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Archivio di Luglio, 2009

Questione nordirlandese: dal super carcere parla un prigioniero repubblicano

OkNotizie

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  • Tags: Ira, Irlanda-del-Nord, real-ira, Sinn-Fein, Ulster
  • 2 commenti

Belfast, i turisti dell'Ira

di Tommaso Della Longa e Giampaolo Musumeci

Detenuti politici? Sembra assurdo, ma nell’Unione europea del Terzo millennio c’è ancora chi viene arrestato per reati di opinione e di sospetta affiliazione.

Accade nell‘Irlanda del Nord, quella della pace negata, quella di Belfast e dei suoi muri, quella dove ha sede l’Mi5, quella che assorbe gran parte delle risorse dell’intelligence britannica.
La questione nordirlandese scotta.

Siamo entrati nel carcere di massima sicurezza di Maghaberry, pochi chilometri a nord di Belfast. Abbiamo parlato con una delle “colonne” della storia della resistenza repubblicana irlandese, Terry McCafferty. Condannato a 12 anni per aver piazzato una bomba e per essere stato membro della Real Ira, l’ala radicale del movimento repubblicano, era stato scarcerato dopo sei anni.

Libero, parte per la luna di miele con la moglie e, appena tornato, a pochi giorni da Natale, viene arrestato nuovamente all’aeroporto internazionale di Belfast. Ma senza motivo.

O meglio, per lui si riaprono le porte del penitenziario di Maghaberry “a causa dei suoi principi”.

Com’è avvenuto il suo arresto?
Era il primo natale che avrei potuto passare con i miei figli e invece mi hanno riportato in carcere solo per un sospetto di affiliazione. Adesso sono passati sette mesi e ancora non ho visto neanche un giudice.

Per quale reato l’hanno arrestata?
Finiamo in carcere senza un’imputazione. Per le leggi speciali ci possono tenere qui dentro senza prove solo per 28 giorni. Ma poi per un meccanismo assurdo ci continuano a tenere in prigione per il reato di associazione all’Ira. L’unica prova a mio carico è l’associazione
con gli altri detenuti con cui ho condiviso la cella negli ultimi anni e che sono andato a trovare una volta fuori. Tutto qui. Molto
probabilmente anche voi finirete nella black list. E’ peggio di vent’anni fa: almeno all’epoca si veniva giudicati da una corte inglese, oggi neanche questo.

Avete fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo?
Certo, ma il verdetto potrebbe arrivare anche tra 5 anni. E intanto io, insieme ad altri come me, rimango in carcere.

Com’è la situazione in carcere? Quanti prigionieri politici ci sono?
Qui sono stati rinchiusi una trentina di repubblicani che solo negli ultimi due anni hanno riacquistato, dopo la “dirty protest” e decine
di altre manifestazioni, lo status di prigioniero politico. Possiamo quindi stare tutti insieme in un braccio del penitenziario, vestire abiti civili, occuparci della nostra educazione. Quello per cui Bobby Sands e gli altri scioperanti della fame sono morti nel 1981. Uno status che era stato cancellato dagli accordi del Venerdì santo (leggi l’intervista a Giulio Giorello) firmato dallo Sinn Fein di Adams e McGuinnes che oggi, non solo si è dimenticato dei suoi ex compagni di lotta, ma ha anche iniziato a chiamarli “traditori” e a prenderne le distanze. Addirittura i prigionieri politici sono stati disconosciuti dallo Sinn Fein che ha cercato di farli trattare come criminali comuni”.

Come siete divisi all’interno del carcere?
Dopo aver vinto la nostra battaglia, siamo divisi in due piani, ma almeno siamo tutti insieme, come prigionieri politici repubblicani e non insieme ai criminali comuni. Qui non c’è droga e siamo organizzati per tenere le nostre menti e i nostri corpi sempre attivi. Ci occupiamo dell’educazione alla cultura e alla lingua dei nostri padri.
E anche alla preparazione politica dei nostri militanti.

L’associazione dei prigionieri irlandesi (Irpwa – Irish repubblican prisoner of war association) ha denunciato ripetute violenze nel carcere ai vostri danni. Che cosa ci può raccontare?
Almeno una volta a settimana i secondini ci aggrediscono e ci picchiano con calci, pugni e manganelli. Lo fanno senza motivo, agli
orari più strani solo perché cercano di piegarci mentalmente e fisicamente. Ma non ce la faranno.
Di solito si accaniscono su di noi quando c’è qualche anniversario particolare o quando accade qualcosa fuori dal carcere. Le storie sono sempre le stesse. Pestaggi durante la notte, messi in pratica da secondini ubriachi e che fanno vedere tatuaggi con simboli lealisti. Storie che ovviamente rimangono nel silenzio.

