seta. Si tratta di una regione che nel corso della storia è stata annessa dalle dinastie che regnavano in Cina o in Asia Centrale, e per certi periodi è stata indipendente.

La storia

Dal 1862 al 1876 fu governata da Yakoub Khan, un leader tribale che per breve tempo ebbe il riconoscimento di Gran Bretagna, Russia e Turchia. Negli ultimi anni della guerra civile cinese (1927-1950) tra i comunisti di Mao Zedong ed i nazionalisti di Chiang Kai-Shek, i leader di tre gruppi etnici musulmani - gli uighuri, i kazakhi ed i kirghizi - fecero rivivere il sogno di Yakoub Khan, fondando la Repubblica del Turkestan con centro a Kashgar.
Sopraffatta dall’Esercito di Liberazione Popolare, la regione fa stabilmente parte della Cina dal 1949.
Negli anni Ottanta, una coalizione di Paesi occidentali chiese alla Cina di partecipare allo sforzo dei guerriglieri musulmani afghani che combattevano contro gli invasori sovietici. Pechino diede via libera ai musulmani uighuri, che a migliaia parteciparono alla “guerra santa” contro i sovietici.
Dopo il crollo dell’Urss, molti dei militanti musulmani tornarono in Cina con l’intenzione di battersi contro “il colonialismo cinese”, accusando Pechino di promuovere l’immigrazione dei cittadini di etnia cinese Han, per rendere gli uighuri una minoranza nel loro stesso Paese.

Oggi
Sono Uighuri il 44% dei 20 milioni di abitanti dello Xingjiang, una regione desertica grande cinque volte l’Italia e ricca di petrolio. I cinesi Han sono il 38%. L’ultima serie di gravi attentati attribuiti ai secessionisti uighuri risale all’agosto del 2008: in tre successivi attacchi il 4, il 10 ed il 12, trenta persone sono state uccise in diverse zone della regione.
L’episodio più grave fu quello del 4 agosto, pochi giorni prima dell’apertura dell’Olimpiade di Pechino: un attentato contro un commissariato di polizia a Kashgar causò la morte di 17 agenti. Due gli uighuri condannati a morte per l’assalto.
Nei primi 11 mesi del 2008, nella regione sono state arrestate circa 1.300 persone per reati “relativi alla sicurezza”. Si tratta di una cifra altissima se si considera che nel 2007, in tutta la Cina, le persone arrestate perché sospettate di attivita’ pericolose per la sicurezza sono state 742, sempre secondo fonti ufficiali.

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Il 10 Luglio 2009 alle 17:26 Le violenze nello Xinjiang: fotogallery » Panorama.it - Mondo ha scritto:

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Il 10 Luglio 2009 alle 19:05 Le immagini del mondo, questa settimana, 6 - 10 luglio 2009 » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] A Urumqi, città dello Xinjiang, Cina, il clima rimane teso dopo l’esplosione di violenza etnica che ha provocato oltre 150 morti. [...]

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