È la Regina dei blogger liberal. Il suo Huffington Post è stato definito da un’inchiesta della prestigiosa rivista The New Yorker come “il più ambizioso tentativo di rinventare il giornalismo americano”.
Non c’è politico a Washington che non clicchi sul suo sito almeno una volta al
giorno. Non c’è cronista di altra testata che non acceda alla pagina web per confrontare le notizie e studiarne il taglio. Le sue battaglie sono state consacrate alla causa democratica e all’ascesa di Barack Obama, il quale ha contraccambiato, accreditando per la prima volta un giornalista di un (questo) blog alla sala stampa della Casa Bianca.
Ora Arianna Huffington, con un’intervista ad un altro importante web magazine, Politico Com, sembra voler imporre un’apparente lieve, lievissima, modifica di rotta alla sua creatura: “Non possiamo essere considerati una testate partigiana, schierata con il presidente” ha detto la fondatrice del sito. Sembrerebbe una prudente presa di distanza da Obama; l’inizio di un raffreddamento dopo gli entusiasmi della campagna elettorale e della vittoria nello scorso novembre. In realtà, più che una manovra di riposizionamento (politico) reale, l’annuncio sembra voler indicare un’operazione editoriale, volta soprattutto a indebolire la forza dei blog concorrenti, in particolare quelli conservatori.
L’articolo di Politico Com (web magazine bipartisan che, però, non risparmia critiche a Obama) è piuttosto esplicito. L’Huffington Post non sta allentando, ma anzi, sta stringendo ancora di più i legami con l’attuale amministrazione.
Una prova sarebbe l’assunzione di Dan Froomkin, un blogger licenziato dal Washington Post, dopo essere diventato famoso grazie alle sue note di fuoco contro George W. Bush. Ma contemporaneamente, il sito liberal per eccellenza, sembra voler strizzare l’occhio anche ai lettori di fede o tendenza repubblicana. I quali in modo sempre più frequente, accedono al blog, o addirittura ne usufruiscono, proponendo interventi e pezzi da pubblicare. Come è successo a Tom Coburn, senatore dell’Oklahoma, il quale per fare conoscere le sue critiche alla riforma sanitaria di Barack Obama non ha scelto quotidiani affini come il Wall Street Journal, o blog comel’ultraconservatore RedState, ma ha inviato il suo articolo al sito progressista confidando nella sua autorevolezza e nella sua capacità di penetrazione.
“E’ la prova del fatto che siamo considerati sempre di più un giornale che non fornisce notizie in modo ideologico” ha detto Arianna Huffington. Secondo Politico com, invece, si tratterebbe dell’ennesimo atto di opportunismo da parte della fondatrice, abituata a piccole grandi giravolte politiche. Iniziata la sua carriera in ambienti conservatori, sposata con un deputato repubblicano e grande sostenitrice della rivoluzione di destra di Newt Gingrich, la Huffington è poi passata ai salotti progressisti, prima di dare vita quattro anni fa al suo giornale, alternativa di sinistra al “numero uno” dei blog politici: Drudge Report. Partito con limitate risorse, ora l’Huffington Post conta su di una sessantina di dipendenti a tempo pieno e nello scorso dicembre ha avuto un’iniezione nelle sue casse di 25 milioni di dollari e ora, anche con il mutuo appoggio dell’amministrazione Obama, si propone come una vera e propria potenza politico-mediatica. Con un obiettivo: attirare sempre di più l’attenzione del pubblico, anche degli altri siti, Drudge Report in testa. La Guerra (editoriale) tra blog progressisti e quelli conservatori va avanti da tempo. Questa è solo l’ennessima, durissima battaglia.

Arianna Huffington, la regina dei blogger liberal
Huffington Post » Il blog liberal
Politico.com » Il blog bipartisan
Arianna Huffington » Ci vogliamo riposizionare
RedState » Il blog conservatore
Drudgereport » Il primo blog Usa
- Lunedì 13 Luglio 2009
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Commenti
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Il 17 Luglio 2009 alle 12:00 Recessione, anche il New York Times critica Obama » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Così come avevano fatto altri media, come per esempio l’Huffington Post, il blog liberal per eccellenza. Ma (forse) la Luna di Miele (di cui godono tutti i presidenti, ma Obama, in modo particolare) è finita. E, adesso, a “soli” 180 giorni dall’insediamento, coloro che avevano appoggiato l’ascesa del senatore di Chicago, ora chiedono conto delle scelte del presidente. [...]
Il 28 Luglio 2009 alle 11:58 Mr Obama, quanti scivoloni sulla questione razziale » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] E scorrendo i commenti dei blog di politica più influenti, da quello di Marc Ambinder su The Atlantic, a The Caucus del Nyt, a OpposingViews, ma perfino sul liberalissimo Huffington Post, sembra che la maggior parte delle persone sia d’accordo con Bill Cosby. [...]
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