  • redazione
  • Mercoledì 29 Luglio 2009

Pechino, offensiva simpatia

OkNotizie

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  • Tags: Cina, oriente, orientexpress, Qiushi
  • 3 commenti
Claudia Astarita, 29 anni, lavora da tre anni come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

“È tempo di far conoscere agli stranieri i valori e l’ideologia del Partito comunista cinese“. È questo l’obiettivo della rivista Qiushi (in italiano, cercare la verità), il gazzettino rivoluzionario fondato nel 1958 Continua

  • claudia astarita
  • Martedì 28 Luglio 2009

Mr Obama, quanti scivoloni sulla questione razziale

OkNotizie

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  • Tags: Barack Obama, black, Henry-Louis-Gates, questione-razziale, Stati Uniti
  • Un commento

Henry Louis Gate

Alla fine lo ha censurato pure Bill Cosby.

Il popolare attore afroamericano, che anche in Italia è diventato famosissimo con la serie I Robinson, ha causticamente detto che “se faccio il presidente degli Stati Uniti, non mi interessa quanto sia arrabbiata la gente per la questione razziale. Devo imparare a stare zitto”, definendosi poi “scioccato” per l’inopportunità dell’esternazione presidenziale.

Insomma, dire che la polizia ha agito “stupidamente” quando ha arrestato Henry Louis Gates, professore afroamericano di Harvard che stava cercando di entrare in casa sua a spallate, sembra essere stato un boomerang per Barack Obama.

Perché, se da un lato c’è stata la prevedibile alzata di scudi da parte dell’opposizione repubblicana e della polizia, dall’altro sono stati in molti anche fra i suoi elettori a pensare che le parole del Presidente degli Usa suonassero esagerate. Anche insospettabili come Cosby, o come una parte della comunità afroamericana, ancora piccata per le affermazioni dell’ex senatore dell’Illinois, che ha detto che, piuttosto che aspettare che lo Stato faccia qualcosa, dovrebbero essere loro a darsi una mossa. E ovviamente dai blog e dalle radio vicine alla parte più intransigente della destra, è arrivato un vero e proprio fuoco di sbarramento.

Insomma, all’improvviso la questione razziale è tornata in prima linea nei dibattiti americani. E se tutti, entrando nel merito, concedono che l’arresto di Gates era evitabile, ora gli Usa si stanno chiedendo se con un afroamericano al numero 1600 di Pennsylvania Avenue, bianchi e neri siano più vicini. Di certo, in passato, quando era ancora soltanto un candidato alla presidenza, Obama aveva già avuto problemi a causa di qualche sua frequentazione, come quella col controverso reverendo Jeremiah Wright, da cui si era dovuto distanziare in fretta.

Barack Obama

Sempre durante la campagna elettorale, aveva vissuto un momento di difficoltà quando, a fianco del rivale John McCain, era comparso Joe the Plumber, un semplice idraulico dell’Ohio, assurto a celebrità mediatica e politica dopo aver impersonato le paure della classe media americana. A ben vedere un copione simile a quello delle scorse settimane, con il sergente James Crowley, il poliziotto che ha arrestato il prof Gates. Per questi motivi, molti, pur non contestando le parole di Obama (che tramite il portavoce della White House ha precisato di non aver detto che “il sergente Crowley è stupido”), sono entrati nel merito della questione.

E scorrendo i commenti dei blog di politica più influenti, da quello di Marc Ambinder su The Atlantic, a The Caucus del Nyt, a OpposingViews, ma perfino sul liberalissimo Huffington Post, sembra che la maggior parte delle persone sia d’accordo con Bill Cosby.

Ovvero, che pensi che sia stato sbagliato farne una questione razziale e che sia stato ancora peggio che Obama abbia avvallato questa interpretazione. “Tanto più che le affermazioni del Presidente a riguardo sono arrivate durante una conferenza stampa molto pacata sulla riforma sanitaria”, hanno scritto sul quotidiano online The Politico, sottolineando come “anche mentre si trattava di una riforma che ritiene cruciale come quella sanitaria, Obama abbia tenuto un basso profilo, salvo scaldare subito i toni una volta scesi nel campo del razziale”. Come a dire che una certa tensione di fondo rimane.

L’esternazione di Bill Cosby


  • matteo.buffolo
  • Martedì 28 Luglio 2009

Sarah Palin, sfida in rosa a Barack Obama

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  • Tags: Barack Obama, obamamania, palin, sarah-palin
  • Un commento
Michele Zurleni, giornalista, ha da diverso tempo una bandiera Usa sulla scrivania. La guarda e pensa alla forza che sprigiona: quella di guardare al futuro, anche in modo discutibile. Ma guardare avanti. Come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

The Long Run, la lunga (rin)corsa di Sarah Palin verso la Casa Bianca è iniziata.

Forse, perchè nel suo ultimo discorso prima di dare formalmente le dimissioni dal suo incarico, (l’ormai) ex - da ieri - governatrice dell’Alaska, non ha svelato tutte le carte, non ha chiarito completamente i suoi programmi per il futuro, ma ha comunque fatto capire che le sue ambizioni politiche sono forti e decisamente proiettate verso un ruolo nazionale.

Davanti a 5000 supporters, che hanno assistito al giuramento del suo successore, il suo vice, Sean Parnell, Sarah Palin ha tenuto un lungo discorso di arrivederci, condito da pepate affermazioni contro i media e implicite critiche all’amministrazione Obama.

