“Il Leone è tornato”. “Anzi, forse no”. Qui la notizia politica della settimana è il grande ritorno di Aryeh Deri, lo storico ministro degli Interni che fu protagonista della “tangentopoli israeliana” alla fine degli anni
Dieci anni fa Deri (il suo nome “Aryeh” significa appunto “Leone”) era l’astro nascente dello Shas, un partito religioso molto popolare tra gli ebrei di origine nordafricana. Lo stesso Deri era nato in Marocco: nei primi anni Ottanta divenne il pupillo del carismatico rabbino Ovadia Yossef, trasformando lo Shas da una piccola forza politica marginale a uno dei principali partiti di Israele.
Nel 1996, a soli 38 anni, fu nominato ministro degli Interni nel primo governo del conservatore Benyamin Netanyahu. Ma nel giro di tre anni “il ragazzo prodigio” della politica israeliana si trovò indagato per corruzione: processato, venne condannato a tre anni di reclusione.
Fu uno degli episodi più laceranti della politica interna isrealiana. Perché molti dei suoi sostenitori –quasi tutti ebrei dei ceti bassi immigrati da Paesi poveri come il Marocco, la Libia e lo Yemen – interpretarono la condanna di Deri come una “sentenza razzista” dell’establishment israeliano di origine europea.
Deri andò in carcere, ma fu scarcerato dopo due anni per buona condotta. La sentenza imponeva tuttavia anche un’altra clausola: avrebbe dovuto attendere sette anni dalla conclusione della sua pena, prima di assumere qualsiasi incarico pubblico.
Così la scorsa settimana l’ex ministro aveva annunciato di essere pronto a ritornare in politica: la notizia era finita per due giorni consecutivi sulle prime pagine dei giornali locali.
Deri è ancora un leader molto popolare. Qui trovate un video a lui dedicato da uno dei suoi fan. Una curiosità: la colonna sonora è evidentemente ispirata da Toto Cutugno. Qualche anno fa la compositrice Shmirit Or aveva tradotto in ebraico la canzone “Io sono un italiano”. Il ritornello della versione israeliana fa: “Io ritorno a casa, ritorno da te, torno a casa e vedo il sole nei tuoi occhi”. Abbastanza azzeccato per un leader che vuole ritornare nel governo dopo dieci anni di assenza?
Peccato che poi sia arrivato il contrordine dalla magistratura: Deri non potrà assumere incarichi pubblici fino al 2010. Infatti il procuratore generale Menachem Mazuz ha detto che i sette anni vanno calcolati in base alla scadenza della sentenza, e non del rilascio anticipato.
Una delusione per Deri e per i suoi sostenitori. Ma anche una gatta da pelare in meno per il suo partito: il nuovo leader dello Shas, il vicepremier Eli Yishai, è un politico di successo, che gode delle simpatie del primo ministro Netanyahu e della nomenklatura del partito. Ma la base, almeno cosi riportano i girnali israeliani, starebbe ancora dalla parte di Deri.
Quando e se davvero il “Leone” tornerà in politica, Yishai potrebe trovarsi costretto a cedergli il posto. Pena il trovarsi un avversario molto più forte di lui.
- Lunedì 20 Luglio 2009

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Commenti
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Il 21 Luglio 2009 alle 17:32 cuauhtemoc ha scritto:
Cara Momigliano, sono un grande estimatore del popolo d’Israele, ma c’è una cosa che le vorrei chiedere: non crede che i dirigenti israeliani facciano un uso politico della memoria della shoah e che i paragoni tra i terroristi palestinesi e libanesi, oltre che impropri, siano strumentali?
Il 22 Luglio 2009 alle 13:55 annamomigliano ha scritto:
Gentile Cuauhtemoc,
guardi, Israele e’ un Paese come tutti gli altri, nel bene e nel male: ci sono politici seri e onesti, ed altri che sono dei veri lestofanti. E sempre sul tema “tutto il mondo e’ paese”, piu’ disonesto e’ un leader, piu’ tende a strumentalizzare le cose.
Pensi a questo signore di cui scrivo qua sopra: quando e’ stato condannato, dopo un regolare processo, il suo partito ha detto che era una “sentenza razzista”!
Detto questo, non ne farei un discorso di Shoah in particolare. Anzi, dato che qui ci sono ancora molti sopravvissuti dei campi di sterminio, almeno su quello si cerca di andarci coi piedi di piombo.
Nessuno, mi creda, qui si azzarderebbe a paragonare i terroristi libanesi e palestinesi (che pure non e’ gente raccomandabile) ai nazisti.
Il 22 Luglio 2009 alle 16:44 annamomigliano ha scritto:
Caro Enrico,
io invece mi considero una laica credente, il contrario degli atei devoti: trovo che la religione sia un affare squisitamente personale e che non dovrebbe influenzare in alcun modo la politica.
