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L’idea di pace di Harry Patch, l’ultimo soldato inglese della Grande Guerra

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 I funerali di Harry Patch, Foto: Epa/Randy Rain
I funerali di Harry Patch, Foto: Epa/Randy Rain

Era l’ultimo testimone oculare, l’ultima voce narrante di uno dei più orrendi massacri dell’umanità; quella guerra che aveva vissuto, quel conflitto che aveva distrutto, spazzato via un mondo intero (l’800) e un’intera generazione, se l’era portata dentro per decenni, sempre e ovunque.

Ma non ne aveva mai parlato in pubblico (e poco anche in privato) , se non verso la fine della sua esistenza, se non negli ultimi 15 dei suoi lunghissimi 111 anni di vita.

Harry Patch se ne è andato il 25 luglio scorso, ed è stato salutato ieri con un funerale nella cattedrale di Wells nel Somerset seguito dai media nazionali e internazionali; con una cerimonia all’insegna della stessa sobrietà con cui questo ultimo soldato inglese sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale, si era presentato alla ribalta del palcoscenico per raccontare la sua storia e mandare un semplice, chiaro, inequivocabile messaggio: never again. Mai più guerre.

Harry Patch, AP Photo/Lefteris Pitarakis
Foto: Harry Patch, 11 novembre 2008, anniversario dell’armistizio - AP Photo/Lefteris Pitarakis

Quelle parole se le era tenute dentro per circa 80 anni, prima che qualche molla in lui scattasse, e cominciasse a parlare alle conferenze e nelle interviste della sua esperienza. Una volta iniziato, Harry non si era limitato a descrivere, a ricordare, ma aveva deciso di voler essere un testimone attivo, impegnato, nel denunciare l’inutilità di ciò che lui, insieme a altri milioni di uomini, aveva vissuto nelle trincee insanguinate della Grande Guerra.

L’indignazione per quello che aveva visto, l’emozione e il dolore, la paura che lo avevano attanagliato, allora sui campi infangati del Fronte Occidentale, riapparivano nitide, vibranti, quasi tangibili ogni qualvolta il microfono veniva acceso.

Harry Patch, classe 1898, nato il 17 di giugno a Coombe Down, nei pressi di Bath, era partito per la guerra nell’estate del 1917, fante della compagnia C del Settimo Battaglione Duca di Cornovaglia. Lui faceva parte della Lewis Gun Team, una squadra di cinque soldati assegnati a una mitragliatrice, l’arma che falciò migliaia di uomini durante gli assalti alle trincee.

Durante la fase d’addestramento, loro cinque avevano stretto un patto: avrebbero ucciso soldati nemici solo in caso di assoluta necessità, quando cioè fossero stati loro in pericolo di vita. Se no, avrebbero mirato alle gambe o alle spalle. Andrew Morton, il poeta, che qualche tempo fa incontrò Harry perche voleva comporre un poema sulla sua figura, scrisse che quel patto, gli apparve una delle cose più commoventi che avesse mai sentito sulla guerra.

La battaglia per il soldato Patch, la “sua” battaglia, sarebbe arrivata tre mesi dopo l’arrivo in Francia: a Passchendaele, vicino a Ypres. Attorno a lui morirono più di 70.000 soldati, tra cui 3 suoi camerati, membri della squadra, uccisi da una granata che ferì gravemente anche Harry. Il quale venne trasportato in ospedale, operato senza anestesia, evacuato in Inghilterra.

Durante la convalescenza conobbe la sua prima moglie e lasciò l’esercito.Perché intanto la guerra era finita, e per il resto della sua vita, lui (un uomo comune, che cambiò diverse volte mestiere, che si sposò nel 1918 con quella donna che morì 60 anni dopo, dalla quale ebbe due figli, ai quali Harry sopravvisse) lui cercò sempre di dimenticarla.

Anche quando arrivò l’altro conflitto mondiale, il secondo, durante il quale lui, troppo vecchio per partire ancora si era arruolato in un corpo di vigili del fuoco volontari, Harry avrebbe tentato di cancellare la guerra dalla sua mente. Ma inutilmente. Dopo il ‘45, si sarebbe ributtato nella sua vita civile, da piccolo borghese della provincia inglese, prima di andare in pensione nel 1963.

Morta la prima moglie, nel 1976, Mr Patch si sarebbe risposato con una donna che sarebbe scomparsa cinque anni dopo. Così come è morta – l’anno scorso – anche la terza compagna. Una vita “rivoluzionata” attorno al 100°compleanno, quando venne scoperto come uno degli ultimi veterani della Prima Guerra Mondiale.

Fu allora che Harry iniziò a parlare di quell’orrore, come mai aveva fatto in precedenza. “Nessun conflitto vale la vita di due persone” era il suo leit motiv.

Quando ne parlava, i suoi giudizi erano netti, senza sfumature. Le sue frasi riaprono le ferite (mai troppo lontane) della storia britannica, ma le sue parole sembrano curarle. La sua moralità così solida emerge così nelle interviste, nelle occasioni pubbliche, nella sua autobiografia. Colpisce così in profondità che uno dei gruppi rock più sensibili, i Radiohead decidono di dedicargli una canzone.

Adesso se ne è andato. Ora, scrive il poeta Morton, rimarranno libri, film, documentari, interviste registrate, ma non ci sarà più una voce e degli occhi vivi a raccontare ciò che fu. Non esisteranno più testimoni diretti a raccontare quella storia. Ma ci saranno due parole del soldato Harry Patch a ricordarla: never again. Mai più.

  • michele.zurleni
  • Venerdì 7 Agosto 2009
Obama-Joker: la questione razziale non finisce mai »
« Cina: paura e rabbia per la repressione dei blogger

Commenti

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Il 21 Settembre 2009 alle 15:28 Musica, umorismo, curiosità, intrattenimento e divertimento ha scritto:

RadioHead Harry Patch (In memory of) testo traduzione video lyrics canzone…

Radiohead con Harry Patch (In memory of) il loro nuovo singolo nuovo di zecca, un omaggio al compianto Harry Patch , il veterano della prima guerra mondiale che è morto il 25 luglio all’eta di 111 anni.
Si comincia con Thom Yorke che offre un t…

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