- Tags: Cambogia, Duch, Khmer-rossi, orientexpress, Pol-Pot
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Rimane acceso, in Cambogia, lo scontro tra i carnefici e le vittime del regime di Pol Pot. Al Tribunale Internazionale delle Nazioni Unite di Phnom Phen continuano le udienze per giudicare i crimini commessi dai Khmer rossi tra il 17 aprile 1975 e il 6 gennaio 1979. Crimini che provocarono la morte di un milione e 700 mila cambogiani, il 21% della popolazione, grazie anche ai generosi finanziamenti ai guerriglieri da parte della Cina (e non solo) in funzione antivietnamita.
Il nemico numero uno è Kaing Guek Eav, nome di battaglia Duch (pronunciato doik), all’epoca responsabile del famigerato centro di interrogatori, torture e sterminio S-21, a Tuol Sleng. Dopo essersi assunto la responsabilità dei fatti di Tuol Sleng, dove almeno 14.000 persone vennero torturate e poi uccise, Duch si ritrova oggi seduto faccia a faccia con i pochissimi sopravvissuti della sua progione.
Sin dall’inizio del processo Duch ha assunto le vesti dell’avvocato di se stesso. Più volte si è commosso in aula, sottolineando che nonostante si sia sempre reso conto della gravità delle torture inferte non abbia mai potuto fermarsi per non essere ucciso dai superiori. Oggi, è ancora più doloroso vedere che per respingere le accuse dei sopravvissuti Duch, ormai vecchio, debba ridursi a raccontare vicende ancora più macabre. Ha confutato la testimonianza di un presunto ex-detenuto di Tuol Sleng raccontando di ricordare il suo nome perché lo aveva ucciso con le sue mani. Ancora, ha smentito un giovane che ricordava di essere stato incarcerato a S-21 ad 8 anni raccontando che una regola della prigione prevedeva che tutti i bambini fossero uccisi una volta sterminati i rispettivi genitori.
Le vittime, oggi più di allora, non si danno per vinte e continuano a fare di tutto per provare i soprusi di Duch. Quello di Phnom Penh è un processo che sta andando avanti con eccessiva lentezza, tra accuse di corruzione e di clientelismo. Non importa: fino a pochi anni fa sarebbe stato impossibile immaginare che vittime e carnefici si sarebbero incontrati di nuovo. Per i soprvvissuti, essere chiamati a testimoniare a Phon Phen è spesso doloroso, ma anche un onore, oltre che un dovere nei confronti di tutti quei concittadini che invece non ce l’hanno fatta.

Il museo del genocidio nella capitale cambogiana, Phnom Penh
Panorama.it >> La Cambogia e l’oblio
Wikipedia >> Pol Pot
Wikipedia >> Duch
Tuol Sleng >> Immagini di allora
Cambogia >> Immagini di oggi
Cambodian Genocide Program >> I luoghi del massacro
New York Times >> Racconti dal tribunale
- Martedì 21 Luglio 2009
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Il 26 Marzo 2010 alle 9:13 Musica per lupi di Dario Fertilio: l’agghiacciante racconto di torture e sevizie nella Romania comunista - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] i Gulag, conosciamo Polt Pot, conosciamo anche le purghe staliniste. Di Pitesti, invece, fino a ieri non sapevamo [...]
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