A proposito di spirito laico: le e’ mai passato per la testa che forse le persone si concentrassero sui problemi reali in Medio Oriente, anziche’ proiettare sul conflitto in corso le loro ideologie, forse la pace ci sarebbe gia’.
Potrei dilungarmi a spiegare che la religione non c’entrava molto con il ritorno degli ebrei in Palestina, che Israele e’ nato come uno Stato socialista, e che e’ tutt’ora molto piu’ laico dell’Italia (il termine di paragone, ammetto, non e’ dei migliori)…
Ma il fatto e’ che, oggi come oggi, il fanatismo religioso e’ solo uno dei molti problemi. Il presidente siriano Bashar Al-Assad e’ un bel mangiapreti (gli attivisti musulmani, in Siria, fanno una pessima fine), eppure sovvenziona gli attentati terroristici in Israele.
Il 22 Luglio 2009 alle 17:18 cuauhtemoc ha scritto:
Carissima Momigliano,
sono d’accordo con lei. E’ un bene che almeno sulla questione dei sopravvissuti ci sia delicatezza, attenzione, gentilezza. E forse ha ragione lei: in Israele nessuno (o pochi) utilizza la memoria della Shoah per giustificare quello che con l’Olocausto nulla ha che vedere: la politica segregazionista contro tutti i palestinesi, e non solo contro i suoi dirigenti criminali e corrotti. Forse, a a fare questi paragoni, sono i giornalisti filo-israeliani in Italia e ce ne sono, mi creda. I peggiori nemici di Israele, io credo, sono proprio quelli che si spacciano come suoi amici. Con stima.
Il 22 Luglio 2009 alle 21:49 annamomigliano ha scritto:
Enrico,
ebraismo e Israele non sono sinonimi, esistono israeliani ebrei, israeliani musulmani, israeliani cristiani, israeliani agnostici o atei. Ultimamente va molto di moda il Buddismo. Per la definizione di “ateo devoto”… hanno inventato google :-)
Cuauhtemoc,
e’ pieno di gente che spara idiozie in nome di Israele e/o della Palestina. Quasi mai sono israeliani e/o palestinesi.
Quanto a quella che lei chiama “politica di segregazione”, a volte il governo qui ha preso decisioni sbagliate, a mio avviso. Ma non parlerei di una netta segregazione. Il propietario del ristorante a cui vado piu’ spesso, e’ un arabo israeliano (un “palestinese del 48″, direbbe lui) e non mi sembra per nulla “segregato”: fa una barca di quattrini ed e’ una celebrita’ nel quartiere.
Il 23 Luglio 2009 alle 9:03 annamomigliano ha scritto:
Caro Fumagalli,
Se ha lei piace etichettare gli israeliani in base alla religione, libero di farlo.
Sappia pero’ che:
1) e’ una brutta abitudine molto, molto razzista;
2) in Israele e’ considerato di pessimo gusto persino domandare in una conversazione se uno e’ di una religione piuttosto che di un altra, ateo o credente. Figuriamoci “specificare” la religione di qualcuno.
3) e soprattutto abbia almeno il buon gusto di non definirsi “laico”
laico vuol dire rispettare tutti indipendentemente dalla religione o sbaglio?
lei invece sembra determinato a farne una questione di fede a tutti i costi.
Se questi sono i “laici”, povera Italia!
—
Quanto a Google, e’ un meraviglioso strumento di consultazione che uso continuamente. Se lo avesse utilizzato avrebbe scoperto il significato di “ateo devoto”, senza doverlo chiedere due volte a me!
http://it.wikipedia.org/wiki/A.....teo_devoto
Il 23 Luglio 2009 alle 11:13 cuauhtemoc ha scritto:
Gentile Anna, grazie della risposta. Naturalmente, quando mi riferivo alla politica segregazionista contro i palestinesi, mi riferivo ai palestinesi delle aree occupate. Non agli arabi israeliani, che pure hanno tanti problemi e spesso sono discriminati, ma almeno - a differenza dei loro parenti che vivono in Libano, per dirne una - vivono in una democrazia un po’ più completa, possono eleggere i loro rappresentanti, avere cariche pubbliche …
Quanto ai palestinesi dei Territori, Israele ha davanti a sé due scelte: o riconosce il diritto palestinese a uno Stato oppure annette quei Territori che occupa illegalmente da quarant’anni e riconoscere alla gente che vive lì anche il diritto di voto. Anche quel punto diventerebbe una sorta di Stato binazionale, con Gerusalemme capitale di tutt’e due le comunità. Mi sembrerebbe la soluzione ragionevole ma chissà perché in quella parte del mondo le cose ragionevoli non vengono accettate, né dagli israeliani né dagli arabi…
Grazie, con stima
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