Nel bel mezzo della crisi economica, mentre molti israeliani non pensano ad altro se non a come sbarcare il lunario, in giovane regista Regev Contes ha realizzato un documentario sulla (fallimentare, ma adorabile) compagnia di suo padre. Un film ironico e dolceamaro, che manda un messaggio un po’ controcorrente: chi ha detto che in un’azienda i soldi sono più importanti degli amici?
“Ormai siamo tutti abituati a correre dietro alla nostra carriera e al denaro, così ho pensato che al pubblico avrebbe fatto piacere vedere tre persone che sono contente di non combinare nulla dalla mattina alla sera”, racconta Regev Contes, 33 anni, a Panorama.it.
Contes discende da una famiglia di impiegati da generazioni: “I miei sono impiegati da più di 500 anni, vengono dalla Cecoslovacchia , la capitale internazionale della burocrazia, come insegna Kafka“.
Suo padre Karol e suo zio Latzi, insieme al loro amico di infanzia Moshe, gestiscono da anni una piccola compagnia di assicurazioni, in perdita costante. A vedere come lavorano, non c’è da stupirsene: all’arte della contabilita’, Karol preferisce l’arte di mangiare i Krembo, dolcetti tipici israeliani. Latzi parla 15 lingue, incluso il latino, ma sa a malapena utilizzare il tritacarte. L’unico compito affidato a Moshe è restare in macchina per evitare che gli altri prendano la multa: peccato che lui si addormenti ogni volta, prima che arrivino i vigili.
“All’inizio tutto questo mi mandava su tutte le furie”, dice il regista, che ha un passato di successo nella direzione di spot pubblicitari. “Ero il classico giovane rampante, abituato ad avere tutto e a non rilassarsi mai”.
“Poi ho cominciato ad aiutare mio padre e a girare questo film”, prosegue. “Oggi mi ritrovo senza soldi, visto che ho prestato alla peggiore compagnia del mondo 100 mila shekel che non rivedro’ mai. Ma sono anche molto più rilassato e contento. Mio padre e i suoi colleghi mi hanno insegnato a ridere”.
C’è una dimensione tipicamente ebraica in tutto questo: “Mio padre ha deciso di lavorare nelle assicurazioni, anche se sapeva che non ne sarebbe mai stato capace, solo per fare piacere a sua madre. Un senso del dovere atavico”, racconta il regista.
“E adesso, per quanto sia al verde, continua a mantenere un ottimo senso dell’umorismo. Un tratto di famiglia: mia nonna è stata internata ad Auschwitz e mi raccontava che era capace di raccontare barzellette persino lì’”, conclude Contes. Che spera di portare presto il suo film in Europa.
“Abbiamo appena firmato un contratto per la distribuzione internazionale. Il problema è che gli europei sono abituati a film israeliani che parlano sempre di guerra. E’ un peccato: un po’ come se tutti i film italiani dovessero parlare di pasta”.
Qui trovate il trailer del film, con i sottotitoli in inglese.
Qui un’intervista, alla tv israeliana, di Regev Contes e suo padre Karol.
La giornalista chiede a Contes padre se, quando ha visto il film, non si è offeso. Dopo questo film siete ancora insieme? “Al contrario - risponde lui - questo film ci ha avvicinati moltissimo”.
A Contes figlio invece chiedono: “Tu ridi di tuo padre, oppure ridi insieme a lui?”
Il regista risponde: “Rido di mio padre, rido con mio padre, ma soprattutto rido di me stesso”
- Lunedì 27 Luglio 2009
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 27 Luglio 2009 alle 16:58 annamomigliano ha scritto:
Scusi, ma che c’entra con il film?
Anche a me piacerebbe tanto uno stato piu’ laico per arabi ebrei e tutti gli altri…
… mi piacerebbe anche pero’ che prima di commentare si leggesse l’articolo :-)
Il 27 Luglio 2009 alle 20:07 annamomigliano ha scritto:
Niente affatto, i film di guerra israeliani sono sempre pieni di autoironia e humour malinconico. Inutile dirlo, sono tutti contro la guerra, altro che Rambo.
E’ per questo che hanno tanto successo in Italia. Consiglio Beaufort e Valzer con Bashir.
Regev Contes pero’ ha ragione: e’ un grande peccato che a molti italiani interessino SOLO i film israeliani che parlano di guerra. E’ un po’ come dire che i film italiani devono parlare solo di pizza, pasta e mandolino.
Io preferisco film non di guerra, come La Bolla, Meduse (che ha vinto la Camera d’Oro a Cannes) o Noodle.
sa perche’ scrivo? per dare notizie e provocare discussioni civili su un argomento specifico. che si tratti di elogi, critiche o suggerimenti poco importa… basta che non sia il solito disco rotto anti-israeliano o anti-palestinese.
e da quel che vedo, ci sono riuscita: anche lei alla fine si e’ interessato e ha lasciato stare, anche solo per 5 minuti, l’ideologia. Se ne e’ accorto?
Complimenti!
Il 28 Luglio 2009 alle 8:22 annamomigliano ha scritto:
A poche persone, purtroppo, interessa il sangue degli umili.
Proprio per questo, quando si raccontano storie semplici, la storia di un “piccolo uomo”, un semplice impiegato che prova a tirare avanti, a rifugiarsi negli affetti e non nel denaro…
ci sono persone che preferiscono ignorare il “piccolo uomo” e parlare dei tempi del Mandato Britannico, della Storia con la S maiuscola. Non persone, ma Nazioni.
Altrimenti non mi spiego il perche’ di tutta questa tirata da un semplice articolo su un impiegato… salvo il fatto che questo piccolo impiegato era israeliano.
e se fosse stato arabo? inglese? australiano o del bhutan? non sarebbe cambiato niente, per me.
Molto spesso alla Storia io preferisco le storie.
Ma capisco che per alcuni, i semplici non abbiano molta importanza. Peccato.
Il 30 Luglio 2009 alle 16:30 annamomigliano ha scritto:
Gentile Enrico,
sarei molto felice di farle una dedica.
Non ho assolutamente tolto io la sua mail (non so come funzioni).
scrivo alla sua mail privatamente.
mi perdoni se non le do direttamente l’indirizzo, ma non metto la mail in un forum pubblico frequentato come quello di Panorama, senno’ poi mi ritrovo sommersa di spam e pubblicita’.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.