Barack Obama ha un serio problema di immagine qui in Israele. Non tanto per quello che dice, ma per come lo dice.
L’ultima fonte di tensioni con il governo del conservatore Benyamin Netanyahu sono state le critiche americane alla costruzione di 20 appartamenti israeliani a Gerusalemme Est, che la comunita’ internazionale considera Territorio palestinese. Il presidente americano ha convocato l’ambasciatore israeliano a Washington per protestare. Netanyahu e’ andato su tutte le furie: “Non possiamo accettare questo editto di Gerusalemme”, ha tuonato il premier.
A ben vedere, Obama non ha detto niente di sconvolgente. Nulla di diverso da quello che hanno sempre detto molti leader occidentali: le costruzioni israeliane al di la’ della Linea Verde, che separa i Territori occupati nel 1967 dal resto del Paese, costituiscono un ostacolo al processo di pace.Eppure Obama e’ molto impopolare tra gli israeliani. A volte mi capita di parlare con amici che votano laburista, insomma gente che non simpatizza certo con i coloni, e che mi dice: “Questo Obama e’ piu’ arrogante di Bush”.
Quanto a me, se dovessi mandare una lettera al Presidente americano, suonerebbe cosi’.
Caro Barack Obama, posso darle un consiglio non richiesto? Lei dice un sacco di cose sensate e condivisibili. Ma sa, visto da qui, sembra il leader di una grande potenza che dà un sacco di ordini, senza neppure prendersi il disturbo di mettere in gioco se stesso e la Nazione che rappresenta.
Fa bene a protestare contro le colonie. Ma la prossima volta, prima di criticare Israele, provi anche un po’ a mostrare la mano tesa.
Servirebbe un gesto simbolico di distensione, un equivalente dello storico discorso ai Paesi musulmani che lei ha pronunciato al Cairo. Solo che agli israeliani, gente un po’ ruvida e pragmatica, i discorsi non piacciono molto. Meglio un piccolo gesto pratico.
Perché allora non libera non libera Jonathan Pollard, la spia israeliana che sta scontando un ergastolo in una prigione americana dal 1987?
Lei mi dirà che Pollard era un pericoloso agente dei servizi segreti israeliani, che ha sottratto documenti riservati al governo americano, e che quell’ergastolo se l’è meritato. E avrebbe ragione.
Ma dubito che Pollard possa ancora essere pericoloso, a 22 anni dalla sua cattura. A lei liberarlo non costerebbe davvero nulla, e gli israeliani ne sarebbero entusiasti.
Sarebbe davvero un bel gesto concedere a Pollard di vivere il tempo che gli resta con la sua famiglia, anziché farlo marcire in una prigione fino all’ultimo.
Vuole il mio consiglio, Presidente Obama? Liberi Pollard, come aveva chiesto tanti anni fa il buon vecchio Yitzhak Rabin. Mi creda, la prossima volta che verrà in Israele sarà accolto come un eroe, con l’autorità morale di criticare tutte le colonie che vuole.
Qui sotto trovate un video in cui anche Aviv Geffen, la stella pacifista del rock israeliano, chiede la liberazione di Pollard.
Il giornalista Yair Lapid gli chiede: “C’è un israeliano che non conosci e che vorresti conoscere?”. Geffen risponde: “Pollard”.
“Potrebbe essere un problema, visto che è in galera”, ribatte il giornalista. “Appunto, riportiamolo qui da noi” è tutto quello che Geffen ha da dire.
- Giovedì 23 Luglio 2009

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