Le parole più dure, le ha riservate contro giornali e televisioni. Quando il 3 luglio scorso, annunciò la sua intenzione di rimettere il mandato, la Palin disse di essere stanca delle “attenzioni” dei media nei confronto della sua famiglia (con le vicende semtimentali della primogenita in primo piano) ma soprattutto spiegò che non ne poteva più di essere maltrattata (politicamente) da quotidiani e bloggers.

A Fairbanks, ha rincarato la dose. “Giornalisti e editori, il mio successore ha una deliziosa famiglia - ha esclamato. “Lasciate in pace i suoi bambini”. Una battuta l’ha riservata anche alla politica (interna) adottata da Barack Obama: “Attenzione all’espansione del ruolo del governo. Poi c’è sempre un pedaggio da pagare”.

In questi due passaggi c’è molto del Palin-pensiero, della sua voglia di proporsi come il faro idelogico, come il leader dello schieramento di centro destra conservatore.

Palintoligist, c’era scritto sulla t-shirt di un sua fan. Ovvero (si legge sulla maglietta) chi la indossa è: “Una persona che conosce Sarah, ne condivide gli stessi valori e la stessa visione dell’America”. La Palin vuole che le schiere dei suoi “fedeli” siano sempre più numerose. Per questo lascia l’Alaska. Perchè quello del Grande Nord è uno stato marginale, lontano dalla grande politica di Washington.

palin

Lascia un ruolo, quello di governatore, che ora le sta stretto e che allo stesso tempo, la tiene troppo sotto i riflettori. Nella sua decisione di salutare Anchorage, c’è anche la necessità di far dimenticare la dozzina di denunce da parte di associazione per i diritti dei consumatori su come lei ha gestito la Cosa Pubblica.

Per Sarah, ora, è il momento di mollare gli ormeggi e tornare ad essere al centro dell’attenzione nazionale, come lo fu nel momento in cui John McCain la scelse come sua vice nella corsa per la Casa Bianca. Deve tornare a essere l’eroina, la novità, la speranza delo schieramento conservatore. Sarah non ha detto che vuole essere la candidata del  Grand Old Party nel 2012, ma le mosse che ha annunciato sembra voler andare in quella direzione. La sua prima uscita pubblica sarà il prossimo otto agosto alla Ronald Reagan Library. Un luogo simbolico. Sarah vuole appropriarsi dell’eredità del padre della moderna destra americana e non essere vissuta solo nel ruolo limitante di “portatrice” dei valori conservatori tradizionali, come la famiglia (suo cavallo di battaglia nonostante le “incoerenze” scoperte dai media).

Poi scriverà un libro, condurrà un programma televisivo o radiofonico, aprirà un ufficio nella capitale. Sarà cioè in prima linea. Con un obiettivo: essere la prima donna a sedere nello Studio Ovale. A dispetto di tutti, anche delle perplessità che esistono nelle file repubblicane sulla sua personalità. La lunga (rin)corsa è iniziata.

  • michele.zurleni
  • Lunedì 27 Luglio 2009

La peggiore azienda del mondo? “E’ qui in Israele!”

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  • Tags: Generazione Tel Aviv, Gerusalemme, Israele, regev-contes, tel-aviv
  • 11 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 28 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher, un libro testimonianza sulla stagione delle speranze di pace della Rabin Generation

Nel bel mezzo della crisi economica, mentre molti israeliani non pensano ad altro se non a come sbarcare il lunario, in giovane regista Regev Contes ha realizzato un documentario sulla (fallimentare, ma adorabile) compagnia di suo padre. Un film ironico e dolceamaro Continua

  • annamomigliano
  • Lunedì 27 Luglio 2009

Influenza suina: alternative orientali alla quarantena

OkNotizie

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  • Tags: Cina, oriente, orientexpress
  • Un commento
Claudia Astarita, 29 anni, lavora da tre anni come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Dopo essere sopravvissuta alla Sars e aver sopportato bene i problemi dell’influenza aviaria, Hong Kong non sembra aver alcuna intenzione di farsi sopraffare dalla suina. Continua

  • claudia astarita
  • Lunedì 27 Luglio 2009

Foto: nel mondo questa settimana, 18-24 luglio 2009

OkNotizie

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  • Tags: foto della settimana
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Nuoto sincronizzato ai Mondiali di Roma

Continua…

  • redazione
  • Domenica 26 Luglio 2009

Iran: avvocati italiani solidali, ma solo a parole

OkNotizie

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  • Tags: collegio-internazionale-di-difesa, il mio iran, Iran, Mahmoud Ahmadinejad, Shirin-Ebadi
  • 4 commenti
Farian Sabahi, docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha scritto Storia dell'Iran (dal 1892 a oggi)

Oggi è giornata di digiuno per le libertà in Iran, si può aderire anche on-line tramite doodle. E domani sarà Il Global Day of Action (l’ufficio stampa dell’iniziativa è raggiungibile a questo indirizzo email ) ovvero il giorno in cui si terranno manifestazioni davanti alle ambasciate della Repubblica islamica dell’Iran. Continua

  • farian
  • Venerdì 24 Luglio 2009
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